ITALIA: un paese di poveri vecchi e giovani senza futuro (parte seconda)
Non più tardi di qualche settimana fa scrissi un post intitolato “Italia: paese di poveri vecchi e giovani senza futuro”, in cui denunciavo il progressivo invecchiamento della popolazione, l’aumento della disoccupazione giovanile, ed il progressivo aumento del disagio e del conflitto sociale nel Bel Paese.
Come poter garantire in queste condizioni un futuro al nostro paese?
Se poi a tutto questo quadro andiamo ad aggiungere anche le avverse condizioni economiche (compresi i grossi problemi strutturali e fiscali che frenano gli investimenti dall’estero) garantire un futuro che non sia solo DECLINO è sempre più complesso.
Ma purtroppo non è finita qui.
Gli ultimi dati dell’ISTAT sono più che preoccupanti.
(ANSA) La popolazione residente in Italia è sostanzialmente arrivata alla crescita zero: i flussi migratori riescono a malapena a compensare il calo demografico dovuto alla dinamica naturale. Lo rende noto l’Istat. Nel 2014 siamo arrivati a 60.795.612 unità, con un aumento di appena 12.944 rispetto all’anno precedente.
Il movimento naturale della popolazione (nati meno morti) ha fatto registrare nel 2014 un saldo negativo di quasi 100 mila unità, che segna un picco mai raggiunto nel nostro Paese dal biennio 1917-1918 (primo conflitto mondiale). Sono stati registrati quasi 12 mila nati in meno rispetto al 2013.
Anche i nati stranieri continuano a diminuire (-2.638), pur rappresentando il 14,9% del totale dei nati. La mortalità resta stabile, con una lieve diminuzione in valore assoluto (-2.380).
In altri termini, neanche la Prima Guerra Mondiale aveva portato ad un bilancio demografico come quello emerso oggi dal report Istat riferito al 2014. Dati allarmanti, che raffigurano un Paese ormai sempre più vecchio (età media 44,4 anni), un inesorabile crollo delle nascite (-12mila nati rispetto al 2013), capace di mantenere la sua capacità demografica solo grazie agli immigrati.
Come garantire in queste condizioni un futuro al nostro paese? E come rendere sostenibile, conseguentemente, un decente e difendibile welfare per chi è condannato (come il sottoscritto) a pagare pagare pagare ottenendo in cambio, già oggi, servizi pubblici assolutamente deficitari, con prospettive ben peggiori? Se poi tocchiamo il tema pensioni…
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