GERMANIA: vogliamo una BCE più tedesca! (a caccia del nuovo regime)
Certe cose non possono essere dette in modo molto esplicito, altrimenti andrebbero a saltare quegli equilibri che già adesso reggono con lo sputo.
Ma è chiaro che l’Unione Europea è sempre più disunita.
Già vi ho parlato della vicenda Brexit, e quindi non mi dilungo oltre sull’argomento, anche se forse dovrei visto che recentemente ho avuto modo di parlare con alcuni personaggi di un certo peso secondo i quali il rischio di Brexit è pari all’80%.
Ma torneremo sulla questione in futuro.
E’ chiaro che la spaccatura tra Nord e Sud (inteso come paesi solidi e quelli del “club Med”) è sempre più netta. Ed è indiscutibile il fatto che il Nord sia sempre più infastidito dalla debolezza del Sud e dalla chiara impossibilità che i cosiddetti PIIGS possano ritrovare la “retta via” in queste condizioni di mercato.
Un problema innanzitutto politico prima ancora che economico. E lo si è capito benissimo dall’editoriale di Munchau sul FT.
It seems irrational for a German finance minister to question the independence of the European Central Bank and to mount a strong campaign against negative interest rates. But there is a reason why this is happening — not a good one, but a powerful one.
Rightly or wrongly, Wolfgang Schäuble regards the policies of the ECB as an attack on Germany’s economic model, which is heavily dependent on the viability of the country’s peculiar banking system. If the banks and insurance companies get into trouble, the model could collapse. So this is not about a philosophical disagreement over the goals of monetary policy. It is about money pure and simple — and the Sparkassen, the local savings banks, and the small mutual banks are losing tons of it.
Tradotto: Sembra irrazionale che il ministro delle Finanze tedesco prima metta in discussione l’indipendenza della Banca centrale europea e poi monti una forte campagna contro i tassi di interesse negativi. Ma il motivo di tale attacco sono dovute al fatto che Schäuble vede le politiche della BCE come un attacco al modello economico della Germania, che è fortemente dipendente dalla vitalità del sistema bancario, ultimamente colpito violentemente dai tassi negativi che compromettono la redditività delle banche stesse. Stesso discorso vale anche per le assicurazioni tedesche.
German life insurers are also vulnerable. They have to guarantee a minimum rate of return, which is now 1.25 per cent a year. This is hard to do when the yield of the 10-year German government bond is only 0.13 per cent. Germany and Sweden are the two EU countries where life insurers face the biggest gap between market rates and guaranteed rates. To achieve the promised returns, the insurers have to take on more risk, for example by buying corporate bonds or tranches of complex financial products. If, or rather when, the next financial crisis arrives and triggers a change in the valuation of these assets, we may find that sections of the German financial sector are insolvent.
Già ne avevamo parlato. Come possono le compagnie assicuratrici tedesche continuare a garantire rendimenti minimi ai titolari di gestioni separate che contrattualmente hanno un rendimento minimo garantito, con tassi non solo reali ma anche nominali in ampio territorio negativo?
Siamo onesti, il comportamento della Germania, in questo caso, è ampiamente discutibile. Un lamento che mira a dire che a Sud ci sono tutti i cattivi mentre loro sono bravi e belli.
E noi sappiamo benissimo che la Germania, proprio lei, è piena di marcio. Ma questo marcio verrà debellato ancora più con difficoltà con questo quadro di mercato ZIRP e NIRP (tassi di interesse a zero se non sotto zero).
Citofonare ad esempio sul campanello di Deutsche Bank, oppure alle varie Sparkasse sostenute dal Governo tedesco.
Ma occorre sottolineare che i problemi di redditività sono per le banche e le assicurazioni tedesche come per le istituzioni italiane. O forse viviamo in un universo parallelo?
Probabilmente loro pensano di essere veramente migliori, o forse pretendono di esserlo. E allora bisogna fare qualcosa. Ma cosa? Iniziare una guerra interna in UE non è certo il caso, visto che, come detto, la situazione è già molto difficile. E allora meglio puntare in alto, molto in alto ma in modo sottile, sfruttando il cilco delle cose.
Puntare quindi direttamente alle politiche BCE. Proprio perché un altro Draghi non sarebbe digeribile.
(…) A rinfocolarle stavolta è il settimanale Der Spiegel, riferendo che secondo diversi esponenti del Cdu, il partito cristiano democratico della cancelliera Angela Merkel, il prossimo presidente dell’istituzione monetaria dovrà essere un tedesco. Perché “la politica monetaria di Mario Draghi – sostiene Hans Peter Friedrich, vice capogruppo Cdu – ha portato ad una massiccia perdita di credibilità della Bce“. (Today)
Ma fatemi capire, ha perso la credibilità la BCE oppure la Germania non può fare tutto quello che vorrebbe? Sarà mica che i tedeschi mirano ad una sorta di dittatura?
(…) Gli fa eco Hans Peter Uhl: “Un altro Draghi non ce lo possiamo permettere“. E secondo il responsabile delle finanze del lander della Baviera, Markus Soeder, sempre in quota Cdu, “per il futuro a capo della Bce serve un esperto di finanza tedesco”. La banca centrale “ha bisogno di una maggiore impronta tedesca”.
Ah ecco, così siamo più espliciti. Vogliamo instaurare un nuovo regime? Ma certo, e noi che facciamo? Accettiamo supinamente?
Solo due note: credo che nei prossimi mesi, tra Brexit e Grexit ne vedremo delle belle, soprattutto a livello di equilibri politici.
La seconda: se questo è l’imprinting che la Germania vuol dare all’UE allora significa che l’intenzione è di tornare ad un nuovo regime. Ricordate l’omino coi baffetti?
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