Aumento UNICREDIT: il giorno dopo
ci eravamo lasciati con 2.000 azioni al prezzo di carico di 0,6815 e il titolo quotava 0,72. Sembrava una bella giornata. Poi c’è stato il raggruppamento a dieci e dal 21 dicembre Unicredit ha cominciato a scivolare. Ed infine è stata comunicata la modalità di aumento di capitale (due azioni nuove a 1,943 ogni azione vecchia posseduta) ed è stato il diluvio.
Situazione
Ieri, primo giorno di trattazione dei diritti, il titolo è di nuovo crollato e questa mattina viene scambiato a 2,38; i diritti valgono circa 0,75 per un controvalore complessivo di 3,13 cioè il 10% in meno di quel 3,5 che corrispondeva grosso modo al tanto sbandierato “sconto del 45%” che ci hanno subito raccontato i media. Qualche trader professionista si augurava però una “tenuta” a 4. Io ho cercato invece una chiave di lettura con l’analisi quantitativa elliottiana che mi dava un pivot a 4,3 e uno a 2,95; il pivot per me è il punto da cui deve partire un pullback. 4,3 è stato subito trafitto, ha tenuto per una giornata 3,9 (venerdì) e al momento i minimi di ieri tengono ancora.
Adesso siamo nel pieno della bufera e il parco buoi impaurito e che non si è liberato per tempo del titolo (come il sottoscritto) corre a svendere quel poco che gli resta (non come il sottoscritto).
Impossibile sapere se ci sarà un nuovo minimo oppure se il minimo di ieri a 2,2 sarà definitivo in senso di “storico” però di una cosa sono certo: le mani forti, quelle che entro il 20 gennaio (data ultima per l’esercizio o la vendita dei diritti) faranno incetta di diritti e titoli non sono ancora al lavoro e un pullback a breve è molto probabile. Purtroppo occorre mettere in preventivo anche lo scenario del massacro, ovvero di una continuazione della pressione ribassista ancora per qualche seduta con l’obiettivo di portare il titolo in area 1,95 in modo da azzerare il valore dei diritti e da qui innescare il pullback; ricordo che il prezzo delle nuove azioni, quelle sottoscritte dai possessori dei diritti, è di 1,943 e questo è il prezzo minimo che il titolo potrebbe toccare questo mese.
Operativamente
Unicredit è un titolo altamente speculativo e va comprato ex novo o accumulato (per fare media) solo ed esclusivamente con l’idea di rivenderlo durante il prossimo pullback. Quindi il titolo va seguito durante l’intero arco della giornata e chi non ne ha il tempo meglio che non si accinga nell’operazione che va monitorata con attenzione, anche in ottica di arbitraggio.
In sintesi:
– finchè il minimo di ieri tiene, tenere le posizioni e chi se la sente o chi se lo può permettere che le incrementi;
– darsi uno stop loss sotto il minimo di ieri solo per i titoli, tenersi i diritti in quanto andranno esercitati;
– qualora dopo lo stop loss il prezzo tornasse a 2,3 rientrare in acquisto, magari della stessa quantità venduta
Quanto sopra è un’indicazione di massima in quanto l’elevata volatilità dei prezzi non consente la stesura di un trading plan accurato e gli eventuali segnali operativi andranno valutati con più accuratezza del solito.
Chi ha maturato una perdita consistente può solo evitare di perdere di più o sperare in un pullback ampio; col trading tradizionale non ci sono altri sistemi per recuperare le perdite ottenute da un titolo facendo nuove operazioni sullo stesso titolo: se Unicredit non ha la potenzialità di recupero dei prezzi sul breve allora meglio mettersi il cuore in pace e dirottare i denari rimasti su titoli performanti come Saipem o Snam o pochi altri.
Tradeoption
Un po’ diverso è il caso di studio con opzioni che ho proposto il 18 novembre che resta sempre attivo (a cui è seguita una seconda fase).
Per assurdo la consistente perdita maturata quantificabile al momento in circa 750€ (-54%), diventa un ottimo banco di prova per misurare il potere di recupero del trading con opzioni. Ricordo che eserciterò i miei 200 diritti e avrò così un portafoglio complessivo di 600 titoli al pmc di 3,567.
L’impresa non mi spaventa per nulla perchè è in buona parte sotto controllo e il fatto che mancasse un piano di protezione del sottostante rientrava nelle premesse operative di partenza.
La prossima puntata settimana prossima e sulla base della liquidità e dei prezzi delle opzioni valuterò se è il caso di implementare un hedging.
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