ITALIA: La morsa del Debito Pubblico e un programma non realistico

La tematica del debito pubblico resta sicuramente un elemento chiave per poter analizzare i mercati in modo obiettivo. Questo grafico, già presentato in passato e recentemente aggiornato, mette in chiara evidenza la difficile situazione del debito pubblico a livello globale. Dopo l’importante analisi sul debito aggregato, una ripassatina sull’argomento non fa mai male.
Come potete vedere, dal grafico di Pictet , risulta chiaro che quella linea azzurra “spacca”il mondo in due fasce. Da una parte il mondo economico che può permettersi anche un po ‘di leva finanziaria a sostegno di una crescita economica decisamente in rallentamento. E dall’altra invece trovate tutti quegli stati che necessitano del cosiddetto deleveraging. Sono economie cariche di debito che stanno cercando anche con la politica monetaria espansiva più estrema di stare in piedi, di poter concorrere coi paesi meno indebitati e più virtuosi, di poter recuperare/mantenere quella competitività che stanno via via perdendo.
Quella linea azzurra è la linea dei parametri di Maastrich, che stabilisce come livello di corretto equilibrio il rapporto debito PIL al 60%, target a cui tutti i paesi dell’Eurozona devono mirare.
Provate a guardare con più attenzione il grafico e scoprirete che SOPRA la linea di Maastricht ci sono i cosiddetti paesi “core” o le economie avanzate (la media come vedete è pari ad un ratio debito PIL pari al 101%) mentre sotto la linea azzurra ecco i paesi emergenti (la cui media del debito PIL è pari al…34%!).
Ora, facendo due banali considerazioni, risulta veramente difficile poter coniugare deleveraging con crescita economica. Purtroppo il programma di austerity è concettualmente uno strumento che porta al rallentamento delle economie. E se poi si aggiunge il debito al debito…
Infatti mi risulta che il nostro debito pubblico recentemente abbia toccato nuovi picchi massimi.. E se poi aggiungiamo al nostro debito tutto quanto ci appioppa l’Unione Europea… Ma vi rendete conto che il fondo salva stati, EFSF e ESM che molto probabilmente verranno fusi in un unico organismo da 1.000 miliardi (un altro LTRO a livello di impatto) saranno finanziati e garantiti dai governi dell’unione Europea? E che alla fine il “salvataggio” teorico della Grecia è finito sul groppone di noi risparmiatori? Facendo due calcoli, il costo che l’Italia ha subito per salvare Atene è pari a circa 45 miliardi di Euro, praticamente una pesante finanziaria. Se vi sembrano pochi…
Il sito L’Indipendenza poi si “diverte” con ulteriori dettagli:
Salvare la Grecia costa al nostro Paese quanto una corposa manovra finanziaria, che di fatto si somma in buona misura agli 82 miliardi di euro di sacrifici imposti al Paese dalle manovre finanziare varate già nel 2011. Scendendo ancora più nel dettaglio, emerge che ogni cittadino italiano sottoposto all’Irpef “presta” alla Grecia 850 euro, a cui si devono aggiungere almeno altri 150 euro derivanti dalla quota parte italiana versata al Fondo monetario internazionale e alla Bce e indirizzata al sostegno dei disastrati conti greci.
Certo, la speranza concreta è quella di evitare che il panico diffuso sui mercati ostacoli la riduzione del costo del finanziamento del debito italiano con un forte risparmio sugli interessi, in procinto di avvicinarsi nel 2012 ai 100 miliardi di euro. Le stime più accreditate fanno riferimento ad un risparmio di circa 8 miliardi di euro se lo spread scenderà sotto i 300 punti rispetto ai 500 sulla base dei quali il Tesoro aveva steso il bilancio “post manovra Monti”. Il crollo dei rendimenti dei Bot è in tal senso assai benaugurale.
Intanto però, il fabbisogno di cassa deve registrare in termini contabili gli esborsi citati prima e ciò rende indubbiamente molto più complesso trovare i due/due miliardi e mezzo di euro necessari per coprire la piattaforma già ampiamente allargata degli ammortizzatori sociali e spingere il governo a patrocinare soluzioni a “costo zero” anche in relazione al complesso fenomeno dei lavoratori rimasti senza occupazione.(…) La parziale ripresa dell’aumento dei prezzi di alcuni beni, peraltro, ha contribuito a far crollare la spesa delle famiglie italiane per i generi alimentari ai livelli di 30 anni fa. Il debito greco, i ritardi dell’azione europea, la speculazione pesano in maniera diretta sulle spalle dei contribuenti e dei consumatori rendendo impervia la ripresa dell’economia reale. Il mondo è piccolo e la crisi lo ha ristretto ulteriormente.
Brutto dirlo, ma siamo sommersi dal debito. Obbligati al fiscal compact (che tanto dovremo rivedere perché è per noi insostenibile). Obbligati all’austerity. Obbligati all’aumento delle imposte (che per forza inchioda la potenzialità dei consumi). Obbligati ai sacrifici. Obbligati ad una moneta che oggi è troppo forte per noi italiani e non ci dà spazio di sbocco per la crescita delle esportazioni. Obbligati a quanto l’Unione Europea e Angelina Merkel vogliono. Obbligati ad essere praticamente schiavi di un sistema che non ci permetterà comunque di risalire la china. Obbligati ad essere non soddisfatti di quanto sta avvenendo a livello governativo, in quanto AL MOMENTO la manovra di Monti, seppur rivoluzionaria con prese di posizioni forti e necessarie, non ci ha dato le dovute risposte sulla crescita economica, risultando ahimè poco EQUA e ancora troppo politicizzata. Obbligati a sperare in un domani migliore. Sperando che ci sia ancora per noi italiani un domani realmente indipendente. Non come in Grecia, ormai commissariata e senza un vero e proprio futuro autonomo.
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DT
