Currency War 2.0
G-20: Guerra valutaria seconda parte: si arriverà al protezionismo?
Svalutazione competitiva, ma quando mai?
Questo è ciò che il nostro amico Ben Bernanke sta continuando a comunicare ai mercati. Il quantitative easing II non è da vedere come un elemento della guerra valutaria, la currency war che potrebbe avere effetti devastanti, bensì è una manovra di politica monetaria indirizzata esclusivamente a stimolare la crescita economica USA nel suo interno, senza cercare spasmodicamente la svalutazione competitiva.
Certo, caro Bernanke, tu e il tuo compagno di merende Obama dovete raccontarci la “Storia del Lupo “ perché non potete fare diversamente. Tanto ormai il mondo ha capito.
E così, pian pianino si arriva ad un altro appuntamento clou, che rischia, tanto per cambiare, di essere l’ennesima buffonata dove i 20 soggetti dei cosiddetti “grandi” si trovano per farsi grosse pacche sulle spalle con tanti bei propositi che poi ci portano “nowhere”.
Nuovo G-20. Questa volta nella rampante Seul nei giorni 11-12 novembre.
Molti lo vedono come il nuovo crocevia, il nuovo Plaza o magari la nuova Bretton Woods.
Intanto però, inutile raccontarcela, la guerra valutaria continua. I fatti parlano da soli e mi domando come qualcuno possa continuare a negare.:
1) USA: le FED lascia i tassi invariati e genera il QE II potenzialmente da 900 miliardi in otto mesi.
2) Giappone: visto il comportamento di Helicopter Bernanke, partono anche loro coni progetti di svalutazione competitiva…ops…no… con la manovra di sostegno economico straordinario. Tutto dipenderà dal trend del cross tra USD e JPY.
3) Corea: Seul fa lo stesso. Però qui la situazione è addirittura più complessa in quanto non solo conta il cross tra Won e USD, ma anche la situazione inflattiva. Infatti la rivalutazione monetaria attira capitali dall’estero generando inflazione. Un pericolo per la crescita economica sana della Corea.
4) Gran Bretagna: emula Bernanke ma con un piano meno generoso. 200 miliardi di sterline… Ops…ma lo sapete che a livello volumetrico è comunque circa la metà di quello USA? Mica poco! Ulteriore pressione su Euro ed emergenti, in un’operazione che sembra combinata dai due vecchi paesi cugini storici.
5) Paesi emergenti: per evitare il rischio inflazione e surriscaldamento per colpa dell’eccessivo ingresso di nuovi capitali si prendono misure cautelative che possono essere sintetizzate con una parola (tanto alla fine sono esattamente così): PROTEZIONISMO. Che si effettua partendo dal semplice acquisto di Dollari USA per evitare un’eccessiva rivalutazione delle valute, fino ad un classico dazio sulle importazioni.
6) Cina: il terzo azionista del FMI rivaluta progressivamente come da accordi e non accetta compromessi. Il motivo è semplice: sa che è in posizione di forza, sa che in molti, in passato, hanno approfittato di loro ed ora è giunto il momento di chiedere il conto. E lo possono fare in quanto sono loro ad avere in mano i fili che comandano i burattini dell’economia.
7) E l’Euro? Qui si ride. Trichet non fa nulla. Anzi, causa corsa della Germania, ci sarebbe potenzialmente lo spazio per un assurdo rialzo dei tassi. Ma la rivalutazione comportata dalla guerra valutaria funge da manovra restrittiva e quindi…va bene così. Peccato però che SOLO la Germania (il miglior paese e la miglior economia del momento nei paesi core) va a ritmi spediti, mentre l’Europa boccheggia. Tutto questo mi sembra tremendamente iniquo. Incredibile a dirsi ma, in fondo, se ci pensiamo bene, la BCE è ben contenta della guerra valutaria che si è venuta a creare. Senza far nulla, ha gli stessi effetti di un rialzo dei tassi. Favoloso Trichet nei suoi commenti: “Non ho motivo per pensare che gli USA stiano facendo una politica che mira ad un dollaro USA più debole”. Ma certo Jean Claude! Dici così perché ti sta bene!

Il G-20: collaborazione o guerra aperta?
La settimana prossima quindi ci sarà il G-20, ma sarà importante proprio perché ci si ritroverà con un Brasile molto irritato dalla politica monetaria Usa, con una Cina che verrà accusata di non voler rivalutare e che inizia ad essere stufa delle solite accusa, con un Giappone che si dirà nuovamente disponibile alla svalutazione. Il tutto perché? Perché la FED vuole COMANDARE TUTTO LEI, vuole dirigere e dominare come ha sempre fatto. Ma questo, al mercato non sta più bene. E proprio in un momento dove sarebbe necessaria una vera e nuova collaborazione valutaria, si rischia lo scontro di petto. Tutti hanno le loro buone ragioni, e anche per questo trovare punti d’intesa concreti si fa sempre più difficile. Gli USA sono alla frutta. Devono in qualsiasi modo fare scendere il tasso di disoccupazione. La Cina ha preso coscienza della sua potenza e fa i suoi interessi, ed è a caccia delle migliori occasioni di investimento (non per ultimo, il Portogallo, che rischia di venir salvato proprio dai cinesi!!!) che non devono per forza essere i Treasury Bond USA. Ma sono anche materie prime e titoli di Brasile o Germania. E qui si rompe il giochino che per anni teneva in piedi la baracca.
Dollaro USA e Yuan legati dal cambio (semi)fisso. Io New York accetto uno Yuan sottovalutato, però tu Pechino in cambio ti compri i miei titoli governativi, finanziando il deficit di bilancio.
Oggi non è più così. Addirittura parte dei titoli che prima si comprava la Cina, oggi se li compra la Gran Bretagna (ma tu guarda… i vecchi cugini inglesi…) e per assurdo, la Cina ha iniziato addirittura a vendere asset che riteneva non interessanti, mentre continua ad essere in acquisto OVUNQUE su tutto quello che può generare valore: equity, bonds, partecipazioni strategiche.
E…inutile dirlo…questo nuovo spavaldo atteggiamento agli USA non sta bene. Ma che si può fare? Washington potrebbe pensare di attaccare militarmente Pechino… O meglio, cinquant’anni fa si poteva anche ipotizzare una soluzione del genere. Oggi non è così, per fortuna. La guerra si fa in altri modi, e probabilmente sarà guerra economica aperta. Che nascerà dalle polveri della guerra valutaria, seconda puntata, proprio come il quantitative easing.
STAY TUNED!
DT
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