BCE: politica sui tassi ormai al capolinea. Ora però interventi e riforme.

Pubblicato 7 Giugno 2013 Aggiornato 7 Agosto 2014 10:05

Tassi fermi, Draghi pronto a politica accomodante di lungo periodo. Ma se non si interviene sul credit crunch, non c’è via d’uscita. E sull’Unione Bancaria…

Quanto ha detto Mario Draghi ieri è stato nulla di così rivoluzionario, in quanto ha ribadito le cose che NOI sapevamo perfettamente ma che qualcuno si ostinava a non voler accettare.

Si allontana la ripresa dell’Eurozona. Non più scontata nella seconda parte dell’anno, ma limitata a “quale prospettiva di ripresa”. Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, promettendo una politica “accomodante per tutto il tempo necessario”. Un lasso temporale che rischia di allungarsi perché proprio oggi la Banca centrale europea ha nuovamente tagliato le sue stime per la crescita dell’Eurozona per il 2013, ora a -0,6% contro -0,5% indicato tre mesi fa. Anche perché il costo del denaro è rimasto invariato allo 0,5%. Per il 2014 le nuove stime danno l’economia in crescita dell’1,1%: “L’attività economica nell’area euro dovrebbe stabilizzarsi e recuperare nel corso dell’anno, sebbene a ritmo moderato”. A preoccupare il numero della Bce sono, soprattutto, le deboli condizioni del mercato del lavoro con il tasso di disoccupazione che ha raggiunto tassi “elevati in modo inaccettabile”, in particolare tra i giovani “sui quali è stata scaricata tutta la flessibilità”.

I tassi delle banche centrali

Quindi continua la recessione. Focus sull’occupazione, e visione molto tiepida sul futuro. Bando agli entusiasmi e tuffiamoci nella realtà. La crisi NON è ancora finita…

A differenza di altre istituzioni, però, la Bce non ha criticato la via dell’austerity, anzi. Da un lato Draghi ha lodato “i progressi raggiunti da alcuni paesi” in campo di consolidamento fiscale e li ha invitati a non diminuire l’intensità degli sforzi per ridurre i deficit di bilancio; dall’altro ha chiesto alla Commissione Ue di concedere una proroga dei tempi per raggiungere gli obiettivi di bilancio “solo in casi eccezionali, perché i paesi con deficit elevati soffrono spesso di mancanza di competitività”. Pertanto, “se un paese riceve semplicemente un’estensione di due anni e si ripresenta con un deficit e un debito più elevati e una competitività che è rimasta bassa, i mercati non ne saranno felici e lo puniranno molto in fretta”, ha concluso Draghi.

Ma per tornare a crescere un paese, la crescita economia non se la può inventare da sola! Occorrono mezzi, strumenti, incentivi e riforme. Senza poi dimenticare un tassello fondamentale: le BANCHE!

Credit Crunch: una vera piaga in un momento di crisi

I prestiti della banche alle imprese italiane, stima Standard & Poor’s, sono scesi l’anno scorso di ben 44 miliardi di Euro. Se poi andiamo ad aggiungere al sistema quei 90 miliardi di pagamenti pregressi della pubblica amministrazione, che spettano di diritto alle imprese e che dovrebbero cominciare a essere erogati, capirete che il sistema si trova in carenza di una cifra monstre, 150 miliardi di Euro circa, che sarebbero ORO per riprovare a ripartire.
E ovviamente la crisi colpisce in primis le mele marce, ma anche le aziende più sane stanno saltando. Troppo forte il cuneo fiscale, le banche NON aiutano più e, a causa dei ritardati pagamenti, molte aziende si trovano alla canna del gas. Aziende che sarebbero virtuose e sane ma a causa del sistema, si trovano sull’orlo del precipizio.

Il credit crunch prende in ostaggio, soprattutto nell’eurosud, le prospettive di crescita. E non potrebbe essere altrimenti, vista la struttura del settore finanziario in Europa, di gran lunga dominato dalle banche, a differenza di quanto accade negli Stati Uniti. Come uscirne? Regole Ue sempre più omogenee e trasparenti, partendo quindi dall’Unione Bancaria. Già, ma qualcuno si sta opponendo: la Germania. E noi sappiamo che lo fa per “nascondere” degli scheletri che hanno negli armadi. E questa sarebbe l’Unione Europea? Ma per favore…

Ed è qui che invece la BCE DEVE INTERVENIRE, e anche SUBITO! Non è certo un taglio dei tassi che cambia la realtà per l’economia e le imprese, ma un intervento comunitario che, in questo particolare momento, possa addirittura sostituirsi alla realtà bancaria. Con qualsiasi mezzo.
Partendo dal discutibile taglio dei tassi sui depositi BCE che diventerebbe quindi negativo e incentiverebbe le banche ad “Investire” di più sui prestiti. E poi con altri strumenti che possano creare liquidità alle aziende.

Sul fronte delle riforme, Draghi insiste sull’unione bancaria (il meccanismo unico di sorveglianza delle banche) e sulla gestione dei fallimenti. Tasselli “fondamentali” per ripristinare il funzionamento delle banche e che, quindi, “richiedono una più veloce realizzazione”. L’arsenale della Bce, però, è ancora carico. E in caso di necessità potrebbero essere adottati tassi negativi: “Tecnicamente siamo pronti – ha detto Draghi -. Non prendiamo mai impegni in anticipo ma tutto il lavoro di preparazione per avventurarci nei tassi negativi è stato compiuto. Se ciò verrebbe combinato con altre misure, non sono nella posizione di dirlo“.

Draghi prova a fare il Bernanke. In realtà noi tutti sappiamo che non ptorà fare certo salti mortali. Sull’Unione Bancaria ho già detto. E sulla politica monetaria espansiva, cosa potrà fare? A parte quanfo ho già accennato, potrebbe nuovamente intervenire sull’LTRO. Oppure altre misure che però troverebbero l’opposizione degli stati più virtuosi. Non dimentichiamo infatti che restano sempre in parcheggio le risorse di OMT e ESM.
Forse è giunto il momento di osare, ma non “regalando “denaro al mercato. Lo abbiamo visto, andrebbe a finire nella finanza. Occorre invece un’operatività MIRATA su certe tematiche. Ma per certe cose ci vorrebbe una VERA Unione, che al momento resta utopia.

 

STAY TUNED!

DT

Source:
Draghi: “La ripresa si allontana” Politica Bce resta accomodante
Crescita ostaggio del credit crunch
 
 
 
 

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