GERMANIA e DIESELGATE: la punta dell’iceberg
La vicenda del Dieselgate cambia inesorabilmente le carte in tavola ed il ruolo della Germania all’interno dell’Unione Europea. Il danno reputazionale mette a rischio un sistema “germanocentrico” che, con l’occasione, deve essere rifondato su basi più equilibrate, cercando di ridare credibilità e certezze al mercato.
Tralasciamo per un attimo tutto quanto concerne la volatilità registrata in questi giorni: Ormai siamo costretti ad assistere ad una serie di “alti e bassi” che mettono a serio rischio la stabilità psicologica del trader. Le giornate da +0.50% e -0.30% sono sempre più rare. E nell’intraday le oscillazione arrivano anche, nella norma, ad un +/- 3%.
Ma cosa diavolo sta accadendo? E’ un po’ come se il giocattolo si fosse rotto e che vengano a mancare quegli equilibri che mantenevano i mercati in uno stato di calma apparente.
Forse sarebbe meglio dire che sono venute a mancare quelle certezze che per anni hanno permesso un rally stabile e costante.
Ed ora? Innanzitutto le banche centrali. La FED, come detto, grazie alla sua gestione politica sui tassi apparentemente disorganizzata (la FED non ha un vero piano ma vive alla giornata) e viste anche le dichiarazioni contrastanti rilasciate da personaggi come Evans, Bullard, Yellen ed altri (Alza? Non alza? E quando? 2015? 2016?) non dà più quelle certezze che fino a qualche mese fa sembravano rassicurare gli investitori.
E poi l’economia. La Cina come si è detto, sta frenando e non di poco. E poi la politica. Le elezioni in Catalogna non hanno generato nel breve la concreta possibilità di una secessione, ma di certo hanno messo a nudo una situazione di profonda tensione. Come in Catalogna anche in Austria le frange più estremiste acquistano potere. Nelle ultime elezioni l’estrema desta raggiunge il 30.4%, ad un passo dai conservatori. E poi c’è la questione aperta con la Gran Bretagna, sempre alle prese con l’ipotesi Brexit.
E poi c’è l’ISIS. Non che non ci fosse prima, ma quanto ha fatto la Francia non è certamente un bel segno per l’Europa. Un paese che prende e parte di sua autonomia e va a bombardare la Siria. Siamo tutti battitori liberi?
E poi c’è il Dieselgate. Lo scandalo che deve essere visto non solo dal punto di vista industriale, con tutto ciò che comporta, ma secondo me ha anche una chiave di lettura differente.
Pensateci bene, quanto è avvenuto in Volkswagen porta al fallimento del modello “tedesco”. L’hanno definita una catastrofe “politica, economia e morale”. Vero, per Berlino rappresenta una Waterloo senza precedenti.
Ma attenzione: se salta il “modello tedesco” rischia di saltare il “modello Europeo”. Siamo onesti, quanto si è lavorato per far si che l’UE diventasse la “falsa copia” della Germania e l’Euro una versione del Marco 2.0?
Bene, tutto questo sta per finire. La cosa negativa è che per tutti gli investitori stranieri, l’UE sarà d’ora in avanti meno seria, meno perfettibile, meno coerente con quanto promesso. In altri termini sarà forse un po’ più “mediterranea” ed umana. Il lato positivo è che questa situazione deve tramutarsi in un’occasione (e una necessità) di riprendere in mano i trattati e gli accordi e ricreare l’Europa Unita. Approfittare quindi del momento di (apparente) debolezza della Germania e puntare subito ad un’UE più equilibrata, magari meno rigida e inappuntabile, ma più vera.
La Germania ha dimostrato quanto già sapevamo. L’inaffondabile Titanic teutonico si è sbattuto sull’iceberg del Dieselgate (che sia poi solo la punta dell’iceberg…) anche se, come detto, le falle morali ed economiche erano già presenti da anni (anche se di latra natura). Vedi la vicenda Siemens e le sue belle tangenti, Deutsche Bank e le Landenbank, più tutto il resto.
Dobbiamo approfittarne e rifondare tutto. Ma attenzione, quanto ho scritto rischia di diventare anche una necessità, in quanto sarà necessario quanto prima ridare all’UE una credibilità, una fisionomia e certi equilibri.
Due piccioni con una fava. Ora o mai più.
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