ITALIA: back to reality please! E la recessione è di nuovo ad un passo

8 Novembre 2018 08:07

Vorrei segnalare una cosa agli amici lettori. E credetemi, a questo punto conta poco il colore o la convinzione politica, anche se proprio sotto questo aspetto, nella politica italiana ci sia molta confusione e ben poca chiarezza.
Sono ormai diversi mesi che è partita la coalizione gialloverde, una coalizione considerata da molti “anomala” quando nacque, ma che al momento (tra alti e bassi) resiste. Abbiamo un DEF fortemente contestato dall’Europa, un programma che probabilmente verrà portato avanti e con esiti quantomeno discutibili o difficilmente realizzabili.
Credetemi, a questo punto mi sta bene tutto, ma signori, la situazione è veramente di EMERGENZA. Non ve lo dico io, ce lo dicono i dati macroeconomici in uscita in questi giorni.
Partiamo da un dato sulla fiducia delle imprese sui prossimi 3 mesi. Il grafico segna una chiara, netta e preoccupante inversione in corso.

Ma se la fiducia delle imprese sta scendendo, come staranno invece gli italiani? Lo abbiamo visto ieri. Guardate le vendite al dettaglio

(ANSA)  – ROMA, 07 NOV – A settembre 2018 l’Istat stima che le vendite al dettaglio sono diminuite, rispetto al mese precedente, dello 0,8% in valore e dello 0,7% in volume. Anche su base annua, sono in calo del 2,5% in valore e del 2,8% in volume. La variazione negativa congiunturale riguarda soprattutto i beni non alimentari (-1,1% in valore e -1% in volume), ma non risparmia i beni alimentari (-0,3% in valore e -0,2% in volume). Pure su base annua sono in flessione sia le vendite di beni alimentari (-1,6% in valore) sia quelle di beni non alimentari (-3,1% in valore).

Un bel passo indietro e parlando con diversi imprenditori, c’è la percezione che si è tornati nuovamente nel limbo, quel limbo in cui si era caduti un anno fa, dove non c’era più quella frizzantezza che invece era percepibile solo fino a qualche mese fa. In molti poi, soprattutto dalle mie parti, sono preoccupati dal blocco e dal rallentamento delle grandi opere (TAV in primis) ma anche dai tagli fiscali alle imprese che poi, a conti fatti, sono diventati irrisori (la coperta è corta e i soldi servono per mantenere certe promesse…)

Tutto questo quindi accade proprio quando le imprese iniziano a sentire un ciclo economico che tende al peggioramento, con il retail che già si muove di conseguenza. E non è solo una questione di spread. Certo, un rapporto pari a 300 bp non fa piacere a nessuno, ma c’è anche il timore che l’irrigidimento dei rapporti con l’Europa porti anche a raffreddamenti commerciale. E sia ben chiaro, vi sto riportando delle banali testimonianze di vita vissuta che ho registrato negli ultimi giorni. Per esempio l’export. Quanto ha pesato la crescita dell’export in questi ultimi anni? E anche l’import, segno comunque di una domanda di prodotti, come si sta comportando? Beh, non fanno altro che confermare quanto vi sto dicendo.

Potrei ancora parlare di occupazione in calo, oppure di un PIL inesorabilmente rivisto al ribasso, o ancora altri dati già usciti non certo confortanti. E allo stesso tempo non voglio nemmeno fare al fine della politica, che si prodiga a colpevolizzare chi più fa comodo. La colpa è di tutti e di nessuno, di chi c’era prima e di chi c’è ora, di chi governa ma anche chi è alla base della piramide. Ma resta un dato di fatto. L’Italia è diretta verso la recessione . Perché come sempre cosa sta accadendo?
Non ci vuole certo una laurea (visto che ultimamente sono tornate di moda, soprattutto se inesistenti) per capire che l’Italia, causa problemi strutturali, vi muove sempre più lentamente dei competitor europei, per poi enfatizzare la correzione quanto le cose iniziano ad andare male.

Ha quindi senso colpevolizzare a destra e a sinistra, l’Unione Europea e magari anche i Santi del paradiso? Ve l’ho scritto non so quante volte. C’è bisogno di concretezza perché siamo sull’orlo del burrone e la recessione, credetemi, è più vicina di quanto si possa immaginare. E la recessione significherebbe per noi dover gestire un grande problema. Ma sembra proprio che nessuno se ne renda conto. Dobbiamo fare il POSSIBILE per evitarla, perché poi giustificarsi tra qualche mese con “è colpa di Bruxelles”, “è colpa del ciclo economico”, “è colpa di chi c’era prima” non ci salverà dalla recessione, anzi, enfatizzerà il movimento perché non ci saranno barriere di protezione. O magari diranno che “siamo sfortunati”. Piantiamola. Occorre agire. SUBITO.

STAY TUNED!

Danilo DT

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