ITALIA COME NEL 1959. Ma ora è peggio perchè non c’è crescita economica!

27 Luglio 2016 09:00

1959

La crescita economica, questa sconosciuta… Dopo mesi in cui speranzosi politici cercavano di indorarci una pillola amara, e anche complice una Brexit che non era tra gli scenari previsti, ecco che pian piano la verità viene a galla. La crescita economica non c’è. Non che ne avessimo la certezza, per carità, ma la situazione addirittura rischia di essere peggio di quanto si possa immaginare.
Tranquilli, siamo in buona compagnia, anche se è evidente che come spesso accade, siamo l’ultima ruota del carro. Ecco le previsioni sul PIL italico e non solo, in attesa nelle prossime giornate dove avremo le conferme del caso.

(…) secondo le stime dei modelli a breve dell’Ufficio parlamentare di Bilancio (UpB), a fine anno la sua crescita resterebbe al di sotto dell’1%. Siamo tra i due e i tre decimali in meno rispetto alle previsioni del Governo. E lo scenario di una ripresa meno dinamica verrebbe confermata anche nel 2017, con un “effetto Brexit” che impatterebbe negativamente tra lo 0,2 e lo 0,4%, a seconda della severità delle ripercussioni sui mercati finanziari e sull’offerta di credito.

In attesa delle prossime stime Istat (12 agosto) sul secondo trimestre, l’UpB vede un aumento del Pil tra aprile e giugno dello 0,2% (contro lo 0,3% del primo trimestre) mentre nel terzo trimestre si scederebbe a un +0,1%. (IS24H)

PIL: i dati previsionali di Bloomberg per il 2017

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Nulla di bello, oserei dire. Ma come dicevo e come potete vedere, il rallentamento sarà globale e non solo italiano, anche se noi dobbiamo SEMPRE distinguerci…

Consensus su crescita globale

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Ma come vedrete più tardi (nel post che segue), il problema della crescita asfittica non è “Made in USA”…
Intanto però per la nostra economia i segnali di rallentamento si moltiplicano. A partire dai dati sui consumi. Il sito LaVoce  ci racconta che nei primi cinque mesi dell’anno le vendite al dettaglio sono cresciute solo dello 0,3 per cento in valore e sono scese dello 0,2 per cento in volume rispetto al 2015. Poiché lo stesso dato era un +0,7 per cento in valore e in volume nei primi tre mesi dell’anno, se ne deduce che in aprile e maggio è arrivata una gelata dei consumi. L’andamento deludente dei consumi ha una spiegazione immediata: si chiama perdita di fiducia. Dopo aver raggiunto un valore massimo a fine 2015, l’indice di fiducia dei consumatori è crollato nei primi sei mesi del 2016, rimangiandosi tutto l’aumento dell’ultimo anno. Il calo ha controbilanciato in negativo la crescita del reddito disponibile dei primi mesi del 2016. Come mostra il grafico, la discesa della fiducia è avvenuta più o meno quando le borse mondiali sono cadute e l’entrata in vigore bail-in ha scoperchiato i problemi nascosti sotto il tappeto di grandi e piccole banche italiane. Ben prima che i sostenitori del “Leave” prevalessero nel referendum britannico di giugno.

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Se mi chiedete le ricetta che sarebbe necessaria per risollevare le sorti dei consumi e quindi dell’economia italiana, io ve la ripeto, ma ormai ho perso ogni speranza, nemmeno per la cattiva volontà della classe governante ma per l’impossibilità di attuazione visto che ci sono dei vincoli comunitari e la fatidica “coperta è corta”. A cosa mi rierisco? Semplice: ad una fase di espansione della politica fiscale. Quindi taglio delle aliquote a tutti i livelli, sia per imprese e lavoratori, e soprattutto questi ultimi devono vedersi una detassazione della busta paga. Unica via per riprendere a consumare. E che non si pensi che con il QE si possa ancora fare qualcosa, se non gonfiare la bolla della finanza. Anzi, quello che può succedere si chiama DEFLAZIONE. C’è chi parla di un deja vu nel 1959 Però almeno a quei tempi un po’ di crescita c’era. E ora?

(…) Andando avanti così a fine anno si registrerà una variazione dei prezzi negativa, per la prima volta negli ultimi 57 anni, spiega la Cgia di Mestre.
Con una sostanziale differenza: se nel 1959 il Pil italiano viaggiava a un ritmo del +7%, oggi dopo la recessione e la lunga crisi, la crescita economica si presenta debole e a rischio come dimostrano le analisi dei centri studi e degli organismi internazionali che stanno rivedendo al ribasso le prospettive per il 2016, per tassi di crescita sotto l’1%. (…) (SoldiBlog) 

Se poi ci aggiungiamo la crisi di fiducia di cui vi parlavo prima e il quadro non proprio idilliaco sulle banche italiane, beh, inizia veramente difficile sperare in qualcosa di buono. E il fatto di essere in buona compagnia, sinceramente, non mi rincuora affatto.

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Danilo DT

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