BANCHE: istituti italiani necessitano di nuovi capitali. Ma in Europa la situazione non è migliore
La crisi reale si fa sempre più aggressiva con il sistema bancario italiano. La recessione ed il conseguente aumento delle sofferenze bancarie contribuiscono a logorare la stabilità economica e finanziaria delle banche italiane.
Qualche giorno fa era la stessa Unione Europea a denunciare indirettamente il fatto. Almunia, a dire il vero, si riferiva nella fattispecie a MPS, ma il monito era valido per tutto il sistema bancario italiano.
Il commissario Ue per la concorrenza Jacquin Almunia è «preoccupato» per la stabilità del Monte Paschi e ritiene che «per assicurare la fattibilità a lungo termine» del progetto di risanamento dell’istituto «l’attuale piano di ristrutturazione deve ancora essere migliorato». (Source)
Chiaramente per MPS la situazione è decisamente più complessa. Possibili esuberi di personale, necessità di tagliare gli stipendi ai TOP manager e quant’altro.
Ma di certo cosa manca nel bilancio MPS, in primis, è anche la qualità del credito.
A mettere “nero su bianco” la cosa è stata proprio la nostrana Banca d’Italia dove nel sul report sui prestiti deteriorati scrive:
La Banca d’Italia seguirà con particolare attenzione l’adozione da parte dei gruppi ispezionati delle iniziative correttive richieste; per 8 dei 20 gruppi bancari esaminati le verifiche sono state estese a tutto il portafoglio crediti, interessando in alcuni casi l’intera operatività del soggetto vigilato. In questi casi le verifiche ispettive in loco sono ancora in corso.
Saranno impartite specifiche indicazioni al sistema bancario riguardo alle modalità di governo e gestione del rischio di provisioning. Inoltre, è in corso un aggiornamento della Guida per l’attività di vigilanza al fine di includere i criteri adottati nelle ispezioni e tener conto dell’esperienza acquisita.
L’azione di monitoraggio sulla qualità degli attivi bancari e sul livello delle rettifiche continuerà nel corso del 2013; è già stata estesa ad altri gruppi attraverso l’attività ispettiva ordinaria. Tale azione sarà coordinata con analoghi esercizi condotti in sede internazionale. Per minimizzare gli effetti prociclici degli interventi, la Banca d’Italia ha richiesto al sistema bancario di incrementare le risorse generate internamente attraverso la riduzione dei costi operativi, il contenimento delle politiche di distribuzione degli utili e di remunerazione degli amministratori e dirigenti, coerentemente con la redditività e l’adeguatezza patrimoniale di ciascuna banca. Per le banche che dovranno effettuare aggiustamenti di maggiore portata un contributo potrà derivare dalla cessione di attivi non strategici. Per fronteggiare il rischio di sviluppi indesiderati nei prossimi anni, potranno essere adottate misure, anche a carattere temporaneo, per ridurre l’incidenza del costo del personale sui ricavi.
Il report è scaricabile e visionabile liberamente CLICCANDO QUI . (Thanks to Lampo per la segnalazione!)
Insomma, viene richiesto alle banche NUOVO CAPITALE per le banche, maggiori accantonamenti, minori distribuzione di utili, taglio degli stipendi.
E la nota agenzia di rating FITCH ribadisce il concetto ed il monito:
MILANO, 30 luglio (Reuters) – Per le banche italiane di media dimensione è probabile sia necessario nel breve termine introdurre misure di rafforzamento del capitale in modo da far fronte alle difficili condizioni operative.
Lo dice un rapporto Fitch, secondo cui le pressioni maggiori sono naturalmente sugli istituti in perdita e su quelli sottoposti alla supervisione della Banca centrale europea in base al meccanismo unico di supervisione, che impone misure di rafforzamento dei coefficienti patrimoniali. (Source)
Per tutti i NPL, ovvero i crediti deteriorati sono il grande problema. In Italia sono arrivati a livelli problematici, dato che solo quelli in sofferenza (escludendo gli incagli) sono aumentati del 40% in due anni, arrivando secondo l’Abi al record di 135 miliardi di euro a maggio 2013. Il conto aumenta ulteriormente includendo incagli e scaduti.
Ma non è finita qui. Secondo alcuni analisti, la voragine potrenne aumentari di una cifra che sta tra i 22 miliardi (nello scenario “favorevole”) a un massimo di 31 miliardi (in quello “sfavorevole”) di ulteriori perdite dovute ai crediti deteriorati. Questo avrebbe l’effetto di “bruciare” capitale. Insomma: le obbligherebbe a dover reperire nuove risorse sul mercato. Come dice Fitch. (CLICK HERE)
Reperire nuovi capitali: ma come, dove, quando?
Ma dove lo trovano le banche questo capitale? Pretendere in questo scenario aumenti di capitale con affluenza massiccia soprattutto dall’estero è quantomeno pretenzioso. L’Italia è un paese in forte recessione, la qualità delle banche non garantisce grossi ritorni (ROE medio al 4%), i rating sono da junk, come detto la qualità del credito è decisamente discutibile, gli utili sono risicati. Insomma, tanti rischi e ben pochi vantaggi.
E che fare allora? Rendere rami di aziende? Difficile, anche perché poi chi compra? E allora non resta che diminuire la concessione del credito.
Tombola. Credit crunch in un mercato che ha bisogno di un comportamento ben più proattivo del sistema bancario.
Dobbiamo preoccuparci? Beh, non possiamo certo negare che ci sono grossi problemi. Anche nelle realtà più piccole, dove si è dato un accesso al credito più “politicizzato”, chiudendo un occhio sulla qualità e le garanzie, dando la precedenza a clientelismi ella politica. Ama anche gli istituti di credito più importanti non navigano certo in ottime acque. Ribadisco quanto detto. La leva finanziaria delle banche europee resta elevatissima e spropositata in uno scenario per lo più recessivo.
Italia: banche in difficoltà ma all’estero i rischi non mancano
Ma è proprio così mal messo il nostro sistema bancario? A giudicare dal rapporto sulle ispezioni, sembra quanto meno gestito in modo allegro dai nostri banchieri. Invece, e qui viene il paradosso, è la stessa banca d’Italia a rivelare in mezzo al documento che la propria rigidità nei confronti delle coperture dei rischi delle banche è unica in Europa: «Se si applicasse alle banche italiane la definizione di credito deteriorato adottata da primarie banche europee – scrive la Banca d’Italia – che esclude le posizioni interamente garantite, il tasso di copertura del sistema bancario italiano risulterebbe molto più alto e mostrerebbe un andamento crescente negli ultimi tre anni».
Come dire: non fidatevi delle banche tedesche o francesi, perchè sono molto più rischiose e opache delle nostre. Se ciò fosse vero, la questione dovrebbe essere posta a livello europeo: mentre si parla di unione bancaria, dall’altro ci sono Paesi (ma ora sappiamo non l’Italia) che permettono alle banche di giocare sui prestiti e con i loro bilanci. E sorge ancora una domanda: non sarà mica che in quei Paesi esteri più morbidi con le banche, le authority sono più flessibili non per indifferenza, ma per evitare una ulteriore strozzatura dei prestiti? Più l’authority è dura, meno le banche aprono il portafogli per imprese e famiglie. La linea dura nelle fasi critiche rischia di creare solo maggiori «sofferenze» (Source)
In conclusione quindi, una certezza ce l’abbiamo. Il sistema bancario italiano è in difficoltà e potrebbe necessitare a breve di nuovi capitali. Ma anche il settore bancario europeo non scoppia di salute. Ulteriori segnali di una crisi che ormai è cronica e che non si risolverà nel breve termine. Ma adesso tutti se ne stanno rendendo conto e soprattutto si stanno rendendo conto del fatto che uscirne sarà molto complicato. Anzi…il peggio deve ancora venire.
Ce n’è andato eh?
STAY TUNED!
DT