EXPORT: Le aziende in Europa più colpite dalla svalutazione dello Yuan cinese

14 Agosto 2015 09:00

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Maggiore Flessibilità del mondo dei cambi? Forse. Ingresso nell’SDR con la possibilità di diventare una valuta riserva? Il FMI smentisce. E allora la svalutazione competitiva dello yuan cinese è legata solo alla necessità di alimentare l’export tramite una guerra valutaria che potrebbe essere solo all’inizio. Infatti chi invece esporta verso la Cina subirà dure conseguenze. Ecco chi.

Ormai credo sia noto a tutti. La Cina ha svalutato la sua moneta tre volte in tre giorni. O per lo meno questo è quanto si può dire ad oggi. Come avete visto ieri però, questa svalutazione che nel breve può anche far paura per l’escursione non “normale”, se visto con un ottica di lungo termine illustra il potenziale quadro di svalutazione che la moneta cinese ha potenzialmente davanti. Pechino si giustifica dicendo che questa manovra serve non solo per rilancaire la crescita economica ma anche per dare un cross valutario più attinente alla realtà.

sdr-fmiNon si esclude anche la volontà da parte del governo cinese di voler far entrare o Yuan cinese nell’SDR, l’unità di conto del FMI (Fondo Monetario Internazionale), il cui valore è ricavato da un paniere di valute nazionali, rispetto alle quali si calcola una sorta di “comune denominatore”. In altri termini trasformare lo Yuan cinese in una valuta di riserva. Cosa che poi però lo stesso FMI ha smentito categoricamente con un comunicato “ad hoc”. 

Quindi alla fine la svalutazione dello Yuan Cinese è per convenienza del paese (alla ricerca disperata e spasmodica di non perdere terreno in ambito di crescita economica) e non per altri motivi.

Cliccate QUI e buttate un occhio a questi grafici per rendervene conto. Il 4,65% in tre giorni può essere tanto o può essere poco. Intanto però nel grafico di lungo periodo, la valutazione dello yuan cinese fa tremare i mercati e soprattutto le società più orientate all’export nel paese della Grande muraglia.
In molti si chiedono QUALI sono queste società soprattutto in Europa.

Eccovi una slide interessante sull’argomento. Rappresenta percentualmente quanto vale il mercato cinese per queste aziende.

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Ad integrazione, riprendo quanto scritto sul Sole 24 Ore proprio ieri.

In prima fila i titoli dell’auto, in particolare le grandi case tedesche da Volkswagen in poi, e del lusso. Per gli analisti di Credit Suisse ad esempio una svalutazione del 2% dello Yuan ha un impatto di almeno il 3% sugli utili per azione dei grandi produttori d’auto tedeschi. (…) Oggi il Paese della Grande Muraglia dopo anni di penetrazione della casa tedesca vale addirittura il 50% degli utili complessivi e l’80% dei flussi di cassa post-investimenti. (…) Daimler ad esempio ha visto il fatturato generato in Cina triplicare dal 2009 passando da un peso del 5% all’attuale 10% sul totale dei ricavi. Per Bmw il mercato cinese vale il 20% del suo fatturato ed è il secondo mercato dopo quello europeo. L’altro settore molto esposto sull’ex locomotiva mondiale è quello del lusso. Giganti come Lvmh; Burberry; Richemont; Swatch; e tra gli italiani Ferragamo e Tod’s vantano grosse quote dei loro fatturato generati dai consumatori cinesi. (…) Per Lvmh l’intera Asia (con la Cina a fare la parte del Leone) conta per quasi il 30% del giro d’affari. Valeva poco più del 20% a fine del 2009. Per Richemont la sola Cina conta per il 25% dei ricavi totali. (Source) 

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Danilo DT

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