Intelligenza Artificiale e Investimenti: essere Kodak o il Futuro?

La storia di Kodak è un monito che, nel frenetico e spesso auto-referenziale mondo della finanza, dovremmo scolpire a lettere d’oro sui nostri desk. Non è solo un aneddoto da manuale di marketing, ma una cruda realtà che rischia di ripetersi proprio sotto i nostri occhi, mascherata da “prudenza” o “tutela dello status quo”.
Navigando su Linkedin mi ritrovo questo POST che mi fa pensare molto. Vi sintetizzo la questione riprendendo quanto è scritto.
Nel 1975, mentre un giovane e brillante ingegnere di Kodak, Steven Sasson, dava vita alla prima fotocamera digitale, ponendo le basi per una rivoluzione epocale, la dirigenza di allora sceglieva di archiviare il futuro. Perché? Perché quel futuro minacciava il loro core business, la vendita di pellicole. Un’innovazione disruptive, come spesso accade, venne percepita non come un’opportunità, ma come una condanna.
Ed è qui che la finanza, nella sua accezione più conservatrice e meno lungimirante, rischia di inciampare: nel voler proteggere a tutti i costi ciò che si ha, si finisce per perdere tutto.
Pensiamo al mondo degli investimenti e della consulenza finanziaria. Quante volte, di fronte a un’innovazione che promette di ridefinire il settore, la reazione iniziale è di scetticismo, se non di vera e propria ostilità? L’intelligenza artificiale, l’automazione dei processi, l’analisi predittiva avanzata: sono tutti strumenti che, seppur ancora in fase di raffinamento, stanno già riscrivendo le regole del gioco. Eppure, non è raro imbattersi in un approccio che ricorda molto da vicino quello di Kodak: ignorare per non affrontare, sminuire per non dover cambiare.
Il rischio più grande, infatti, non è non comprendere appieno queste nuove tecnologie, ma è rifiutarsi di farlo. È la scelta consapevole di non volersi adeguare per non intaccare un modello di business, o una posizione di potere, che si crede (erroneamente) inattaccabile. E così, mentre il mercato si evolve e le esigenze degli investitori diventano sempre più sofisticate, c’è chi persiste nell’offrire soluzioni e consulenze basate su paradigmi ormai superati, scaricando la colpa sul cliente “poco informato” o sul consulente “poco proattivo”.
La verità è che, come Kodak non è fallita per colpa del digitale ma per una cieca arroganza strategica, anche nel nostro settore il fallimento non arriverà dalla tecnologia in sé, ma dall’incapacità o, peggio, dalla volontà di non abbracciare il cambiamento. Non è questione di essere “pronti” in un senso passivo, ma di voler essere pronti in un senso proattivo e lungimirante.
La finanza di domani non aspetterà chi è troppo impegnato a proteggere il passato. È tempo di aprire i cassetti, tirare fuori le innovazioni “scomode” e vederle per quello che sono: il futuro che bussa alla porta. Se lo ignoriamo, rischiamo di trovarci, un giorno non troppo lontano, a guardare il fallimento da un obbiettivo ormai obsoleto.
STAY TUNED!