FLASH: Nikkei in caduta libera, Euro sempre più forte, futures in profondo rosso

Continua imperterrita la volatilità sui mercati asiatici e nella fattispecie sui mercati finanziari del Giappone. Come detto ieri, gli alti e bassi si susseguono in modo frenetico. Come sempre, la correlazione tra forza dello Yen contro Dollaro USA e borsa.
Infatti…
June 13 (Bloomberg) — The yen gained, rising to the strongest in two months against the dollar, after government data showed Japanese investors were net sellers of overseas bonds and stocks for a fourth-straight week.
The greenback’s volatility against the Japanese currency jumped to the highest in more than two years before U.S. economic data that may provide more direction about when the Federal Reserve will begin to slow stimulus. The Dollar Index fell for a fourth day toward the lowest in almost four months ahead of a Federal Open Market Committee meeting next week.
Grafico Nikkei, Yen e rendimento 10yr Giappone
E oggi negli USA la giornata rischia di essere caldissima coi soliti dati sull’occupazione.
Non credo sia una grande sorpresa per i lettori di I&M questa volatilità. L?importante è conoscerla e saperla gestire.
Intanto l’Europa parte da un bel rosso.
Roma, 13 giu. (TMNews) – Borse asiatiche in caduta libera, a metà seduta, con Tokyo che lascia sul terreno il 5,28%, dopo avere raggiunto un ribasso anche del 6,5% a inizio contrattazioni. Perdite consistenti anche ad Hong Kong (2,70%) e Shanghai (3,08&), mentre Seoul limita i danni, cedendo l’1,25%. I ribassi, secondo gli esperti sarebbero dovuti alle preoccupazioni degli investitori riguardo alla possibilità che le banche centrali riducano le misure di sostegno messe a punto da mesi.
In profondo rosso anche le borse dei paesi emergenti,, con Manila che perde il 4%, Bangkok il 4,60% e Giacarta l’1,54%. Wall Street aveva chiuso ieri con una perdita dello 0,84%, in rosso per la terza seduta consecutiva.
E il nostro future entra nel cloud… Direi che i post Gremlin sull’argomento capitano a fagiolo…
UPDATE
MILANO – Volatilità padrona sui mercati asiatici, che a detta di alcuni esperti con il tracollo registrato nella notte europea entrano ufficialmente in una fase ‘bear’, cioè da orso e quindi orientata al segno meno. La Borsa di Tokyo ha perso più di sei punti, schiacciata pure dal peso del super yen che penalizza l’export giapponese. Tra gli investitori serpeggiano timori sempre crescenti per la fine delle politiche di stimolo all’economia da parte della Banca centrale americana, la Fed, mentre quella giapponese, BoJ, non ha aumentato il proprio intervento a sostegno dei titoli di Stato dopo il recente summit. L’indice dei titoli-guida nipponici ha chiuso a -6,35%, attestandosi a quota 12.445,38, dopo che lo scorso mese aveva raggiunto i massimi sopra 15.600. Dal 22 maggio scorso, di fatto, Tokyo ha lasciato sul parterre il 20% circa. Guardando all’intera area asiatica, l’indice Msci Asia Pacific ha perso il 2.5%, annullando i guadagni messi a segno da inizio anno.
Sul fronte valutario, si diceva, lo yen è risalito sia verso l’euro che verso il dollaro. La moneta unica è ai minimi delle ultime otto settimane contro la divisa nipponica (125,85) e il dollaro addirittura ai minimi delle ultime dieci (94,18). Il caos asiatico si trascina anche in Europa, dove i future sui principali listini indicano un rosso superiore all’1,5%. Intanto lo spread tra Btp e Bund si muove in rialzo e supera la soglia di 285 punti base, proprio nel giorno in cui il Tesoro italiano mette alla prova la fiducia nel Paese con un’asta di Btp a quindici anni. Sugli scambi asiatici ed europei pesa anche la performance di ieri di Wall Street, che per il terzo giorno consecutivo ha chiuso in rosso. Il Dow Jones ha inanellato la peggior serie del 2013 ed è tornato sotto 15mila punti: ieri ha lasciato sul parterre lo 0,84%, come lo S&P 500, mentre il Nasdaq ha perso l’1,06%.
La situazione di tensione sui mercati è ben riassunta dalle parole di Chris Green, wealth manager di First Nz Capital, che a Bloomberg sintentizza: “La gente sta ancora cercando di valutare le prospettive, cioè le probabilità e la tempistica di assottigliamento delle politiche di sostegno all’economia da parte della Federal Reserve”, il cui programma prevede l’acquisto mensile di 85 miliardi di dollari di titoli di Stato. Il paradosso è presto servito: “I mercati vogliono la stabilità nell’economia, ma vogliono anche uno stimolo illimitato. Le due cose non possono continuare ad esistere insieme”, conclude l’esperto.
In un report diffuso ieri a Washington, la Banca Mondiale ha tagliato le stime di crescita globale al 2,2% per il 2013, dal precedente 2,4% e contro il +2,3% registrato ieri. Abbassate anche le stime per le economie più dinamiche e per l’Eurozona, il cui Pil si dovrebbe contrarre dello 0,6%. Di contro – però – le prospettive per Usa e Giappone sono migliorate proprio grazie alle misure senza precedenti dei loro governatori. Ciò ha quindi dato nuova sostanza alla possibilità che il ritmo di immessione di liquidità da parte della Fed possa calare per andare a sospendersi del tutto; non è un caso che da quando il numero uno della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha parlato di stop agli aiuti in caso di una “crescita stabile e sostenibile dell’occupazione” la quotazione delle azioni si è globalmente erosa di 2.500 miliardi di dollari, secondo i calcoli dell’agenzia americana.
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DT

