ITALIA: la peggior crisi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale

Pubblicato 12 Aprile 2013 Aggiornato 7 Agosto 2014 10:30

Ormai lavorare non è più un diritto ma un lusso. Ce ne rendiamo conto?

Da sempre,  ho il pallino dei dati sul tasso disoccupazione, perché ritengo che tutta l’economia gira proprio sull’impatto che deriva dall’aumento o dalla diminuzione dei posti di lavoro. E se ci pensate un attimo è anche abbastanza logico. Se c’è più occupazione, ci sarà più circolazione di denaro, più consumi e quindi economia più forte. Ovviamente ho semplificato all’ennesima potenza proprio per fare capire a tutti quanto è importante questa variabile economica.

I dati usciti proprio nelle ultime ore su questa tematica sono molto negativi. Il bollettino mensile BCE infatti ci dice che, secondo loro, non accenna a diminuire l’emorragia di posti di lavoro che, negli ultimi tre mesi del 2012 ha raggiunto livelli senza precedenti e continuerà a peggiorare nel primo trimestre di quest’anno.

LA DISOCCUPAZIONE IN EUROZONA E NON SOLO

Ma il peggio arriva coi dati italiani. La sfiducia e’ tale che sono saliti non solo i disoccupati ma anche coloro che non cercano piu’ un lavoro.

Secondo un report dell’Istat, gli scoraggiati, cioe’ quelli che dichiarano di non aver cercato lavoro perche’ convinti di non trovarlo, sono 1 milione 300 mila, il 43% del totale. Il secondo indicatore riguarda gli inattivi che cercano lavoro, ma non sono subito disponibili a lavorare.

Nel 2012 questo gruppo conta 111 mila individui, 7 mila in meno rispetto a un anno prima (-6,1%). La somma degli inattivi disponibili a lavorare e degli inattivi che cercano ma non disponibili rappresenta le cosiddette “forze di lavoro potenziali” che, nel 2012 ammontano a 3 milioni 86 mila. Sommando le forze di lavoro potenziali ai disoccupati si ha la misura delle persone potenzialmente impiegabili nel processo produttivo: si tratta di 5 milioni 831 mila persone nel 2012. I disoccupati veri e propri invece sono passati da 1,506 milioni del 2007 a 2,744 milioni del 2012: un aumento di 1,238 milioni pari ad un aumento ‘boom’ dell’80%. Tornando piu’ in generale all’Eurozona, l’analisi della Bce evidenzia che “la debolezza dell’attivita’ economica nell’eurozona “si e’ protratta fino alla parte iniziale del 2013 e per la seconda meta’ dell’anno si prevede una graduale ripresa, che e’ soggetta a rischi al ribasso”. In “diversi paesi” dell’area dell’euro le condizioni del credito per le aziende sono “restrittive”, “in particolare per le piccole e medie imprese”, afferma ancora la Bce nel suo bollettino mensile. (Source) 

 I disoccupati in Italia sono passati da 1,506 milioni del 2007 a 2,744 milioni del 2012: un aumento di 1,238 milioni pari a una variazione superiore all’80%. Sono numeri IMPRESSIONANTI! E quindi non sorprendiamoci se la crisi che ne deriva è senza precedenti. Ma non mi fermo qui.

Dati Bankitalia. Dal 2007 il nostro paese ha perso un qualcosa come 7 punti di PIL. E’ chiarissimo che il nostro paese sta vivendo la peggiore crisi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

(AGI) – Roma – “L’economia italiana sta attraversando la crisi piu’ profonda dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Rispetto al 2007 il prodotto interno e’ sceso di 7 punti percentuali, il numero di occupati di 600.000 unita’”. I dati sono stati forniti dal vicedirettore generale della Banca d’Italia, Fabio Panetta, intervenuto presso l’Università Federico II di Napoli a un convegno dedicato a “L’industria italiana e meridionale negli anni della crisi”.

Sono numeri drammatici che non vogliono portare al terrorismo psicologico, ma semplicemente a mettere a nudo la realtà dei fatti. Qui signori non si scherza più. Come detto è dai tempi della Seconda Guerra mondiale che non si vede una crisi così drammatica.

E io l’ho sempre detto. Questa è comunque una guerra. Non si sparano bombe, non si ammazzano le persone (al momento) ma l’impatto non è meno devastante nel medio lungo termine. E’ una guerra della finanza e dell’Economia, è la guerra dei disequilibri e dei contrasti, delle diseguaglianze e dellla mala amministrazione. E’ una guerra che rischia di sfociare, come ben sapete, nel conflitto sociale. E’ una guerra che deve trovare dei compromessi, in quanto i contrasti interni anche in quella strana organizzazione che si chiama Eurozona rischiano di distruggere molte economie a favore di altre. E noi, questo, da ITALIANI, non possiamo permetterlo perchè proprio NOI saremo le vittime, come scrivevo QUI ieri…

 Si sa che siamo messi male e che per risollevarci avremo bisogno di un miracolo. Come detto ieri, degli Eurobond o di un allentamento dei cordoni del fiscal compact. O quantomeno di un po’ di svalutazione competitiva.

Un miracolo che deve per forza passare dal Sistema in cui siamo inseriti perchè, ahime, da soli non ce la possiamo fare. Però è anche vero che le nostre dimensioni ci permettono di poter sperare soluzioni ben diverse rispetto a Cipro e Grecia. MA ricordatevi bene. Un trattamento “diverso” sarà dovuto NON ad un rispetto maggiore per il nostro paese, ma solo perchè l’effetto contagio sarebbe economicamente ingestibile sopratutto per il sistema bancario Europeo. Per una volta possiamo ringraziare di essere italiani (e non greci…)

STAY TUNED!

DT

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