INTERMARKET: la festa continua tra utili record e paradossi vari
Il mercato è una bestia strana. Mentre i telegiornali si affannano a contare i missili nel Golfo Persico, i listini banchettano su un tappeto di profitti che sembrano ignorare la gravità. Business as usual, dicono i report patinati. Ma l’aria comincia a farsi rarefatta.
Siamo dentro una stagionalità che dovrebbe essere problematica, tipica degli anni elettorali di midterm, eppure lo S&P 500 ha deciso di riscrivere il manuale del perfetto speculatore. La settimana scorsa l’indice ha stampato un nuovo massimo storico, trascinando con sé il Nasdaq e un settore semiconduttori che pare alimentato a steroidi. Il SOX ha messo a segno un +32% dai minimi di marzo. Una performance che profuma di euforia, o forse di disperata ricerca di rendimento.

Grafico SOX by Tradingview
Sembra che l’intelligenza artificiale che salverà il mondo, ma siamo onesti… Le Magnifiche Sette hanno generato il 60% dell’intero rialzo da fine marzo. Una concentrazione che fa tremare i polsi a chiunque capisca di risk management, ma che le case d’investimento celebrano alzando i target a 7.600 o 7.700 punti. Il paradosso? Nonostante i prezzi, le valutazioni fondamentali sono migliorate perché gli utili corrono più dei listini.
Oltreoceano, l’Europa arranca, zavorrata da una dipendenza energetica che non perdona. Se il prezzo alla pompa brucia il potere d’acquisto, gli investitori sperano che la BCE si decida a tagliare prima che il ritardo rispetto a Wall Street diventi una voragine incolmabile. Tagliare…
Intanto, i consumatori americani recitano una parte degna di un Oscar. Si dichiarano pessimisti nei sondaggi, appesantiti da un bias ideologico post-Trump, ma poi corrono nei negozi a spendere come se non ci fosse un domani. Le vendite al dettaglio di marzo sono volate a +1,7%, sbugiardando chiunque profetizzasse una recessione imminente. È un’economia low fire, low hire che non vuole saperne di spegnersi.
Ma poi vai a vedere i bond, dove il clima è diverso. Il sentiment sui Treasury è ancora troppo allegro e diventa difficile prevedere una vera inversione. La curva dei tassi è piatta, la tendenza non esiste. Stato confusionale insomma.
Detto questo ecco che magicamente le case d’affari aggiornano i modelli previsionali che puntano ora a 7.500 punti per la fine di luglio. È una proiezione lineare, quasi troppo bella per essere vera e figlia ovviamente dei nuovi massimi (quindi conta come il 2 di picche). Resta da capire se il mercato stia davvero anticipando la pace in Medio Oriente o se stia semplicemente imponendo ai contendenti la fine delle ostilità a suon di acquisti. La borsa non ha cuore, non dimenticatelo mai.
E mentre i mercati emergenti ex-Cina iniziano a mostrare multipli allettanti a 11 volte gli utili, la folla continua a stiparsi sulla porta di Wall Street. Forse è tempo di chiedersi se l’unico vero rischio sia rimasto quello di non partecipare alla festa, o se le luci della sala stiano per spegnersi all’improvviso. Io continuo a temere che visto anche l’ipercomprato ci ritroveremo con un bel temporale (a proposito il classico “sell on news” ci starebbe benissimo dopo gli “earnings” dei big di mercoledi) ma fare previsioni oggi sta diventando complicato. Intanto però non mi lascio affascinare dal canto delle sirene. Troppo bello per essere vero.
STAY TUNED!
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