Italia: cosa succede dopo la Manovra Monti?

di paolo41
5 Dicembre 2011 09:17

Guest post: Crisi Italia, occorre crescere, occorre sviluppo. Ma non solo.

Spesso ci dimentichiamo che qualunque possa essere la soluzione che l’Unione Europea troverà per aiutare gli stati in difficoltà, questa avrà effetti solo sulla parte interessi del debito, ma la parte “solida” dello stesso, per essere ridotta, deve contare sulle azioni che il nostro governo, così come altri governi più o meno virtuosi, sapranno mettere in atto.

Ne conseguono alcune considerazioni basate sul concetto che “stipendi e investimenti identificano, nella generalità dei casi, i COSTI da eliminare o ridurre”. Si interverrà sulle spese improduttive, giustissimo, come deve fare ogni buona azienda che si rispetti, ma ricordiamoci che tali tagli comporteranno riduzione di stipendi e, probabilmente, di investimenti dimostratisi inutili; in sintesi meno spese ma anche, di conseguenza, meno consumi e meno Pil.

Si cercherà di ridurre gli sprechi nella sanità, nei comuni, nelle province e nelle regioni sia come stipendi che come investimenti: idem come sopra, meno consumi e meno Pil.
Sotto una luce diversa possono essere visti l’allungamento dell’età pensionabile e una revisione del pensionamento di anzianità: si traducono senz’altro in risparmio, ma c’è l’aggravante di non liberare posti di lavoro per i giovani. La quantità di posti di lavoro lasciati liberi dall’attuale legislazione pensionistica non sarebbe comunque totalmente sostitutiva, dato il processo di miglioramento della produttività in atto in ogni settore, sia pubblico che privato. Quindi, anche in questo caso, nel tempo, meno stipendi e meno Pil.

Ma proviamo a parlare un po’ di cifre che, anche se grossolane, aiutano a capire il problema. Le ultime previsioni danno un aumento del Pil vicino a zero; quindi, con un valore attuale del Pil intorno a 1580 Mld ( il debito è il 120% del Pil quindi circa 1900 Mld), se concediamo un aumento netto del Pil del 0,2% e 2,8% di inflazione, avremo, in valore assoluto, un incremento di 45-50 Mld che non riescono neppure a compensare un tasso di interesse del 3% sul debito.
Se gli interessi medi salgono al 5% occorrono 95 Mld di manovra solo per coprire gli interessi. Quindi sarebbe necessaria una manovra di circa 200 Mld per incidere sul debito in maniera sostanziale, diciamo per avere un avanzo primario di almeno il 5%, altrimenti continueremo a pagare solo gli interessi.
Quindi da una parte guerra agli sprechi e ai costi improduttivi, dall’altra incremento delle ENTRATE via riduzione dell’evasione e dell’elusione fiscale, nuovi parametri fiscali, patrimoniali varie (auspicabile anche alle società di comodo e alle istituzioni religiose), tasse sul “lusso”, probabile ritocchi sull’Iva, etc.

Anche se tali interventi saranno gradualmente più pesanti per i redditi e per i patrimoni più alti (spesso improduttivi), è indubbio che anch’essi genereranno un effetto negativo sui consumi e sul Pil.
Ma, giustamente, una parte delle suddette entrate saranno indirizzate a rendere meno gravoso il costo del lavoro e a ridurre la tassazione sulle aziende per aumentarne la competitività.

Questo dovrebbe permettere di contenere l’importazione di prodotti esteri a favore di prodotti made in Italy (magari con un po’ di aiuto dei media in un ’ottica di autarchia) e agevolare l’esportazione delle nostre aziende, con il risultato (si spera) di aumentare i posti di lavoro, incrementare i consumi e il Pil.
Questo sarebbe tutto più facile se si potesse usufruire di un minimo di svalutazione della moneta, ma, purtroppo, non c’è più permesso..siamo bloccati dall’euro.
Le uniche svalutazioni che possiamo fare è quella di ridurre i fattori del costo del lavoro e avere tassi sugli interessi i più bassi possibili per i finanziamenti alle aziende.

Ma siamo anche bloccati dai disequilibri economici che dieci anni di euro hanno creato nel contesto europeo, dove i paesi del nord-europa hanno usufruito e continuano ad usufruire, con l’euro, di una moneta ampiamente sottovalutata rispetto alle loro precedenti valute (marco tedesco in testa).

In sintesi, quando si raggiungerà un qualche accordo sul sistema fiscale nell’Eu, si potrà teoricamente contare su un maggiore equilibrio fra i tassi applicati alle singole economie (per noi, più bassi degli attuali), ma non avremo risolto il problema di fondo, che è il disequilibrio economico prima menzionato.

Per dare un esempio, un paio di settimane fa, con il contributo di Gaolin, abbiamo visto la situazione della bilancia commerciale dei vari paesi e il sottoscritto ha aggiunto come la nostra bilancia commerciale, ancora positiva per 9.200 Mld di euro nel 2001 (nonostante la necessità, per una nazione come la nostra, di importare, praticamente, tutte le materie prime), si sia gradualmente deteriorata e, probabilmente, si rischia di chiudere il 2011 con un passivo di circa 30.000 Mld !!

La bilancia commerciale è un chiaro indicatore della salute di un’economia; pensate a quanti posti di lavoro abbiamo perso in questi anni !!! Un possibile riequilibrio della situazione potrà avvenire se, di fronte ad una politica di austerity da parte nostra e dei paesi periferici per il contenimento del debito, si interfacci una politica espansiva da parte dei paesi europei meno indebitati (sempre che si riesca a superare gli egoismi culturali radicati nel Dna delle varie popolazioni europee…nutro grosse perplessità).

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=jB9S0_QjOjs[/youtube]

Abbiamo bisogno di sviluppo, ma mentre è probabile che le manovre 2011 comporteranno una riduzione dei consumi, gli effetti delle incentivazioni al lavoro e alla crescita del Pil saranno molto condizionate da fattori esogeni e comunque non apprezzeremo significativi risultati nel breve termine.
In altre parole, le manovre rischiano di lasciare lo status quo e mantenere i paesi periferici in continua emergenza, perché sarebbe necessario che l’ Eu, dopo la riforma fiscale, attuasse anche una nuova politica economica capace di attenuare, fino dove è possibile, le differenze economiche delle varie aree.
In secondo luogo, se proprio vogliamo presumere che si riesca a formare una vera “fortezza” Europa, dovrebbe maturare la convinzione di difendere il prodotto europeo dalle importazioni selvagge da quei paesi che abusano sia della sottovalutazione della moneta sia di un tessuto sociale sotto pagato.
Tali paesi, in ultima analisi stanno attuando, così facendo, forme di protezionismo distruggendo il contesto produttivo degli altri paesi. L’unica risposta possibile è quella di contrastarli con analoghe difese.
Non farlo significa accettare che, nel tempo, la situazione economica dei paesi occidentali (e questa volta anche dei tedeschi) si deteriori sempre più.

Paolo41

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