La FED e il timer che rischia di far saltare i mercati

Pubblicato 20 Marzo 2014 Aggiornato 7 Agosto 2014 07:14

Sul meeting FOMC ho già detto ieri sera.
Nulla di invariato, o meglio tutto come previsto.
Tra le cose che erano attese, oltre al tapering e tassi confermati, ci si aspettava una nuova “forward guidance”.
E così è stato.
Vi rimando al post dedicato per i dettagli.
Ma una cosa merita ancora, secondo il mio punto di vista, particolare attenzione.
Non tanto il tapering, ma la “guidance” sui tassi.

Yellen, al debutto da presidente della Banca centrale e da protagonista della sua periodica conferenza stampa, ha anche indicato che un primo rialzo del costo del denaro, se l’espansione procederà sul cammino desiderato dalla Fed, potrebbe essere in agenda «sei mesi» dopo la fine del tapering, gli acquisti di asset oggi in diminuzione. Quindi forse a partire dall’estate del 2015. Una precisazione che, mentre il tapering è proseguito al ritmo di una riduzione di dieci miliardi a 55 miliardi al mese, ha scosso le borse. Ma la Fed ha contemporaneamente chiarito che il costo del denaro rimarrà ancora a lungo vicino allo zero. E che dovrebbe restare basso anche una volta tornata la normalità nei trend di crescita e occupazionali. (…) Sui tassi di interesse la maggioranza della Fed pronostica un rialzo almeno all’1% entro la fine del 2015. (IlSole24Ore) 

Perfetto, in linea con le aspettative. I primi rialzi alla fine del tapering e quindi target estate 2015, condizioni macro e crescita economica permettendo.
Ma il mercato cosa sta scontando? Prima di andarlo a vedere una curiosità. Ecco all’interno del FOMC cosa pensano realmente i vari componenti.

Le previsioni sui tassi dei partecipanti al FOMC meeting

Potete notare che tre falchi sono di diverso avviso e vedono già a partire dal 2014 un rialzo dei tassi. E poi attenzione al 2015. In modo unanime tutti d’accordo nel vedere tassi in rialzo. Ma attenzione. Non si tratta di rialzi poi così modesti. Una exit strategy traumatica e coi fiocchi! La Yellen dice tra le righe il periodo “estate 2015”. Ma da questo grafico risulta quantomeno difficile. Molto probabilmente il primo rialzo avverrà decisamente prima.

Domanda: ma il mercato sarebbe pronto?

Su questo argomento ho già parlato molto in passato e ieri sera ho letto un interessante commento di Fabrizio Goria, de Linkiesta, il quale sentenzia correttamente quanto segue:

Con l’uso della Zero interest rate policy (Zirp), la Fed ha drogato i mercati, contribuendo a mantenere basso il livello di rendimento dei Treasury. È perciò normale attendersi un aumento del tasso d’interesse dei bond governativi americani, e non solo. Nello scorso autunno, il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha calcolato nel suo Global financial stability report (Gfsr) che l’impatto del tapering del Qe3 potrà essere di 2.300 miliardi di dollari. Una volta che sarà completato l’assottigliamento, il rendimento medio dei bond governativi a livello globale si innalzerà di circa un punto percentuale. Questo fenomeno provocherà perdite sui portafogli obbligazionari del 5,6%, ovvero 2.300 miliardi di dollari. Bilanciare le conseguenze del tapering del Qe3 sui mercati globali e l’uscita dalle misure non convenzionali di politica monetaria rischia quindi di creare un corto circuito in diverse piazze finanziarie, specie se queste già presentano evidenti squilibri di liquidità o una forte dipendenza dalle decisioni della Fed. (Linkiesta)

E’ proprio così. Il mercato oggi NON è ancora pronto ed organizzato a questo passaggio. La quantità di asset più rischiosi, legati ad uno scenario estremamente espansivo, è continuata negli ultimi mesi e continua tuttora.
Certo è che se il rialzo dei tassi avvenisse “prima del previsto”, le conseguenze potrebbero essere molto pesanti.
Ricordate? Ve lo dico da tempo immemore. Il trend dei mercati è legato non tanto ai fondamentali, quantomai discutibili sotto tutti i punti di vista, ma alla politica monetaria. Il mercato è tarato su certe coordinate. Se in corso d’opera capiterà un qualcosa che “cambia le carte in tavola” e modifica le prospettive previste, allora saranno sonori dolori.

E proprio quella cosa che si chiama VOLATILITA’ di cui vi ho parlato giorni fa, finirebbe per andare “fuori controllo”. A quel punto che succede? Si rompe il giocattolino che era legato ad un timer tarato su certe aspettative. Le conseguenze? Non saranno certo leggere per i risparmiatori. E non solo per loro.

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Danilo DT

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