ITALIA, troppa grazia! Dove è finito il premio al rischio?

25 Settembre 2020 09:04

Se dovessimo guardare il mercato obbligazionario, mi verrebbe quasi da chiedermi se veramente vale ancora il detto “il mercato sconta tutto” oppure “il mercato non sbaglia mai”. Perché la fotografia dell’Italia che vediamo grazie ad alcuni grafici, è quella di un paese che non si trova in particolari difficoltà. Non dimentichiamo infatti che il nostro debito PIL decollerà oltre area 160%, che la nostra produzione è ancora a marcia super ridotta, che abbiamo problemi di sostenibilità in tutti i settori, oltre che problemi di natura demografica. Insomma, di dubbi ce ne sono tantissimi. Intanto però questo è quanto vediamo oggi.

Grafico 1: Italia Germania Spread: Titoli di Stato e CDS

Se guardiamo lo spread tra Germania e Italia, o ancor meglio il contratto assicurativo anti default (CDS), notiamo che il nostro titolo di stato addirittura ha migliorato considerevolmente il suo livello di sicurezza.

Grafico 2: BTP benchmark, i rendimenti

Se andiamo a vedere i rendimenti dei titoli BTP benchmark, notiamo che i titoli a uno e due anni restano a rendimenti negativi, mentre a 5 anni siamo a +0.3%. In altri termini, vincolo il mio denaro fidandomi ciecamente dell’Italia per 5 anni, accontentandomi di uno 0.3% lordo. Morale: azzeramento TOTALE del premio al rischio.

Grafico 3: possibilità di default e ItalExit? Minime.

E di conseguenza, le possibilità scontate dal mercato sia di default del nostro debito, che di uscita dell’Italia dall’Euro, sono ridotte al lumicino.
Una mano l’ha data probabilmente il risultato elettorale che scongiora a breve il rischio elezioni. Sicuramente continua ad aiutare l’immane massa di liquidità presente sul mercato. Sicuramente influisce in modo determinante la “mano” della BCE e le prospettive di miglioramento (…) post utilizzo Recovery Fund. M a detto tutto questo, l’Italia merita tanta grazia?

(…) Tra giugno e luglio gli investitori esteri hanno sottoscritto titoli italiani per 14 miliardi di euro compensando solo in parte la fuga di marzo e aprile quando, in coincidenza con lo scoppio della pandemia, si registrarono 66 miliardi di riscatti netti. Questi numeri secondo Unicredit segnalano che il mercato è ancora piuttosto riluttante ad esporsi sul rischio Italia alla luce del peggioramento dei fondamentali (il netto aumento del debito per fronteggiare la pandemia) e dell’ipotesi di declassamento del rating che non è ancora del tutto scongiurata. (…) [Source] 

Vedendo quanto scritto sopra, sembra invece che sia esattamente l’opposto. Anche perché mancano teoricamente quelle basi su cui poggiare le speranze di una ripresa e di una maggiore solvibilità. Quelle basi sono date da una solida ripresa. E quindi puntiamo tranquillamente il dito contro la BCE, che in questo contesto di mercato, resta in ogni caso molto “supportive” per il debito italiano, essendo in modalità ultra-accomodante. E siccome tutti sanno bene che non conviene “sfidare le banche centrali” possiamo anche dire che nemmeno l’arrivo di nuova carta dovrebbe appesantire in modo significativo i prezzi dei nostri BTP. Anzi, lo spread è un plus che tenderà a restringersi proprio grazie alla BCE. Area 100? Chi lo sa, anche meno, ma tanto non sarà un nostro merito, ma una conseguenza legata all’operato di un buyer unico e fortissimo che tiene in piedi la baracca. Un buyer che però ha firmato la sua condanna, perché sarà estremamente difficile per tutte le banche centrali organizzare delle “” nei prossimi anni che siano indolori. Non possiamo che assistere da spettatori.

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Danilo DT

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