La BCE ci illustra la giusta strada per la ripresa economica

Pubblicato 30 Ottobre 2013 Aggiornato 7 Agosto 2014 08:21

Non vogliamo certo fare terrorismo ma semplicemente sbattere in faccia alla gente le cose come stanno.
Alla faccia di chi parla di inversione e di ripresa economica. L’ISTAT mi sembra fin troppo esplicita a questo proposito.

Dal 2007 al 2012 il numero di individui in poverta’ assoluta in Italia e’ raddoppiato, passando da 2,4 a 4,8 milioni. (…) Nel primo semestre del 2013, secondo l’Istat il 17% delle famiglie dichiara di aver diminuito la quantita’ di generi alimentari acquistati e di aver scelto prodotti di qualita’ inferiore, 1,6% in piu’ rispetto allo stesso periodo del 2012 e 4,9% in piu’ dei primi sei mesi del 2011. (Source) 

E ancora…

Una famiglia italiana su cinque ‘galleggia’ ed e’ costretta a spendere tutto il proprio reddito, mentre quasi una su tre deve intaccare i propri risparmi per tirare avanti. Il dato emerge dalla ricerca curata da Ipsos per Acri in occasione dell’89esima Giornata mondiale del risparmio.

E questo significherebbe “fine della recessione”? Siamo in piena crisi e se arriva un imprevisto..

(…) Una famiglia su 5 (il 20%) dice che non riuscirebbe a far fronte a una spesa imprevista di 1.000 euro con risorse proprie e il 4% non lo sa. Se la spesa imprevista fosse maggiore, ipotizzando 10.000 euro (ossia un furto d’auto, una complessa operazione dentistica, la sistemazione di un tetto o una cartella esattoriale non attesa), meno di una famiglia su 3 (31%) potrebbe farvi fronte con le sole proprie forze.

Non so se vi rendete conto della gravità di questa analisi. Significa che la maggior parte delle famiglie italiane sono al limite della sussistenza e basta un imprevisto non preventivabile ovviamente, per far saltare il bilancio famigliare. Ma ormai la gente, in preda alla disperazione inizia a capire…

(…) A definire assai grave la crisi e’ il 91% degli italiani e per 3 su 4 ci vorranno almeno altri 3-4 per tornare a vedere la luce. Per uno su 3 ci vorranno addirittura tra i 5 e i 10 anni per ritrovare i livelli di benessere precedenti. (…) Intanto, piu’ si accumulano anni di crisi e piu’ famiglie vengono colpite: indirettamente le difficolta’ sono arrivate nel 40% delle case, in generale per la perdita del lavoro (20%) o per il peggioramento delle condizioni dello stesso (il 15% contro il 9% del 2012), ma c’e’ anche chi non viene pagato con regolarita’ (3%) e chi ha dovuto cambiare occupazione (4%). Le famiglie colpite direttamente, ossia nei percettori di reddito del nucleo familiare, sono invece il 30%, con un incremento di 4 punti percentuali rispetto al 2012 (erano il 26%).

Questi dati sono di per se molto significativi. Vuol dire che in un modo o nell’altro, 4 famiglie su 10 hanno cambiato qualcosa nella loro vita a causa della crisi. Quindi gli effetti a livello sociale sono per forza di cose enormi e da non sottovalutare

A fronte di oltre 40 milioni di italiani che registrano un peggioramento della propria situazione economica circa 1 milione di italiani sta meglio di prima. (…) Ma soprattutto sono i giovani (18-30 anni) a perdere la carica: tra loro gli ottimisti sono scesi in un anno dal 24% al 4%. Un vistoso ritorno di sfiducia riguarda il Paese nel suo insieme: meno di un italiano su 4 e’ fiducioso sul futuro dell’Italia (24%), 1 su 2 e’ sfiduciato (47%), il 24% ritiene che la situazione rimarra’ inalterata, il 5% non sa cosa pensare. Gli sfiduciati sopravanzano quindi di 23 punti percentuali i fiduciosi, contro gli appena cinque punti di gap del 2012. (Source) 

Sono dati pensantissimi che devono farci capire che la situazione (sentiment a parte, che è ovviamente la proiezione futura della dura realtà attuale) è decisamente complessa nel presente e che, per riprendere la tendenza, occorre cambiare. Ma il cambiamento deve essere “epocale” e non mi va certo di rompervi le scatole con le solite storie con le quali ormai vi avrò annoiato. Però…cari lettori c’è un però.

Per fortuna che qualcuno sopra di noi la sa lunga e ci disegna la strada per uscire dalla crisi. E quel qualcuno non è Iddio, per carità, fosse lui, ma la BCE nella persona di Allen Mattich che sul WSJ Moneybeat  scrive:

“Nessun altro Paese dell’eurozona meglio dell’Italia mette in evidenza le difficoltà che affronta la Bce, la debole domanda interna rimane un freno per il resto dell’Italia imprenditoriale. Per di più, una brutta demografia e una politica “tossica” rendono difficile rafforzare l’economia italiana. (…) Ma l’economia italiana si dibatte in un problema ancora più fondamentale: la popolazione del Paese invecchia sempre più. L’Italia è seconda solo al Giappone per l’età media della propria popolazione. Secondo alcuni economisti la demografia del Giappone è sostanzialmente il motivo dietro alla sua lotta ventennale con la deflazione e la bassa crescita economica. Se ciò è corretto allora la Bce affronta una simile battaglia perdente in Italia, a meno che non possa in qualche modo incoraggiare gli italiani ad aumentare l’immigrazione nel breve termine e a fare più bambini nel lungo termine”. (Source

Ecco quindi la soluzione! La demografia! Aumentiamo l’arrivo di profughi a Lampedusa o magari facciamoci proprio un’autostrada dalla Tunisia! E poi…via! Viagra come piovesse!
Ora, scherzi a parte, vi sembra che così risolviamo i probliemi dell’Italia? La Natalità è una problematica da affrontare, ma nel breve credo ci siano criticità ben più urgenti e determinanti.

Per farla breve, occorre mettere urgentemente in atto delle riforme strutturali invasive ma necessarie. O rianimiamo il paziente prima che sia veramente troppo tardi o lo perdiamo. Altro che fargli fare figli….

STAY TUNED!

Danilo DT

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