Italia: il tessuto socio economico si sta deteriorando
Anche valutando i dati Istat la ripresa non si vede. Cosa fare per far riprendere tono alla crescita economica?
Il post di ieri su ricchezza, consumi e debito è stato al centro di grandi discussioni, ma credo abbia dato a tutti la possibilità di capire come stanno realmente le cose.
Come avrete capito, la situazione economica dell’italiano medio è stata alimentata e sostenuta più che dalla crescita economica reale, dallo Stato stesso che si è sostituito alla crescita e ha fatto si che il tenore di vita ed i soldini continuassero a fluire nelle tasche degli italiani.
Peccato che i tempi della “gestione pubblica allegra” stanno per finire e, progressivamente, quel gap dato dal surplus di risparmio, che ci metteva nel rango dei “fortunati”, viene via via eroso dalla popolazione italiana. E quindi, pian piano, stiamo assistendo ad un profondo cambiamento del tessuto economico prima, ma anche sociale della società nel Bel Paese.
Ma certi dati devono essere confermati. E’ facile dire CRISI ECONOMICA senza avere le prove, altrimenti si fa terrorismo, dico bene? E allora, visto che non siamo terroristi ma siamo REALISTI (ci tengo sempre a puntualizzarlo) eccovi i dati ufficiali. E’ stato proprio l’istituto principe italiano per la statistica, l’ISTAT, che ha fatto un’indagine che si chiama “aspetti della vita quotidiana”, tanto per calarsi nella parte, dove ha voluto monitorare la “soddisfazione” dei cittadini. Secondo questa indagine il 49.5% degli italiani non è soddisfatto della propria situazione economica. Ma ecco i numeri ufficiali.
Il 43,7% delle famiglie italiane ritiene che la propria situazione economica sia peggiorata. Il dato si evince da un’indagine Istat secondo cui soltanto il 50,9% del totale delle famiglie giudica la propria situazione economica sostanzialmente invariata rispetto all’anno precedente. Il 49,5% delle persone di 14 anni e più, inoltre, si dichiara per niente o poco soddisfatta della propria situazione economica, percentuale in linea con il 2010.
Nel Nord la quota di residenti soddisfatti della propria situazione economica è pari al 56,2%, mentre scende al 50,9% nel Centro e al 36,9% nel Mezzogiorno. La quota di individui insoddisfatti, invece, è pari al 41,9% nel Nord, al 47% nel Centro e al 61,1% nel Mezzogiorno. Dal punto di vista territoriale, si può osservare come siano le famiglie residenti nel Nord (52,1%) e nel Centro (51,7%) a riportare una più frequente percezione di stabilità (contro il 48,5% del Mezzogiorno). Al contrario, le famiglie che dichiarano molto o un po’ peggiorata la loro condizione si trovano più spesso nel Mezzogiorno (il 47,7% contro il 41,2% nel Nord e il 43,4% nel Centro).
Ad essere meno soddisfatte sono le famiglie dei lavoratori in proprio e degli operai: la quota di quelle che riferiscono un peggioramento è pari, rispettivamente, al 43,1% e al 42,9%. Piu’ difficoltosa ancora è la situazione delle famiglie la cui persona di riferimento è in cerca di occupazione: in questi casi la quota di famiglie che dichiara un peggioramento e’ pari al 61,6%. Anche rispetto al giudizio sulle risorse economiche familiari, nel 2011, si registra una sostanziale stabilita’ delle opinioni: la percentuale di famiglie che affermano di disporre di risorse ottime o adeguate e’ il 56,8%, mentre le famiglie che le ritengono scarse sono il 37% e insufficienti il 5,7%, percentuali che sono del tutto analoghe a quelle osservate nel 2010. Le famiglie residenti nel Nord esprimono giudizi più spesso positivi sulle risorse economiche a loro disposizione: il 62,4%, infatti, le ritiene ottime o adeguate, mentre nel Mezzogiorno tale quota scende al 47,8%. (Source)
Chiaramente la soddisfazione deve essere letta come capacità di consumi, di Risparmio e di benessere. Non mi sembra di leggere tra le righe che la situazione sia di ripresa economica ma quantomeno di stabilità se non di peggioramento.
Ma cosa accadrà quando i risparmi verranno erosi? E cosa fare per creare qualcosa di buono? Come cercare di far ripartire la ripresa economica?
Qualche esempio? Eccovi serviti (prendendo sempre spunto da Confcommercio).
1) Rendere equo il sistema pensionistico (proporzione matematica tra prestazioni e contributi); attenzione alle vite contributive discontinue (donne, precari)
2) Rendere moderno il sistema fiscale: meno evasione, minori aliquote legali (perché dobbiamo battere tutti i record? Chi l’ha stabilito?)
3) Ridurre i costi della politica: 9,1 mld. di euro solo per la funzione di rappresentanza (1,8 mld. di risparmi possibili senza licenziare lavoratori)
4) Cessioni di patrimonio (no alle tante piccoli IRI locali) e liberalizzazioni (seguendo l’Antitrust, non Confcommercio)
5) Investire nelle opere necessarie: infrastrutture ed energia
6) Prendere consapevolezza del ruolo dei servizi come motore della crescita, anche attraverso l’export (es. turismo); var. % cumulata 2002-2010 export servizi: Germania 137%, Austria 109%, Spagna 103%, Italia 63%)
Di lavoro da fare ce n’è tantissimo. Non è troppo tardi. Occorrono riforme urgenti e un cambio di stile radicale nella gestione della cosa pubblica. Berlusconi ieri ha detto che si dimetterà dopo il voto sulla legge di stabilità. Ma non illudiamoci. Berlusconi è solo un passaggio, una tappa, o meglio un primo importante ostacolo. Ma facciamo ben attenzione che le difficoltà, soprattutto per gli italiani arriveranno dopo. Nella speranza di avere una credibilità politica che ci faccia vivere un pò più serenamente.
E io da italiano, spero di ritrovarmi con un governo tecnico e con una nuova legge elettorale. Poi per carità, sono solo opinioni mie…
Stay Tuned!
DT
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