Jackson Hole 2025: Il Gran Finale di Powell
Il sipario si è alzato, la platea è in fermento e sul palco di Jackson Hole, per l’ennesima volta, l’uomo del momento ha preso la parola. E per lui forse potrebbe essere l’ultima volta. Anzi no, togliamo il “forse”.
Tassi in bilico: l’orchestra della Fed suona spartiti diversi
Ma passiamo al cuore del discorso, i tassi. Se da una parte il presidente della Fed di Atlanta, Raphael Bostic, si è detto convinto che vedremo un taglio entro la fine dell’anno, sottolineando l’incertezza che aleggia sull’economia USA, dall’altra abbiamo il presidente della Fed di Cleveland, Beth Hammack, che non sembra avere alcuna fretta. Secondo lei, infatti, gli effetti dei dazi sull’inflazione non si vedranno prima del 2026, quindi non c’è motivo di agire in maniera affrettata.
Come al solito, sembra che l’orchestra della Fed stia suonando spartiti diversi, lasciando investitori e analisti a chiedersi quale sia la melodia finale. A noi, però, non rimane che ascoltare con un po’ di sano scetticismo, consci del fatto che le decisioni finali saranno influenzate non solo dai dati economici, ma forse anche dalle pressioni politiche che incombono su Washington.
Un lascito per l’incertezza
Il discorso di Powell, riportato da fonti come CNBC, Axios e Reuters, è stato descritto come il suo ultimo discorso programmatico in un momento di enorme pressione politica. Non si è limitato a parlare di tassi. Ha presentato un nuovo quadro di riferimento per la banca centrale americana, un vero e proprio lascito che tiene conto di un quinquennio di inflazione galoppante e incertezza diffusa. Insomma, una sorta di “manuale di sopravvivenza per tempi difficili”.
Ci ha ricordato che, nonostante il pieno impiego, l’economia non è esente da rischi e che la navigazione a vista è l’unica rotta possibile. In un certo senso, Powell si è tolto l’ingrato compito di promettere la luna. Ha semplicemente ammesso che siamo in un territorio inesplorato e che la Fed agirà di conseguenza. Un po’ come quando il navigatore della vostra auto si guasta e vi dice, in maniera molto rassicurante: “Ora, per la vostra destinazione, procedete a occhio e sperate in bene”.
E ora, che si fa?
La sensazione è che il quadro rimanga confuso. Jackson Hole, anziché chiarire le idee, ha aggiunto nuovi strati di complessità. Le divergenze tra i membri del FOMC sono evidenti, le pressioni politiche palpabili e il quadro economico globale continua a essere un rebus. Anche perché come avete letto nel post di ieri sulle stablecoin, non solo abbiamo a che fare con macroeconomia, politica e tutto ciò che ne consegue. Ora abbiamo anche nuovi elementi che vanno a condizionare il quadro. Quando mai nella storia si è trovato un “buyer” che dal nulla se ne arriva e si mette a comprare bond a manetta?
Powell saluta tutti e prepara le valige, e forse la cosa non gli dispiace nemmeno troppo visto che l’incerto sarà sempre più incerto anche se, per noi appassionati, per forza sarà sempre più interessante.
STAY TUNED!