BANCHE ITALIANE: ci eravamo sbagliati. SONO SOLIDE!

11 Luglio 2016 11:00

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I segugi della CGIA di Mestre questa volta non hanno certo dovuto faticare per poter scoprire quello che per noi è ormai arcinoto.
Il problema delle banche italiane e del SUD Europa possiamo chiamarlo NPL (non performing loans) o se preferite sofferenze bancarie o ancora crediti deteriorati. Invece il problema più grande per le banche del NORD Europa si chiama gestione dei derivati. Beh… non certo una novità!

Le banche finlandesi, del Regno Unito e della Germania hanno più del 20% del loro attivo in derivati; in Italia questa quota è del 5,3%, ovvero meno della metà rispetto alla media dell’Unione europea (12,9%): a dirlo è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha analizzato gli ultimi dati forniti dall’Autorità Bancaria Europea (Eba) relativi a marzo del 2016. (…)

Ebbene si, i conteggi della CGIA di Mestre sono attendibili. E per farla molto breve, sottolinea che TUTTO il sistema bancario europeo ha le sue gatte da pelare. Le banche del SUD Europa, con un tessuto economico più debole e deteriorato, hanno alti livelli di sofferenze bancarie. Le banche del Nord invece, molto più filo-anglosassone, hanno sempre osato molto coi derivati,e la loro esposizione sugli stessi (anche se è giusto ricordarlo che NON tutti i derivati sono elementi sistemici) crea qualche grattacapo.
Quello che può preoccupare è fondamentalmente che un INTERMEDIARIO salti rendendo il mercato molto illiquido, soprattutto su quei derivati che già sono poco trattati.

Ma attenzione, interessante la nota del segretario della CGIA.

“La questione dei derivati – chiosa Renato Mason, segretario della Cgia di Mestre – è cruciale. Si tratta di un mondo sconosciuto a molti, talvolta anche ai dirigenti bancari, e di un rischio da non sottovalutare.”

Mi sa che non solo i dirigenti non conoscono i derivati ma anche la CGIA di Mestre… DERIVATI non significa per forza DEMONIO! Riprendetevi questo POST  per schiarirvi le idee. In particolar modo questa frase: “A differenza del mercato azionario, quello dei derivati è per definizione a somma zero, nel senso che per ciascuna posizione long esiste un posizione short uguale e contraria con il medesimo sottostante e la medesima scadenza.”

“Il fatto che le banche italiane siano poco esposte a questo fattore è una certezza e un indice di solidità del sistema bancario italiano che, anche se con qualche eccezione, è solido.”

Quindi le sofferenze bancarie sono una botta di vita per il sistema e non rappresentano un problema? Ma per favore. Questo è un manifesto propagandistico assolutamente deviante dalla realtà.

“Le nostre banche, più esposte sul fronte del credito, possono gestire meglio i rischi perché conoscono la loro clientela e le opportunità di sviluppo delle imprese. In altri sistemi bancari come quelli del Nord Europa, l’enfasi posta sui derivati potrebbe causare problemi, forse un pò sottostimati visto che la complessità di questi prodotti finanziari non consente una facile valutazione dei rischi a questi associati”. (Source) 

Si come no, quindi per esempio le quattro banche salvate dal bail in, che conoscevano SICURAMENTE molto bene i clienti che ho hanno fatto saltare le banche, sono stato un “caso anomalo”:
Certo, il mix esplosivo in Italia lo abbiamo quando si mescolano NPL + derivati. Ovviamente parlo di MPS. Ma questo abbiamo già parlato una miriade di volte. Intanto però quello che resta, ovvero la realtà, è solo questa.

Bloomberg European Banks

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Indice delle principali banche europee e performance degli istituti di credito facenti parte dell’indice.
Nelle ultime posizioni ci sono solo le solidissime banche italiane.
Allora fate girare a tutti l’articolo della CGIA di Mestre, il mercato forse ha preso un abbaglio. O forse no e quindi le ipotesi di ricapitalizzazione lanciate agli economisti di Deutsche Bank (toh, chi si rivede) sul sistema bancario europeo, riguardano anche le banche italiane…

“L’Europa è estremamente malata, e deve iniziare ad affrontare i propri problemi in modo estremamente veloce”. L’allarme arriva da David Folkerts-Landau, responsabile economista del colosso bancario tedesco Deutsche Bank – lo stesso a cui fa riferimento il premier Matteo Renzi quando parla di banche ingolfate dai derivati, a suo avviso messe decisamente peggio della italiana MPS.

L’esperto auspica un maxi bailout per le banche europee del valore di 150 miliardi di euro. Bail-out, salvataggio dunque con fondi pubblici, e non bail-in. Folkerts-Landau ritiene anche che il salvataggio delle banche italiane con un piano di 40 miliardi di euro non sia sufficiente, in quanto la stima di 40 miliardi viene reputata conservativa. (Source)

Avete letto bene BAIL OUT e non BAIL IN. Quindi un ritorno all’antico, con denaro pubblico utilizzato per risanare le banche, anche se si potrebbero anche andare a colpire quantomeno gli obbligazionisti subordinati, obbligandoli alla conversione in azioni. Ma di qeusto e di altro ne parleranno i vari ministri economici dell’Eurogruppo a Bruxelles. Attendiamo fiduciosi…fiduciosi in cosa? Boh

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Danilo DT

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