CRISI PORTOGALLO: cade il Governo. Ma non è come la Grecia
Quanto è successo ieri in Portogallo è passato quasi inosservato. Complice anche il sentiment molto positivo sui mercati finanziari. Quando le cose vanno bene, e ci sono grosse aspettative, la visione dei fatti viene condizionata dalla view positiva generata dall’ottimismo.
Per carità, giusto così, è una condizione necessaria per poter ripartire e spingere consumi, economia e quant’altro.
E non si può nemmeno nascondere il fatto che la classe politica fa il possibile per “spingere” l’ottimismo, perché aiuta (e non poco) soprattutto quando si cerca di ripartire. Ecco perchè Renzi ce l’ha tanto coi “gufi”. Poi per carità, una cosa è cercare di essere realisti, un’altra è essere catastrofisti.
Ma torniamo al Portogallo. Ieri è saltato il governo. Ma attenzione, è un qualcosa in più di una semplice crisi politica.
A undici giorni dal suo insediamento, cade il governo di centrodestra portoghese, aprendo scenari da ribaltone politico che già spaventano i mercati e l’establishment europeo. Il programma del premier socialdemocratico Pedro Passos Coelho, riconfermato dopo 4 anni di risanamento ma anche dura austerity, è infatti stato bocciato con una mozione di sfiducia dall’opposizione socialista e dai partiti di sinistra (Blocco di sinistra, Comunisti e Verdi), che ora – questa l’ipotesi che crea incertezza – potrebbero dar vita a un nuovo esecutivo anti-rigore. (Source)
Fermi tutti. Pensateci un attimo. Non c’è odore di deja vu? Un governo che salta perché troppo ossessionato dall’austerity. Dall’altra parte c’è l’opposizione (la sinistra, tanto per farvi capire che i colori sono ormai una questione estetica e null’altro) che mira a combattere l’austerity stessa. Insomma, la Grecia insegna…
Tra le misure ipotizzate con i partiti di sinistra ci sono lo scongelamento delle pensioni, l’aumento dei salari dei dipendenti pubblici fino ai livelli del 2011 e il graduale innalzamento del salario minimo, modifiche al sistema fiscale che abbassino il carico sulle fasce di reddito più basse e lo alzino per quelle più abbienti, ripristino di giorni di vacanza lavorativa aboliti per ridurre il costo del lavoro, stop alle privatizzazioni e rinazionalizzazione di alcune società privatizzate… Promesse che a qualcuno hanno ricordato quelle di Syriza durante la campagna elettorale greca.
Ecco appunto, lo stavo proprio dicendo, Si sente odore di Grecia 2.0. Ma è un paragone che regge? Per certi versi ci sono delle assonanze. Ad esempio, la prima coincidenza nasce dal fatto che questo governo ha accettato il programma di aiuti imposto dall’Europa (impegnandosi in iniziative, proprio come fece Atene) e sostituirlo significherebbe anche dire NO ai patti precedentemente conclusi.
Ma proprio parlare di Grecia non è corretto. La situazione dl Portogallo è senza dubbio difficile, ma meno disastrosa rispetto a quella di Atene. il debito pubblico rapportato al PIL assomiglia di più a quello italiano, ma con un elemento molto più negativo. Mentre il nostro rapporto debito pubblico PIL si è quantomeno “stabilizzato”, per Lisbona questo ratio è letteralmente decollato negli ultimi anni.
Motivo? E’ il DEFICIT/PIL ad aver mosso molto e a preoccupare in modo evidente. QUESTO è il vero problema del Portogallo.
Inoltre la nuova possibile coalizione ha già detto che «La traiettoria di rientro di deficit e debito pubblico non subirà variazioni».
Quindi sembra un cambio di bandiera senza però rivoluzionare le carte in tavola. Inoltre, non scordiamolo, il debito pubblico portoghese non è delle dimensioni di quello Greco e la dipendenza dai finanziamenti esteri è meno soffocante. E anche la Produzione Industriale è meno catastrofica.

Quindi tutto bene? In apparenza la preoccupazione potrebbe anche essere relativa, anche se le problematiche ci sono, ma si sa, quando i mercati corrono molto e volano in ipercomprato, si va a caccia di scuse buone per far partire le correzioni. E questo fatto, gonfiato ed enfatizzato nel modo giusto, può contribuire ad una importante correzione.
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