Il cavallo non beve. La liquidità non è più la medicina curativa dei mercati.
Lo schiaffone preso dai mercati nella giornata di ieri era figlio di tante cose: PMI dell’Eurozona in piena zona recessione, Elezioni anti-Euro in Francia, governo olandese che salta… Insomma, Piazza Affari lascia sul terreno il 3,87% e crolla sotto una soglia psicologica importante, quella dei 14mila punti, fermandosi a 13mila e 800 punti. Il mitico spread è risalito a 409 punti.
E poi ovviamente c’è il nostro Governo tecnico, che tanto sta facendo a livello di austerity ma nulla sta creando di strutturale per il futuro della crescita economica dell’Italia.
Quindi la colpa è di Monti se la borsa crolla? Non diciamo scemate. Certo, la credibilità del Governo Monti è in discesa, ma non pensate che sia una questione italiana.
La verità è che pian pianino ci si sta rendendo conto che non basta allagare i mercati coi contanti per salvare tutto. Ne è la prova il limitato effetto del mega LTRO di un mese fa. Ne è la prova l’inutilità a livello psicologico della notizia data ai mercati di un ombrello creato dal Fmi a difesa dei mercati. Ok, salva oggi , salva domani coi contanti… ma se non risolvi il problema alla radice, non si va da nessuna parte! E non basta ricomprarsi il debito coi soldi della BCE…
…e questo lo sanno bene i nostri lettori che, su questo fatto, sono ormai catechizzati da anni, da quando la politica monetaria USA si era fatta super espansiva.
Senza poi dimenticare che questa valanga di liquidità non si crea dal nulla. Guardiamo proprio all’Eurozona. In due anni l’Eurozona ha speso 91 miliardi per salvare capra e cavoli. E non illudiamoci, questo costo è a capo dei contribuenti, dei cittadini, insomma di tutti noi. Un peso enorme che si aggiunge a quanto già pagato l’anno scorso (69,3 miliardi), oltre ai 21,2 miliardi del 2010.
MILANO – In due anni l’Eurozona ha speso 91 miliardi per non sprofondare nella peggiore delle crisi dalla fine della Seconda guerra mondiale. Un peso enorme ricaduto sulle spalle dei cittadini che lo scorso anno hanno dovuto pagare 69,3 miliardi, in aggiunta ai 21,2 miliardi del 2010. Ma non per tutti lo sforzo è stato uguale. I Paesi fuori dall’area euro, capeggiati da Danimarca e Gran Bretagna, non sono mai intervenuti, lasciando a Germania, Francia e Italia l’onere di gestire la crisi. Berlino ha tirato fuori 27 miliardi, 20 solo lo scorso anno con un impatto dello 0,8% sul Pil. Lo stesso dell’Italia che ha versato 13,1 miliardi oltre ai 3,9 del 2010. Ha speso di più, ma solo in valori assoluti, Parigi: nel 2011 ha prestato 14,9 miliardi, ma solo lo 0,7% del Pil (4,4 miliardi l’anno prima).
In termini percentuali il primo contribuente è Malta che con 66 milioni ha speso per la crisi l’1% del suo prodotto interno lordo, seguito dalla Slovenia con lo 0,9% del Pil (325 milioni).
Tra i Pigs, la Grecia è stata esentata dai contributi, mentre all’Irlanda è stato concesso un sconto notevole: ha versato solo lo 0,2% del Pil (347 milioni nel 2011 e nel 2010). Parità di trattamento con il resto dell’Eurozona è stato, invece, riservato a Spagna e Portogallo che hanno dovuto prestare rispettivamente 8,7 a 1,2 miliardi di euro, pari allo 0,7% del Pil. (Repubblica)
La tabella (in milioni di Euro)
| Chi paga la crisi | 2009 | 2010 | 2011 |
| Germania | 784 | 6049 | 19994 |
| Francia | 0 | 4448 | 14940 |
| Italia | 0 | 3909 | 13118 |
| Spagna | 0 | 2598 | 8717 |
| Olanda | 0 | 1247 | 4187 |
| Belgio | 130 | 830 | 2586 |
| Austria | 0 | 607 | 2037 |
| Finlandia | 0 | 392 | 1316 |
| Portogallo | 0 | 584 | 1212 |
| Irlanda | 0 | 347 | 347 |
| Slovenia | 0 | 103 | 325 |
| Lussemburgo | 0 | 55 | 183 |
| Slovacchia | 0 | 0 | 173 |
| Cipro | 0 | 43 | 144 |
| Malta | 0 | 20 | 66 |
| Estonia | 0 | 0 | 14 |
| Bulgaria | 0 | 0 | 0 |
| Repubblica Ceca | 0 | 0 | 0 |
| Danimarca | 0 | 0 | 0 |
| Gran Bretagna | 0 | 0 | 0 |
| Grecia | 0 | 0 | 0 |
| Lettonia | 0 | 0 | 0 |
| Lituania | 0 | 0 | 0 |
| Polonia | 0 | 0 | 0 |
| Romania | 0 | 0 | 0 |
| Svezia | 0 | 0 | 0 |
| Ungheria | 0 | 0 | 0 |
Quindi è chiaro, il cavallo non beve. O forse sarebbe meglio dire che il mercato non se la beve più. Non basta solo fornire tanta liquidità. Ci vuole di più. Tanto per cominciare una politica economica veramente comunitaria. Insomma, bisogna far capire che l’Unione Europea c’è. Oggi invece abbiamo la sensazione di assistere ad una disgregazione Europea… Inoltre riforme strutturali, vere e serie in tutta l’Eurozona. E poi gli Eurobond, e poi una Germania più permissiva….
BEEP BEEP… messaggio urgente…
ROMA – Già da quest’anno l’Italia può cambiare segno. A esprimere ottimismo è il ministro allo Sviluppo economico, Corrado Passera (…) e spiega, “tra infrastrutture, lavori, investimenti a favore delle aziende che investono, recupero dello scaduto, stiamo parlando di oltre 100 miliardi di interventi anche nel breve-medio periodo”. Elementi che inducono Passera a concludere che si possa “ben sperare che nel corso dell’anno si possa cambiare segno”. “L’Italia”, dice ancora, “ce la può fare alla grande”. (Repubblica)
Opperbacco. 100 miliardi per lo sviluppo? E li prendiamo da dove esattamente? Ah… si certo, da tanti posti, in tanti modi, quindi da nessuna parte… Ovvero molto probabilmente è l’ennesimo giochino psicologico buttato in pasto alle folle. Nossignori, delle vostre parole non me ne faccio nulla. Vogliamo i fatti concreti. In Italia come in Europa. Altrimenti il rischio di un peggioramento non solo strutturale ed economico, ma anche SOCIALE è inevitabile.
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DT

