Inflazione o Recessione: ma il mercato ha capito il vero problema di Hormuz?

26 Marzo 2026 07:55

Il rumore delle onde che sbattono contro le chiglie immobili nel Golfo Persico. Mentre i telegiornali si affannano a contare i missili, il mercato sta facendo un errore madornale: scambia un infarto sistemico per un semplice attacco di panico passeggero. La realtà è che lo stretto di Hormuz è diventato una zona d’ombra dove il 20% del petrolio mondiale è evaporato dai radar, e Goldman Sachs ci sussurra tra le righe che non basterà un “cessate il fuoco” per riaccendere l’interruttore.

I dati sono noti. I flussi attraverso Hormuz sono crollati del 97%. Siamo passati da 20 milioni di barili al giorno a una misera scia di 0,6 milioni. Se la paralisi dovesse trascinarsi per sessanta giorni, il Brent non si limiterà a guardare i massimi del 2008, li userà come trampolino. E guardate questo grafico. Un calcolo dell’impatto del caro-petrolio in Europa, tanto per cominciare anche solo per due mesi, scenario secondo me più che ottimistico. Notate l’Italia…

Ma attenzione. l Pentagono gioca a fare il poliziotto del mare, promettendo scorte armate e corridoi sicuri. Dite che quindi è GARANTITO il ritorno alla normalità? Ma per favore… Un convoglio militare può garantire il transito di una nave, non può ripristinare la capacità di un’arteria globale. Gli esperti di Marina lo dicono chiaramente: nella migliore delle ipotesi, le scorte possono recuperare il 20% dei volumi normali. 20%!!! Il resto è speranza, o propaganda. Le infrastrutture LNG del Qatar sono già state segnate dai missili, e questo significa che l’Europa si ritroverà con un lungo periodo di scarsità strutturale.

Il grafico qui sopra vi fa vedere lo stato dell’arte del gas naturale e non solo. Fertilizzanti per esempio. Lo sapete che la maggior parte dell’Urea passa da Hormuz? E quindi impatto su concimi, produttività dei raccolti, prezzi delle derrate alimentari ecc ecc. Quindi INFLAZIONE.

E il mercato ha prezzato lo shock inflattivo spingendo i rendimenti dei bond verso l’alto, ma è rimasto cieco sul fronte della recessione. Se le catene chimiche del Golfo rimangono spezzate (parliamo di ammoniaca, urea e polietilene soprattutto) l’impatto sul PIL globale sarà un pugno nello stomaco. Domanda: quanto il mercato oggi sta scontando tutto questo?

STAY TUNED!

Danilo DT

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