DECRETO LIQUIDITA’: una bomba da 400 miliardi. Cosa prevede?
Un intervento che definirei biblico vista la dimensione. Il decreto è composto infatti di tanti tasselli, molto diversificati, molto complessi, alcuni anche di difficile attuazione perché già lo sappiamo: la teoria è una gran bella cosa, la pratica è un’altra.
Senza poi dimenticare che c’è il rovescio della medaglia visto che qui NESSUNO regala nulla. E’ un sostegno per l’immediato, che poi verrà ritirato in modo progressivo.
In massima sintesi, il decreto liquidità prevede cash immediata con 30 miliardi appostati a sostegno di garanzie statali per 400 miliardi di euro alle imprese, piccole medie o grandi. Di questi 400 miliardi ci sarà una divisione 50/50: 200 destinati al mercato interno, 200 per l’export, che sommati ai 350 del Cura Italia portano a 750 miliardi l’importo complessivo.
A questo va aggiunto poi provvedimenti diversi dagli aiuti economici alle imprese come il potenziamento del Golden Power.
Confusi? Forse si, quasi come le questioni bibliche spiegate da Conte ieri sera.
Ma lasciamo perdere il gossip e andiamo al concreto.
Qui sotto uno schema tratto da Reuters che sintetizza il tutto.
– Garanzie da parte dello Stato per un totale circa di 200 miliardi di euro concesse attraverso Sace, del gruppo Cdp, in favore di banche che effettuino finanziamenti alle imprese sotto qualsiasi forma.
– In particolare, la garanzia coprirà tra il 70% e il 90% dell’importo finanziato, a seconda delle dimensioni dell’impresa, ed è subordinata a una serie di condizioni tra le quali l’impossibilità di distribuzione dei dividendi per i successivi dodici mesi e l’impegno a utilizzare il finanziamento per le attività in Italia.
– Le imprese con meno di 5.000 dipendenti in Italia e un fatturato inferiore a 1,5 miliardi di euro ottengono una copertura pari al 90% dell’importo del finanziamento ed è prevista una procedura semplificata per l’accesso alla garanzia;
– La copertura scende all’80% per imprese con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato fra 1,5 e 5 miliardi di euro e al 70% per le imprese con fatturato sopra i 5 miliardi;
– L’importo della garanzia non potrà superare il 25% del fatturato registrato nel 2019 o il doppio del costo del personale sostenuto dall’azienda;
– Per le Pmi, anche individuali o partite Iva, sono riservati 30 miliardi e l’accesso alla garanzia rilasciata da Sace sarà gratuito ma subordinato alla condizione che abbiano esaurito la loro capacità di utilizzo del credito rilasciato dal Fondo Centrale di Garanzia.
– È inoltre previsto un forte snellimento delle procedure burocratiche per accedere alle garanzie concesse dal Fondo.
– L’intervento introduce un sistema di coassicurazione in base al quale gli impegni derivanti dall’attività assicurativa di Sace sono assunti dallo Stato per il 90% e dalla stessa società per il restante 10%, liberando in questo modo fino a ulteriori 200 miliardi di risorse da destinare al potenziamento dell’export.
– Il decreto rafforza il golden power e gli obblighi di trasparenza in materia finanziaria. Si applicano i poteri speciali ai settori finanziario, creditizio e assicurativo, alle infrastrutture e tecnologie critiche, tra cui l’energia, i trasporti, l’acqua e la salute, alla sicurezza alimentare, all’accesso a informazioni sensibili, compresi i dati personali, all’intelligenza artificiale, la robotica, i semiconduttori, la cibersicurezza, nonché le nanotecnologie e le biotecnologie;
– E prevista la possibilità per il governo di aprire il procedimento d’ufficio se le imprese non assolvono agli obblighi di notifica previsti;
– Si estendono, in via transitoria fino al 31 dicembre 2020, il campo di applicazione della disciplina dei poteri speciali anche ad operazioni intra-europee che richiederanno la preventiva autorizzazione del Governo, nel caso di acquisizione del controllo di asset rientranti nei settori sopra descritti; nel caso di operazioni extra-europee, l’ampliamento, sempre transitorio, riguarderà anche le acquisizioni di partecipazioni superiori al 10% da parte di soggetti non appartenenti all’Unione europea, se superiori alla soglia di un milione di euro.
– In materia di trasparenza finanziaria, si sono integrati gli obblighi di trasparenza previsti dall’art. 120 del TUF per consentire alla Consob di abbassare transitoriamente le soglie rilevanti per le comunicazioni (portandola al 5%) e ampliare le imprese che ne sono soggette, includendovi le società ad azionariato diffuso.
– Si interviene con norme urgenti per il rinvio di adempimenti fiscali e tributari da parte di lavoratori e imprese. In particolare, si prevede la sospensione dei versamenti di Iva, ritenute e contributi per i mesi di aprile e maggio, in aggiunta a quelle già previste con il “Cura Italia”.
– Il decreto prevede una serie di misure finalizzate ad assicurare la continuità delle imprese nella fase dell’emergenza, con particolare riguardo a quelle che prima della crisi erano in equilibrio e presentavano una regolare prospettiva di continuità aziendale. Vi sono poi misure per tutelare le aziende dal rischio fallimento.
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