BoJ: L’arte di alzare i tassi senza rompere il giocattolo

19 Dicembre 2025 09:40

Avete presente quella scena nei film d’azione dove l’artificiere deve tagliare il filo rosso senza far saltare in aria l’intero palazzo? Ecco, stanotte a Tokyo è andata in scena più o meno la stessa cosa. Solo che al posto dell’artificiere c’era il Governatore Ueda e al posto della bomba c’era il sistema finanziario globale, tenuto in piedi con lo scotch dal famigerato Carry Trade.

Tutti si aspettavano il dramma. I catastrofisti erano già pronti con i titoli sulla “fine della liquidità globale”. E invece? Invece la Banca del Giappone ha fatto la sua mossa di karate: ha alzato i tassi di 25 punti base, portandoli allo 0,75%. Un’enormità per i loro standard, una barzelletta per il resto del mondo. Ma il vero capolavoro non è stato il numero, è stata la narrazione.

Il paradosso della stretta “accomodante”

La BoJ ha alzato i tassi, sì, ma ha sussurrato ai mercati esattamente quello che volevano sentirsi dire:

“Tranquilli, non stiamo togliendo il tappeto da sotto i piedi a nessuno”.

Hanno dichiarato esplicitamente che i tassi reali rimarranno bassi. È la classica repressione finanziaria servita con un sorriso gentile. Di fatto, ci hanno detto che l’ambiente rimarrà favorevole, che continueranno a tifare per l’economia e che, nonostante l’etichetta del prezzo del denaro sia cambiata, la sostanza rimane quella di un supporto continuo.

E come se non bastasse, in una mossa di coordinamento che farebbe invidia a un corpo di ballo, mentre la Banca Centrale finge di stringere la cinghia, il governo giapponese sta aprendo i cordoni della borsa con un nuovo pacchetto di stimoli. È il paradosso perfetto: freno a mano tirato (leggermente) dalla politica monetaria, acceleratore premuto dalla politica fiscale. Risultato? La macchina non si ferma.

Il Carry Trade è vivo e lotta insieme a noi

Il terrore vero dei mercati non era lo 0,75%, ma la fine del Yen Carry Trade, quel meccanismo meraviglioso (e perverso) per cui ci si indebita in Yen a costo zero per comprare qualsiasi cosa renda più di zero in giro per il mondo, dal Nasdaq ai BTP, fino al Bitcoin.

La regola scolastica dice: se alzi i tassi, la tua valuta si rafforza. Se lo Yen si fosse rafforzato violentemente, i margini di chi fa carry trade sarebbero esplosi, costringendo a vendite forzate ovunque (ricordate agosto 2024?). Ma guardate il grafico: lo Yen si sta indebolendo, scivolando verso quota 156 contro il dollaro.

Chart JPY by Tradingview

Questa è la Luce Verde definitiva per il Risk-on. Il mercato ha interpretato il messaggio di Ueda come un “liberi tutti”.
Se lo Yen non sale nonostante i tassi più alti, significa che il costo del denaro in Giappone è ancora sufficientemente basso rispetto all’inflazione e ai rendimenti esteri da rendere conveniente continuare a speculare.

La reazione Pavloviana dei mercati

La risposta degli asset non si è fatta attendere ed è stata da manuale di Finanza Comportamentale. Le azioni sono salite, il Bitcoin ha ripreso a correre verso l’alto e i rendimenti obbligazionari giapponesi a 10 anni hanno superato il 2%, segnalando che il mercato crede alla crescita (o all’inflazione) più che alla recessione.

È lo scenario “Riccioli d’Oro” per questo fine 2025? Sembrerebbe di sì. Liquidità che continua a fluire, denaro che rimane a buon mercato in termini relativi e un carry trade che sopravvive per vedere un altro giorno. Ma attenzione a non cadere nell’euforia cieca.

Ueda sta giocando una partita di equilibrio pericolosissima. Per oggi è il migliore amico del mercato, l’uomo che ha disinnescato la bomba senza tagliare il filo. Ma ignorare che siamo su un crinale sottile, con lo Yen che potrebbe diventare una polveriera se l’inflazione giapponese dovesse sfuggire di mano, sarebbe un errore da dilettanti.

Godiamoci il rally, Buone Feste a tutti.

STAY TUNED!

Danilo DT

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