BBB: Tasse, Bolle, Deficit e Rating

La tripla BBB rappresenta un po’ il tormentone delle ultime settimane. BBB significa per Trump Big Beautiful Bill, ma BBB è anche il rating che S&P arriverà a dare un giorno agli USA se non mettono un freno alla loro folle corsa al deficit spending. Ma come ci ricorda Harnett di BofA, è anche l’acronimo di Big Beautiful Bubble. Una bolla che ci accompagna da tempo e che è alimentata da una valanga di liquidità e confidenza che continua imperterrita.
Quando i Tagli Non Sono Possibili
La situazione fiscale degli Stati Uniti presenta oggi un quadro particolarmente complesso. L’impossibilità politica di ridurre significativamente le spese per la difesa, unite alle resistenze sui tagli alla spesa pubblica generale, sta spingendo l’amministrazione verso una strategia alternativa: l’implementazione di dazi commerciali più aggressivi come principale strumento di finanziamento.
Questa dinamica ha portato a previsioni particolarmente preoccupanti per il debito pubblico americano. Il tetto del debito è destinato a essere innalzato di 5 trilioni di dollari, raggiungendo i 41 trilioni. Le proiezioni indicano che entro le prossime elezioni presidenziali del 2028, il debito americano potrebbe toccare i 43 trilioni di dollari, per poi superare i 50 trilioni entro il 2032.
L’avversione crescente verso i titoli di stato a lunga scadenza non è più limitata agli Stati Uniti, ma si sta diffondendo globalmente. I gestori patrimoniali stanno simultaneamente riducendo l’esposizione al dollaro americano e aumentando gli investimenti nei mercati internazionali, negli asset tangibili e negli asset digitali.

Questa rivoluzione negli investimenti ha già prodotto risultati straordinari nella prima metà dell’anno:
- Il dollaro americano ha registrato un crollo dell’11%, la perdita più significativa dal 1973
- L’oro ha guadagnato un impressionante 26%, la migliore performance semestrale dal 1979
- I mercati azionari globali ex-USA hanno registrato un +16%, il miglior primo semestre dal 1993
L’S&P 500 e la Resilienza del Mercato Americano
Nonostante le preoccupazioni macroeconomiche, il mercato azionario americano ha dimostrato una resilienza sorprendente. L’S&P 500 è riuscito a ribaltare una perdita di capitalizzazione di 10 trilioni di dollari con un guadagno di 11 trilioni, trainato principalmente dalle cosiddette “Magnificent Seven” che hanno contribuito con 5 trilioni di dollari di capitalizzazione aggiuntiva.
Il dibattito estivo tra “bolla o crollo” (ricordate il vecchio detto “sell in may and go away”?) sembra pendere decisamente verso il primo scenario, alimentato da fondamentali che, seppur controversi, continuano a sostenere la crescita del mercato.
La verità è che ci troviamo di fronte a un paradosso finanziario di proporzioni storiche: mentre i fondamentali macroeconomici gridano “attenzione” con deficit record e bolle evidenti, i mercati continuano a salire alimentati da liquidità e ottimismo. È la classica situazione dove (magari qualcuno se lo ricorda)…
“… the market can remain irrational longer than you can remain solvent” J.M.Keynes.

I motivi di preoccupazione sono cristallini: un debito USA destinato a esplodere, indicatori tecnici che sfiorano segnali di vendita, e una politica fiscale che sembra aver perso ogni controllo. Tuttavia, la storia ci insegna che anticipare il mercato è spesso più costoso che seguirlo.
In questo momento, la strategia più saggia è quella della “disciplined patience”: rimanere vigili sui segnali di inversione, ma non combattere la tendenza in atto. I mercati ipercomprati possono rimanere tali per mesi, e l’avidità degli investitori può prolungare trend apparentemente insostenibili ben oltre le aspettative razionali.
La chiave è prepararsi senza precipitarsi: mantenere allocazioni bilanciate, monitorare attentamente i flussi di capitale, e soprattutto essere pronti a reagire rapidamente quando i segnali tecnici confermeranno l’inversione. Fino ad allora, meglio assecondare il mercato che combatterlo.
CONSAPEVOLEZZA
STAY TUNED!
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