USA: super PIL nel 2010 ma con sorpresa!

28 Gennaio 2011 15:53

Ed ecco finalmente l’ultimo dato ufficiale disseminato dalle agenzie di statistica statunitensi, che testimoniano la migliore crescita dal 2005. Straordinario nonostante le nevicate l’incremento nelle vendite, il maggiore dal secondo quadrimestre del lontanissimo 1984, mentre le vendite di beni durevoli salgono della maggior percentuale dal 2001. Questo è il migliore dei mondi possibili.
Ancora meglio il GDP nominale, che incrementa del 3.8% rispetto al 2009.

Questo il succo di quanto appena comunicato dall’BEA ( Bureau of Economic Analisys ). Ma vediamo ora un po’ più in dettaglio le ragioni di questa straordinaria performance dell’economia americana.

Nel quarto trimestre, l’incremento annualizzato del prodotto interno lordo reale è stato, secondo la prima lettura, del 3.2%. In particolare, l’incremento del GDP riflette in prima analisi il contributo positivo che giunge, indovinate voi, dalle spese per i consumi personali, dall’export e dagli investimenti non residenziali. Allo stesso modo, gli stessi fattori hanno contribuito ad incrementare la velocità di crescita dell’economia americana. Parallelamente, la consistente riduzione dell’import ha impresso un ulteriore collaborazione nel raggiungimento di un così buon traguardo.

L’indice dei prezzi, che misura i prezzi pagati dai residenti negli States, è cresciuto del 2.1% contro una crescita dello 0.7% nel terzo trimestre. Escluso cibo ed energia, l’indice dei prezzi cresce comunque dell’1.1% rispetto allo 0.4% del trimestre precedente.

Ma ora tenetevi fortissimi.

Le spese reali per consumi personali sono cresciute di qualcosa come il 4.4% nel quarto trimestre, raddoppiando quasi rispetto a quel già eccezionale dato del terzo trimestre, pari al 2.4%. Da soli, i beni durevoli hanno mostrato un miglioramento del 21.6% ( 7.6% nel QIII), mentre i beni non durevoli sono cresciuti del 5%, raddoppiando esattamente la crescita percentuale del trimestre precedente.
Gli investimenti fissi non residenziali sono invece cresciuti del 4.4% riducendo la velocità di progressione dal 10%, e parallelamente crescono e migliorano anche le spese per strutture non residenziali che passano dal -3.5% al +0.4%
Rallentano invece al +5.8% dal 15.4% ( sempre dato comunque estremamente positivo ) le spese per equipaggiamenti e software mentre passano dal -27.3% al 3.4% gli investimenti reali residenziali.
La ciliegina, anzi la ciliegiona e tutto l’albero di ciliegie, sull’immensa torta gentilmente preparata per noi dalle cucine del BEA, è costituita dall’export che incrementa dell’8.5%, mentre l’import decresce del 27.3%.

Perfino il governo spende meno, riducendo dello 0.2% il contributo alla formazione del GDP.

Infine gli inventari privati reali hanno registrato una diminuzione del 3.7%.

Non ci sono parole per esprimere la forza di una così ineffabile crescita, rigorosamente raggiunta senza aggiungere praticamente un solo posto di lavoro all’economia, mentre settori normalmente indispensabili come quello residenziale ancora languono mezzi morti. Eccezionale, al di la di ogni più rosea mia aspettativa.

Fino ad ora i dati reali, ora passiamo a quelli nominali, con la consueta tabella riassuntiva.

Osservate la senza precedenti crescita nelle spese per consumi personali, sostenute sia da un +113.7 miliardi di dollari di incremento in acquisti di beni, che da un ben più moderato +45.1 miliardi in servizi. Questo dovrebbe lasciare pensare che gli americani siano tornati prepotentemente a spendere, spendere e spendere, indipendentemente dalla continua debolezza del credito al consumo e dallo stato pietoso dell’occupazione. Gli americani spendono e basta! Tuttavia a guardar bene sembra che spendano in benzina e prodotti energetici ( +32.9 miliardi ) ma comunque tirano come dannate anche le spese per le automobili ( +32.3 miliardi ) e per l’ormai determinante health care ( +19.5 miliardi ).
Malissimo invece gli investimenti privati, che perdono 110.5 miliardi rispetto al trimestre precedente, soprattutto a causa della riduzione nel valore degli inventari.
Aumenta di 75 miliardi l’export, in particolare l’export di beni che incrementa di 65.7 miliardi, mentre l’import, indipendentemente dal prezzo del petrolio e di tutte le altre materie prime, aumenta di soli 16.7 miliardi, come nelle più belle favole.
Infine, aumentano anche le spese governative e gli investimenti, che contribuiscono al GDP per 18.5 miliardi, buona parte dei quali a causa delle amministrazioni statali e locali ( +13.8 miliardi )

Giusto per estendere un attimo gli orizzonti temporali, vorrei solo invitarvi a raffrontare le voci che compongono il GDP in relazione al 2007, anno terribile nel quale il GDP pompava come un forsennato.

Con questo per ora è tutto, e, adesso che abbiamo la certezza del ritorno in grandissimo stile dell’instancabile consumatore americano, senza lavoro o food stampato che sia, vi rimando a giorni certamente migliori e privi di qualsiasi nube!

Mattacchiuz

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