FOREX War Games

Pubblicato 30 Settembre 2010 Aggiornato 21 Ottobre 2010 10:29

Guerra aperta in ambito di politica monetaria. Tutti puntano ad una valuta più debole per sostenere l’economia. Ma alla fine chi ci guadagna e chi ci perde? Quantitative easing e Dollar index allo sbaraglio.

Ieri sera introducevo il video di TRENDS dicendo che ormai è chiaro lo scenario: Si è aperta una vera e propria GUERRA valutaria. Vediamo perchè.

Nel marasma generale di questi giorni, ricchi di incertezza e volatilità soprattutto nell’intraday, una sola certezza risulta chiara ed evidente. Sul mercato valutario è guerra aperta. E ognuno farebbe carte false poter  indebolire la propria moneta. Il tutto per sostenere l’economia del proprio paese. In ogni angolo del mondo, persino nelle ruggenti tigri asiatiche e nel resto del BRIC anche se in modo molto più limitato, risulta evidente un rallentamento della crescita economica. Addirittura c’è chi torna a parlare di possibili dazi sulle importazioni (imposti dagli USA se la Cina non svaluterà)

Ahime, possiamo dice che avevamo ragione.
La “benzina” data al mercato con incentivi, defiscalizzazione, iniezioni di liquidità, quantitative easing e tutto il resto, alla fine ha regalato momenti di luce in uno scenario che resta sempre cupo. Perché? Perché i problemi sono sempre lì… anzi, sono più vivi di prima.
Basta guardare le vicende irlandesi attuali, la non risolta crisi Grecia, una normativa che resta molto lacunosa (vedi Basilea 3 per esempio) più tutti i problemi strutturali che non vi elenco ma che conoscete benissimo se seguite il blog da più tempo.
I governi sono consci di questa situazione non sanno più che pesci pigliare. Da una parte lo spettro di un nuovo crash stile 1929 (cosa che si vuole assolutamente evitare) e dall’altra la consapevolezza che la coperta è corta e che le risorse mancano.
Credo di poter dire che ormai in ogni dove si è accettato lo scenario purtroppo temuto ma (probabilmente) migliore in questo momento.

Giapponesizzazione.

Lo si vede dall’andamento dei bonds, dalla politica monetaria, dall’aumento inverosimile dei debiti pubblici. Un’economia che quindi resterà molto anemica ma senza crash, il tutto sapientemente pilotato dai governi per il bene comune. Questo è quanto pensano loro. Però…
Bene comune un bel piffero, perché questa strategia porterà al’impoverimento della classe media, ovvero tutti noi, e contribuirà all’allargamento del gap tra poveri e ricchi.
In tutto questo scenario che accomuna i paesi che sono usciti con le ossa rotte dalla crisi, quindi Europa e USA in primis, troviamo però quegli stati che invece si sono distinti per produttività, crescita economica, surplus di bilancio, e basso debito pubblico. Sono loro, gli ex mercati emergenti che oggi sono vere e proprie realtà economiche.

La composizione del Dollar Index

Clicca per ingrandire

Paesi emergenti: vittime della politica monetaria

I paesi emergenti non sono certo felici per quanto sta accadendo sul mercato valutario. Infatti:

a) il QE 2.0 porta per forza di cose ad un indebolimento dell’USD
b) la BOJ ha fatto un piano di vendita di Yen per le prossime settimane per contribuire al suo indebolimento
c) la BCE dovrà per forza di cose intervenire sul mercato per sostenere i paesi cosiddetti “periferici” (Irlanda, Grecia, Portogallo e Spagna… e chissà se non dovremo aggiungerne altri…) acquistando titoli e buttando sul mercato valuta, contribuendo ad un suo indebolimento, oltre ovviamente alle tematiche speculatice sulla “morte dell’Euro”

Tutte politiche monetarie che portano all’indebolimento delle valute. E quindi Brasile, Cina & Co si ritrovano con monete “incredibilmente “molto forti.
E chi l’avrebbe mai detto che i paesi emergenti fossero possessori delle nuove “monete rifugio” (assieme al’ormai inavvicinabile CHF)?
Ma questi paesi sono comunque economie in crescita, che si stanno evolvendo e stanno maturando soprattutto in ambito di consumi interni. Ma al momento sono ancora molte legati alle esportazioni. E questa situazione non è certamente ben accettata . Ovvio quindi il comportamento della Cina che fa il possibile per resistere alle ormai fondamentali rivalutazioni dello Yuan.

La somma delle parti

La domanda che ora voi vorreste farmi è forse la seguente: “ ma se tutti i big svalutano artificiosamente, non è possibile che tutte le valute scendono, qualcuna deve prevalere”.
Domanda ovvia, con risposta altrettanto ovvia.
Ormai è una guerra, e in guerra vince il più forte e chi ha più bocche da fuoco.
Chi è il più forte? Non c’è dubbio. Sul piatto della bilancia ha messo nel suo QE 2.0 1.000.000.000.000 di USD. I più forti sono sempre loro, gli USA.
Ne è la prova il fatto che in questi giorni la speculazione ha già preso la sue strada. Gli USA non hanno ancora cominciato il QE 2.0 (se mai lo comincerà) e, malgrado uno scenario Euro drammatico, con Spagna con downgrading, Irlanda che per salvare le banche dovrà scucire 35 miliardi di Euro, Portogallo che fa paura, Grecia che è un colabrodo, si ritrovano già con un USD fortemente indebolito.

COT EUR USD

Clicca per ingrandire

Il Commitment of Traders (COT) ci illustra uno scenario dove gli Euro Large speculators stanno progressivamente cambiando sentiment. Infatti sono stati azzerati gli short contro Euro (in rosso).
Viceversa gli speculatori attivi a favore del Dollaro stanno scemando rispetto ai minimi precedenti del cross EUR USD. Il mercato quindi dà fiducia all’indebolimento dell’USD, prima di tutto. Sarà interessante vedere si si arriverà al target grafico di 1.45 entro il primo trimestre del 2011…

STAY TUNED!

DT

Tutti I diritti riservati ©
Grafici e dati elaborati da Intermarket&more sulla database Bloomberg

NB: Attenzione! Leggi il disclaimer (a scanso di equivoci!)

Sostieni I&M! Clicca sul bottone ”DONAZIONE” qui sotto o a fianco nella colonna di destra!

Image Hosted by ImageShack.us

Vuoi provare il Vero Trading professionale? PROVALO GRATIS!