GrExit: se la Grecia esce dall’Euro, cosa dobbiamo aspettarci?

16 Maggio 2012 09:30

Ormai è molto più di un’ipotesi. La Grecia potenzialmente diventa la prima candidata all’uscita dall’Euro. Si è già creato su Twitter l’hashtag “Grexit” che sta popolando i messaggi dei vari utenti. Il tam tam della rete parla ormai da giorni di quello che non è più una Follia. Rischia di diventare una drammatica realtà. Drammatica perché le conseguenze per la Grecia e, successivamente, per i paesi dell’Eurozona potrebbero essere devastanti.
La condizione politica del paese ellenico non aiuta di certo:

ATENE, 15 MAG – ”Arroganza” e ”intransigenza”: questi i due ingredienti principali alla base dell’atteso fallimento della classe politica greca che neanche davanti alla prospettiva della catastrofe finanziaria del Paese e’ riuscita a mettere da parte i propri interessi e a concordare la formazione di un governo tecnico di transizione. Fallimento che porta diritti alla convocazione di nuove elezioni tra il 10 e il 17 giugno. E che oggi ha causato subito il crollo della Borsa di Atene, precipitata a un -4% dopo l’annuncio della fallita riunione, e perdite secche di oltre l’8% per le banche. (AM) 

Avete letto bene: Arroganza e Intransigenza. Magari anche supponenza e incoscienza. La politica greca non si rendo conto che rischia di distruggere definitivamente la storia, l’economia ed il futuro di un paese. Il tutto per quale motivo primario? Ovvio, il ritorno alla Dracma.
L’idea di trovarsi da una parte una valuta molto svalutata, che permetterebbe al paese di ripartire, ma anche (e soprattutto) di riacquistare quella libertà di poter gestire la politica monetaria, che oggi era totalmente in mano alla BCE che, come ben sappiamo, ha fatto per anni le veci dell’ ”Europa che conta” e non certo dei paesi periferici, sono gli elementi chiave che spingono i greci a voler tornare alle origini.

(AGI) Parigi – Il numero uno del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde non esclude la possibilita’ di un’uscita ordinata della Grecia dall’euro. “Se gli impegni di bilancio – spiega la Lagarde – non dovessero essere onorati, si possono pensare a delle appropriate revisioni, il che significa sia finanziamenti supplementari, sia piu’ tempo e un ulteriore meccanismo di uscita, che in questo caso potrebbe configurarsi come un’uscita ordinata”.

Gli effetti per la Grecia

Ma cari amici di Atene, credete che alla fine l’avrete vinta? O meglio, pensate di avere ragione voi, volendo tornare indietro in questo momento quando ormai la frittata è fatta?

Provate a guardare un pelino avanti. E ditemi: chi tratterà commercialmente con la Nuova Grecia? E chi gli concederà ancora del credito? Non di certo gli organismi internazionali, quantomeno nel breve-medio periodo. E poi, come verrà gestita la drammatica inflazione che colpirà il già disastrato sistema economico ellenico?

Inoltre leggo da molte parti la volontà gestire questa difficile situazione in modo “ordinato”, quasi si volesse dare al mercato un messaggio di serenità, di non belligeranza, di fiducia e di pace. In realtà è da illusi poter pensare che il tutto avvenga in un modo che definirei lineare.
Sarà l’inizio della fine. A partire proprio dal settore pubblico. Il governo greco già adesso è senza quattrini e non riuscirà più a pagare nessuno. E questo è un messaggio ai già bistrattati dipendenti pubblici ateniesi ed ai titolari di pensione. Per loro il futuro sarà non facile… Volete un conteggio del costo procapite? Alcuni studi parlano di un costo pari a circa 12.000 € a testa per ogni greco (con uno stipendio medio che si aggira sui 20.000 €). E questo solo per il primo anno. E poi…si vedrà.

Intanto però in Grecia il constesto sociale è sempre più difficile. Negli ultimi giorni sono stati ritirati dai c/c delle banche greche ben 700 milini di Euro, una cifra molto grande visto la “ricchezza” della popolazione della Grecia (secondo alcune stime, si tratta circa della metà).

(…) stanno crescendo i timori di nuovi scontri sociali in Grecia. Il presidente Papoulias, durante i colloqui coi leader politici, ha reso noto che dal 6 maggio a oggi sono stati ritirati dai conti correnti ellenici circa 700 milioni di euro. Sembrerebbero pochi, dato che la popolazione greca è di circa 11 milioni di persone. Ma considerato che chi ha un conto corrente nelle banche elleniche, secondo il ministero delle Finanze, è la metà, 6 milioni di persone, si arriva circa 120 euro a testa. Una cifra tutto sommato bassa, ma che, come ha ricordato lo stesso Papoulias, è in aumento del 130% rispetto al periodo normale. «È presto per dire che c’è stata una corsa agli sportelli, ma potrebbe essere l’inizio», dice a Linkiesta un analista macroeconomico di UniCredit. Del resto più si avvicina la possibilità di un’uscita dall’eurozona, più il rischio di tensioni sociali cresce, come largamente spiegato da UBS nello scorso dicembre. (LK)

 

 

E gli effetti per noi…

Permettetemi inoltre di esprimere anche un parere su quello che accadrà a chi, come l’Italia, si troverebbe nella situazione “scomoda” di paese sempre nell’Eurozona ma che il mercato “legge” come potenziale uscente.
Lo sappiamo bene, il mercato si basa sulla fiducia e sulle prospettive disegnate dalla politica. Se la Grecia esce dall’Euro succede quello che tutti vogliono evitare: creare il PRECEDENTE, che rappresenta quel canale che viene scavato ex novo e che altri potrebbero utilizzare in futuro.

Non ci sarebbe più credibilità: la spaccatura tra Nord e Sud dell’Eurozona sarebbe sempre più netta, la linea di demarcazione diventerebbe talmente mrcata che alla fine si arriverebbe ad una crisi ingestibile per tutta l’Eurozona e, soprattutto, per i paesi periferici, sotto i colpi rindondanti della speculazione e dello spread.
A pagarne le conseguenze sarebbero in primis le nostre banche, che collasserebbero asieme a quelle spagnole. E a poco servirebbe un LTRO 3, 4, 5.
A quel punto sarebbe necessario, in PIENA situazione di Emergenza, un intervento coordinato di Unione Europea + BCE che porti segnali fortissimi di Euro-coesione, una sorta di salvagente lanciato in extremis dalla disperazione con esiti che poi saranno tutti da verificare.

Ma scusate, a quel punto, perché NON pensarci prima?

Giorni fa scrissi un elenco di possibili soluzioni per l’Italia e per l’Europa. Ve lo ripropongo, cari amici lettori. Se si arrivasse a questo, forse si eviterebbe quella che assomiglia molto ad una catastrofe.

a) Questione mentale: tutti in Eurozona devono mettersi in testa una cosa. La crisi è sicuramente collettiva e non solo dei periferici. E se qualcuno di grosso salta (es. la Spagna) è da folli pensare che paesi come Francia e Germania ne escano indenni. Ma su questo sto iniziando a vedere pian pianino delle novità. La Germania è progressivamente sempre più sola.
b) Parlamento Europeo: esiste l’Euro, moneta unica. NON esiste però un qualcosa che Governi univocamente l’Unione Europea. Il modello potrebbe essere quello americano. Una vera federazione comandata da un Aprlamento cenrale con poteri e funzioni.
c) Spending review. Se ne parla molto ed è assolutamente necessaria. Ma attenzione, spending review non significa solo tagli di spesa, ma anche un progetto che va a limitare le fonti di costo. Draghi ha fatto un accenno al taglio delle Province. Ecco un esempio concreto di possibile spending review. Poi, ovvio, non ci sono solo le province, dico bene? E lo spending review deve essere fatto non solo in Italia ma in tutti quei paesi dove effettivamente ci sono ampi margini di manovra. E, credeteci, di lavoro da fare in quest’ambito c’è n’è uno sproposito
d) Fiscal Compact: deve essere rivisto e trasformato in un qualcosa di realistico e non utopico. Ok ad un piano che possa essere di austerity, ma una cosa è cercare di evitare gli sprechi, ipotizzando dei piani di rientro dal debito. Un’altra è buttare sul tavolo dei numeri target che lasciano il tempo che trovano, visto che non sono realizzabili.
e) Eurobond: ho già detto di tutto e di più. Anche che il Debito/PIL dell’Unione Europea è pari all’88%. Vogliamo tagliare le gambe alla speculazione? Eccovi una buona soluzione. Eurobond che sostituiscono i governativi tradizionali, garantiti dal cuore dell’UE.
f) Bond per lo sviluppo: possono essere un buon compromesso per concretizzare una ripartenza economica. Questi sono veri investimenti per il futuro, anche qui con le garanzie del governo centrale ed indirizzati esclusivamente alla cosa che più mi preoccupa: la crescita economica.
g) Una BCE operativa: la Germania deve permettere alla banca centrale europea di FARE la banca centrale in tutto e per tutto. Come essere prestatore in ultima istanza. Ovvio, necessita un cambiamento dei target BCE, oggi indirizzati tutti alla stabilità dei prezzi e dei mercati, e che andrebbero indirizzati invece anche verso la crescita economica.
h) Privatizzazioni: e questo capitolo interessa soprattutto noi italiani. E’ necessario un intervento per andare ad abbattere direttamente il debito con la vendita di asset. Quindi includiamo anche il patrimonio immobiliare. E’ il modo più rapido per rientrare parzialmente dal debito pubblico. Ovvio, non significa azzerarlo, ma semplicemente limitarlo e permetterci di respirare un po’ di più. Senza poi dimenticare che sul debito abbattuto non si pagheranno più gli interessi (con immediati effetti sul deficit)
i) Compensazione fiscale: massima urgenza per questo elemento. Se unìazienda è a credito di imposta, deve poter COMPENSARE. Ci sono troppe aziende in crisi perché devono pagare imposte e, nello stesso tempo, devono incassare dallo Stato. Questa follia deve terminare
j) Diminuzione del carico fiscale: i consumi in Italia stanno crollando, il potere di acquisto è ai minimi termini. O si diminuisce il carico fiscale nei confronti dell’ultimo stadio (ceto medio basso) oppure l’economia soffocherà completamente.
k) Canale del credito: decreto legge che obbliga le banche ad aprire il canale del credito in maniera più snella. Ad oggi, i soldi ci sono, ma il denaro non circola. E la colpa è senza dubbio anche del canale bancario.

Source: Intermarket&More 

Sostieni I&M. il tuo contributo è fondamentale per la continuazione di questo progetto!

STAY TUNED!

DT

Non sai come comportarti coi tuoi investimenti? BUTTA UN OCCHIO QUI | Tutti i diritti riservati © | Grafici e dati elaborati da Intermarket&more su database Professionali e news tratte dalla rete | NB: Attenzione! Leggi il disclaimer (a scanso di equivoci!)