Inflazione: ecco perché in Eurozona resta un’ìpotesi remota

Chi mi segue da più tempo sa benissimo che io ho sposato, come scenario macroeconomico per i prossimi anni, l’ipotesi CONTRAZIONE, ovvero inflazione bassa, molto bassa, per tanti anni con crescita economica altrettanto limitata. Uno scenario anche definito come “Giapponesizazione” se proprio vogliamo rendere l’idea in modo “ideale” a tale situazione.
Negli ultimi giorni però, a seguito dell’LTRO 2 ho ricevuto molte email di amici lettori che, un po’ preoccupati per l’ammontare delle due manovre di politica monetaria della BCE (1000 miliardi di Euro in tre mesi), volevano avere ragguagli sul tasso inflazione dell’Eurozona.
“ma scusa Dream, come possiamo pensare che dopo un’iniezione di liquidità pari a oltre un trilione di Euro, non ci sia inflazione nei prossimi anni anche di tipo galoppante?”
Mamma mia, non solo inflazione ma addirittura galoppante… Bene, non posso negare che il problema potrebbe sussistere sulla carta. Ma per meglio spiegare il perché io mantengo il mio parere (contrazione con bassa inflazione) vi posto un grafico escplicativo apparso qualche giorno fa su un report di Nomura.

Trovate la Base Monetaria (monetary base) e l’offerta di moneta (money supply, composta velocità di circolazione della moneta, che come dimostrato in pasato è molto bassa, moltiplicata per la quantità di denaro presente nel sistema).
Come potete vedere, negli ultimi anni la quantità di denaro stampato da FED e BOE è statadrammaticamente superiore a quella prodotta dalla BCE (negli ultimi due mesi soprattutto). Anzi, possiamo dire che c’è un gap di circa 950 miliardi (un altro trilione) tra FED e BOE vs BCE.
Domanda chiave: vi sembra di aver visto inflazione proprio in USA e Gran Bretagna in questi mesi? Si, un po’ è salita ma di certo non è mai andata “fuori controllo”. Inoltre sul grafico trovate una data. E’ il momento del default di Lehman Brothers, un momento storico che ha obbligato le banche centrali (in primis quella USA e UK) a cambiare strategia ed a fornire al mercato vagonate di denaro, per evitare una depressione stile 1929.
Nello stesso report poi, l’autore (Richard Koo di Nomura, non proprio l’ultimo sprovveduto ma fino a prova contraria il Chief Economist) ci ricorda anche una triste realtà, vista in Giappone: non è matematico il fatto che aumentando la base monetaria si aumenti la propensione alla concessione del credito da parte del canale bancario. Ed è proprio l’esperienza Giapponese ad insegnarcelo.
Senza poi dimenticare che le banche dell’Eurozona hanno poi ancora sempre la vicenda dell’EBA da risolvere.
Quindi , per l’ennesima volta, mettiamoci l’animo in pace. Prima di tornare a parlare di inflazione in modo serio, vediamo di risolvere i problemi più impellenti, compresi quelli che ora, con le buone o con le cattive, dovremo cominciare a considerare.
Ripartiamo dai PIIGS?
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DT