Gli USA ad un passo dal default? Ma per favore…
Dopo circa due anni si torna a parlare di shutdown che porterebbe la nazione americana al default tecnico. Ma ipotizzare il fallimento degli USA e quindi un rischio default, è quantomeno inverosimile.
I mercati sta stanno vivendo una fase di “feroce” volatilità a causa delle tante incertezze oggi presenti nel mondo. I temi li conosciamo tutti: Cina in frenata, crisi paesi emergenti, Dieselgate, ISIS, tassi USA ecc.
Ma come la storia insegna, quanto le cose vanno bene, gli elementi potenzialmente negativi vengono quasi “ignorati”. Quando invece le cose cambiano, il “sentiment” inverte e le tendenze diventano ribassiste, accade esattamente il contrario. Quello che di per se NON è un problema, magicamente diventa un rischio siderale.
Equilibrio, cari amici.
Lasciarsi trasportare dalle emozioni è drammaticamente pericoloso, sia che si tratti di euforia da rally e sia che sia depressione da storno.
Recentemente ho letto alcuni timori sulla tenuta finanziaria e dell’eventuale rischio default di uno stato non proprio di secondo livello. Anzi, definiamola pure la realtà più influente: gli Stati Uniti d’America.
Per farla molto breve, tra un mese circa capiterà quello che era “Previsto” e quindi non dovrebbe nemmeno essere considerato (in quanto non sorprende nessuno), ma che in clima di pessimismo cosmico diventa un problema pericolosissimo.
Quindi, in parole povere, gli USA sono a rischio default?
(…) A fare paura, però, è soprattutto giovedì 5 novembre quando il governo Usa americano esaurirà le misure straordinarie fino ad ora utilizzate per evitare di sforare il tetto al debito, il limite oltre il quale non può emettere nuovo debito per finanziare le proprie attività. Lo ha detto ieri il dipartimento del Tesoro, fissando di fatto la tempistica di una nuova battaglia politica. In una lettera all’uscente speaker alla Camera, il repubblicano John Boehner, Lew ha spiegato che “senza il cash sufficiente, sarà impossibile per gli Usa rispettare i propri obblighi per la prima volta nella sua storia”. Senza un’intesa per alzare il tetto del debito, il 6 novembre si fermeranno tutte le attività federali americane provocando l’ennesimo shutdown dopo quello del 2013: due anni fa, fu trovata una difficile intesa poco dopo Natale che garantiva i fondi necessari fino a settembre 2015, ma le risorse ora stanno finendo. (Source)
E rieccolo qui, lo shutdown che tanto ci aveva fatto parlare nel 2013. Ricordate? CLICCATE QUI se volete rispolverare l’argomento.
La cosa da capire adesso se realmente il rischio shutdown è reale oppure no.
A dire il vero questa volta si sta creando un problema che non esiste.
The Senate passed a U.S. government spending plan hours before a shutdown deadline, sending the bill to the House where Speaker John Boehner promised a vote over objections from fellow Republicans who wanted to use it to defund Planned Parenthood. Bloomberg’s Phil Mattingly reports on “Bloomberg Markets.” (Source: Bloomberg)
Il Congresso americano ha quindi approvato un accordo-ponte tra repubblicani e democratici per evitare lo “shutdown”. Certo, questo piano non risolve definitivamente il problema in quanto rinvia la questione a dicembre dove è necessaria una nuova intesa tra repubblicani e democratici. Ma tra gli operatori c’è una certa tranquillità sulla questione. L’accordo sul debito è visto come una formalità e quindi c’è il rischio che si scateni anche un po’ di volatilità sulla questione, senza dei fondati motivi.
Chiaro, le mie sono supposizioni legate a discorsi fatti con colleghi oltreoceano, quindi discutibili e rivedibili. Intanto teniamo conto di questi fattori e seguiamo l’evoluzione della vicenda “shutdown”. E’ però impensabile che non si raggiunga un accordo tra le parti. Magari anche in “zona Cesarini”, ma io lo darei per scontato. Certo è che nulla vieta la creazione di volatilità utilizzando anche questa scusa. Anzi mi spingo oltre. Se ci fossero tensioni sulla questione, ci potrebbero anche essere ripercussioni sulla politica monetaria USA. Chi ha orecchie per intendere…
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