Eurozona e Giapponesizzazione: conseguenze sul Fiscal Compact

Pubblicato 1 Aprile 2014 Aggiornato 7 Agosto 2014 07:11

Se per la banca centrale americana il dato “clou” da monitorare è il tasso disoccupazione, per la BCE tutti gli occhi sono diretti all’unico vero elemento che, da statuto, deve essere monitorato con attenzione. L’inflazione.
Sono usciti ieri i dati sull’inflazione di marzo. Per l’Italia, l’indice calcolato dall’Istat è cresciuto dello 0,4% su base annua, contro il +0,5% di febbraio: il peggior dato da ottobre 2009 anche se su base mensile l’indice registra un incremento dello 0,1%.

Non credo occorra altro per descrivere la crisi dei consumi ed il rischio di una deflazione che già sta colpendo alcuni paesi periferici dell’Eurozona.
Ci stiamo giapponesizzando? Guardando il livello di debito e i tassi di mercato, il timore è abbastanza plausibile. Sperando che l’Abenomics non diventi Renzinomics. Ma questa è un’altra storia che però rischia di diventare elatà. Come scritto nel post di stamattina, Abe proprio oggi ha aperto l’anno fiscale con un regalino: l’aumento dell’IVA.

Interessante leggere Fubini oggi su La Repubblica:

Non si era mai vista in Europa una banca centrale che porta i tassi d’interesse quasi a zero, annunciando che non li alzerà per un pezzo. (…) se non verrà contrastata in fretta la minaccia di una caduta dei prezzi, alle condizioni di oggi l’Italia sarà presto costretta a trovare dieci-quindici miliardi l’anno di tasse o tagli di spesa in più (su base permanente) per rispettare il Fiscal Compact europeo. (…) Sull’Europa sembra scendere la stessa cappa che per tanti anni ha cloroformizzato l’economia giapponese. (…) Come nella depressione degli anni ’30, queste sono ottime notizie per chi vive di rendita, perché l’inflazione non erode un capitale investito. Ma sono terribili notizie per chi ha un debito: i tassi d’interesse tendono a farlo aumentare di continuo, mentre il carovita controbilancia erodendone il valore reale e rendendo più facile ripagarlo in euro un po’ inflazionati. (…) Il caso del debito pubblico italiano è probabilmente quello più rilevante. Ogni anno il Tesoro emette oltre 450 miliardi di nuovi bond per finanziarsi, pagando in media un interesse vicino a quello di un Btp a cinque anni. (…) Proiettando l’inflazione, la crescita, le cedole su Bot o Btp e il surplus di bilancio di oggi fra vent’anni, la situazione diverrebbe insostenibile: il debito pubblico sarebbe al 148% e in aumento. Invece con un’inflazione anche com’era un anno fa, il debito sarebbe di quasi 30 punti più basso e in calo. E’ per questo che il crollo del carovita e l’apparente rinuncia della Bce a difendere il suo stesso obiettivo di stabilità dei prezzi appaiono sempre più in conflitto con un’altra regola europea: il Fiscal Compact. Rispettare quell’impegno a ridurre ogni anno il rapporto fra debito e Pil di più del 3% è quasi impossibile se nel frattempo l’Europa ignora la sua stessa regola d’inflazione. (Repubblica)

Avete capito? Il problema quindi potrebbe diventare pesantissimo da sopportare per l’Italia. E quello che deve essere ben chiaro a Mario Draghi è che la BCE DEVE rispettare quelli che sono i suoi impegni. Ci martellano con Fiscal Compact e quant’altro? Ok, e allora caro Mario, tu rispetta i tuoi di impegni. E guardati questo grafico.

Tasso inflazione: Eurozona, USA e Giappone

Se guardiamo il tasso inflazione core (escluso tabacco, alcool, energia, alimentari) oppure, no, risulta che sempre e comunque siamo BEN al di sotto di area 2% e addirittura siamo più bassi di USA e Giappone. Si, l’Abenomics ha rigenerato l’inflazione in Giappone.
Quindi se gli altri si sono mossi, Draghi che come obiettivo fondamentale (per il mandato che ricopre) ha il monitoraggio dell’inflazione, DEVE intervenire.

E se la BCE è veramente indipendente come DICE di essere, allora non ci sono santi. Non occorre dover aspettare la benedizione dell’Europa più a nord, non occorrono gli esiti delle lezioni europee. Occorre invece intervenire ora, subito, o meglio giovedi.

Lo stesso FMI è preoccupato per la situazione:

(AGI)  – Londra, 31 mar. – Il Fondo monetario internazionale si dice preoccupato per la bassa inflazione e chiede alla Bce di agire sui tassi. “Non siamo tanto preoccupati per la deflazione – spiega Reza Moghadam, direttore del dipartimento europeo del Fmi – quanto della cosiddetta bassa inflazione”. “C’e’ spazio – aggiunge Moghadam – per un ulteriore allentamento da parte della Bce, anche perche’ l’inflazione e’ sotto controllo”.

Malgrado tutto questo le previsioni per giovedi sono di un enneismo “nulla di fatto” e del solito blah blah blah con promesse e belle parole dove Draghi dirà che SE la situazione degenera interverrà.
Quando la barca è affondata, ritirarla a galla non è mai stato facile.

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Danilo DT

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