La Germania si protegge dalla crisi finanziaria

di lampo
30 Aprile 2012 14:32

Come già sapete dai mass-media finanziari, recentemente il Fondo Monetario Internazionale ha  reso pubblico il rapporto sull’andamento attuale dell’economia mondiale assieme alle previsioni future. Si tratta del World Economic Outlook ([1]).

Tranquilli: stavolta non snocciolerò grafici e dati per illustrarvi la situazione economica in cui siamo e le sue prospettive.

D’altronde molti aspetti presenti nel rapporto li conoscete già, visto che il blog li tratta ormai pedissequamente da diversi anni… in ultimo in questo post di DT sulla contrazione economica:

Crisi economica: alla ricerca del tempo perduto.

Nei prossimi anni molti stati europei (anche Italia e Spagna) vedranno finalmente un PIL positivo, come semplice rimbalzo rispetto al PIL molto negativo dell’anno prima (speriamo sia solo uno e non… anni).

Il grafico postato nell’articolo sopraindicato è eloquente: non credo serva aggiungere altro.

Spetterà quindi ai rappresentanti politici di queste nazioni l’arduo compito di rendere tale “decrescita” più o meno… felice!

Ho citato il rapporto del FMI perché volevo farvi leggere due frasi che mi hanno particolarmente colpito e fatto riflettere. Serviranno anche da introduzione per lo scenario che spiegherò dopo.

Prima frase ([1a]):

Policy has played an important role in recent improvements, but various fundamental problems remain unresolved. The European Central Bank’s (ECB’s) three-year longer-term refinancing operations (LTROs) have forestalled an imminent liquidity squeeze that could have led to a banking crisis. Together with the recent commitment to increase the euro area firewall as well as fiscal and structural reforms (notably in Italy and Spain), this lowered sovereign risk premiums, notwithstanding some widening again lately. The recent extension of payroll tax relief and unemployment benefits has averted excessive fiscal tightening that would have harmed the U.S. economy.

ovvero:

Nei recenti miglioramenti la politica ha giocato un ruolo primario, ma rimangono da risolvere diverse importanti problematiche. Le operazioni di rifinanziamento a lungo termine (LTRO) triennali, attuate dalla Banca Centrale Europea (BCE), hanno prevenuto una imminente restrizione della liquidità che avrebbe potuto portare a una crisi bancaria. Il recente impegno per aumentare il firewall a disposizione della zona euro, assieme alle riforme fiscali e strutturali (in particolare in Italia e Spagna), hanno abbassato i premi pagati per il rischio sovrano, nonostante ultimamente si stiano allargando nuovamente. La recente estensione degli sgravi sul cuneo fiscale e l’implementazione dei sussidi di disoccupazione hanno evitato un eccessivo inasprimento fiscale, che avrebbe danneggiato l’economia USA.

Sono sicuro che siete “completamente d’accordo”, soprattutto sul fatto che… siamo noi europei a danneggiare l’economia USA (!).

Eppure mi pareva di ricordare che fosse il contrario… ma, come spesso accade, la memoria inganna e la percezione ed interpretazione della storia cambia di conseguenza.

Seconda frase ([1b]):

What Went Wrong in the Euro Area?

The euro area crisis is the product of the interaction among several underlying forces. As in other advanced economies, these forces include mispriced risk, macroeconomic policy misbehavior over many years, and weak prudential policies and frameworks. These interacted with EMU-specific flaws, accelerating the buildup of excessive public and private sector imbalances in several euro area economies, which were exposed in the aftermath of the Great Recession. The resulting crisis has had drastic consequences.

Cioè:

Che cosa è andato storto nell’eurozona?

La crisi dell’area euro è il risultato derivante all’interazione di diversi fattori sottostanti. Come nelle altre economie avanzate questi fattori sono: una mal ponderata valutazione del rischio, l’adozione pluriennale di politiche macroeconomiche scorrette e deboli politiche e normative incentrate alla prudenza. Essi hanno interagito con le debolezze dell’unione monetaria europea, accelerando la formazione di squilibri eccessivi nel settore pubblico e privato di diverse economie europee, che sono state esposte in seguito alla Grande Recessione. La crisi derivante ha avuto delle conseguenze drastiche.

Vado avanti…

Recessione, pardon, contrazione permettendo, in Europa però dovremmo stare “abbastanza tranquilli” visto il notevole firewall implementato (soprattutto per assicurare che il rifinanziamento del debito pubblico non sia soggetto all’attacco della finanza internazionale):

– Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF) operativo fino a giugno 2013;

– Meccanismo di stabilità europeo (ESM) che farà da supporto all’EFSF sostituendolo;

– L’FMI con le sue risorse, in parte finanziate dagli stati appartenenti alla zona euro;

– Il Fiscal Compact ovvero il “patto di bilancio”, recentemente approvato, che entrerà in vigore il prossimo anno, imponendo una strettissima governance sull’equilibrio di bilancio dei singoli Stati (e non solo…).

Pur con l’adozione di tutte queste misure, la Germania, la locomotiva trainante del treno europeo, qualche mese fa ha riattivato il Fondo speciale per la stabilizzazione dei mercati finanziari, chiamato Soffin ([2]).

Per chi non lo sapesse, spiego brevemente che questo fondo tedesco di salvataggio bancario è stato creato (a tempo di record) il 17 ottobre 2008, successivamente al collasso della Lehman Brothers, per salvaguardare le banche tedesche (ovvero fornire garanzie ed eventuale liquidità visto che non si fidavano più a prestarsi soldi fra di loro).

Sul sito della Federal Agency for Financial Market Stabilisation (FSMA), l’autorità attualmente competente per la gestione del fondo, c’è una dettagliata presentazione (in inglese completa di sottotitoli) che spiega il suo funzionamento, in modo molto semplice ([3]).

Cliccate l’immagine sottostante per vederla:

L’autorità viene amministrata da un comitato di gestione composto da tre membri scelti dal Ministro delle Finanze in accordo con la Banca Centrale tedesca (giusto per comprendere l’influsso della Bundesbank).

Per chi non conoscesse l’inglese, spiego sinteticamente quali fossero le “armi” a disposizione del fondo per soccorrere il sistema bancario tedesco.

1) Garanzie pari a 400 miliardi di euro per assicurare il rifinanziamento sul mercato delle banche e sopperire, nel breve termine, ad eventuali mancanze di liquidità (da assumersi entro il 31 dicembre 2010 per una durata massima di 60 mesi, salvo casi particolari)

2) Una somma pari a 80 miliardi di euro (di cui 10 previa autorizzazione del Parlamento) per rafforzare il capitale bancario, acquistando direttamente azioni o altre modalità di partecipazione.

3) Assunzione diretta di posizioni di rischio, ovvero assumere o assicurare il rischio derivante da titoli e crediti bancari, trasferendoli di fatto a tale fondo oppure mediante la creazione di una “bad bank” (facoltà introdotta nel luglio 2009 con il Financial Market Stabilisation Development Act) .

Aspetto importante: la richiesta di intervento del fondo a salvaguardia di un istituto bancario è effettuata su base volontaria.

La capacità di intervento del fondo è terminata il 31 dicembre 2010, anche se ovviamente rimanevano aperte le posizioni degli istituti che hanno richiesto il suo intervento.

I 400 miliardi di dotazione corrispondevano a circa l’8% del capitale azionario delle banche tedesche.

Cifra correttamente stimata nel suo stanziamento. Infatti il maggior picco di utilizzo è stato pari all’impiego di “soli” 168 miliardi come garanzia ([4]).

Attualmente (ultimi dati relativi a marzo 2012) siamo ad un impiego pari a 11,2 miliardi come Garanzie e 19,8 miliardi come ricapitalizzazione, per complessivi soli 31 miliardi ([5]), anche per il fatto che l’accettazione di richieste era terminata nel 2010.

Se volete sapere quali istituti hanno volontariamente chiesto aiuto… andate a vedere il link nella nota n. 5 in fondo al post, mentre se volete approfondire il funzionamento del Soffin leggetevi questo documento ([6]): Financial Market Stabilisation Fund Act.

E’ evidente che il fondo è stato efficace nella salvaguardia del sistema bancario tedesco.

Domanda: visto l’attuale basso impiego, a livello di rischio finanziario del sistema bancario tedesco, dovremmo essere in un periodo piuttosto tranquillo?

Lascio a voi riflettere e rispondere, dopo aver letto il seguito…

Continuiamo.

Nel 2011 ([7] entra in vigore una legge denominata Restructuring Act (più precisamente Act on the Restructuring and Orderly Resolution of Credit Institutions), che estende la competenza della FMSA, oltre alla gestione del Soffin, anche alla creazione di un nuovo Fondo per la ristrutturazione (Restructuring Fund).

Vi starete chiedendo: ma se il Soffin ha raggiunto il suo scopo, perché la creazione di un altro fondo (di ristrutturazione)?

La spiegazione è fornita dall’OCSE in un documento che descrive ed analizza la storia della FMSA ([4a]):

However, the successful recent stabilisation has not contributed to the necessary adjustment process in the German banking sector. Individual rescue measures stabilise a given bank but weaken the system over the longer term. The crisis has not led to a healthy shakeout because the policy measures have taken a lot of pressure off the banks, as far as restructuring is concerned. In addition, the stabilisation measures were based on the heroic assumption that all the banks had gotten into trouble only because of the crisis. Butthere has been, and still is, a doubtless long-term need to restructure German banks, irrespective of the financial crisis, as German banks have always suffered from really weak capitalisation and low profitability.

Ovvero:

Tuttavia, il successo del recente consolidamento (del settore finanziario) non ha contribuito al processo di adeguamento necessario al settore bancario tedesco. Misure di salvataggio individuali hanno stabilizzato una data banca, ma indebolito nel lungo termine l’intero sistema bancario. La crisi non ha portato ad una sana ristrutturazione, perché le politiche intraprese hanno allentato parecchio la pressione sulle banche, anche per quanto riguarda la ristrutturazione. Inoltre, le misure di stabilizzazione erano basate sul presupposto assurdo che, a causa della sola crisi, tutte le banche erano in difficoltà. Ma vi è stata, e senza dubbio è tuttora presente, la necessità sul lungo termine di ristrutturare le banche tedesche, a prescindere dalla crisi finanziaria, dato che hanno sempre sofferto di bassa capitalizzazione e scarsa redditività.

Da dove provengono le risorse per questo nuovo “fondo di ristrutturazione” destinato a raggiungere la cifra di 70 miliardi di euro?

Semplice: direttamente dal sistema bancario tedesco, mediante opportuna tassazione!

Importante la modalità di applicazione dell’imposta:

The size of the bank levy depends on the size of the bank and its degree of interconnectedness within the financial system.

cioè:

La determinazione del prelievo bancario dipende dalla dimensione della banca e dal suo grado di interconnessione con il sistema finanziario.

Interessanti anche le motivazioni per la creazione del Restructuring Fund:

Through the Restructuring Act, lawmakers have created the necessary legal instruments for restructuring and reorganising distressed systemically important banks and, where appropriate, liquidating their non-systemically important components. The aim of this approach is to enable the systemically important component of a bank to be sustainably equipped for the future.

This legislation will help to make the financial system more stable. In addition to the “steering function” of the bank levy, the act is also intended as a means of ensuring that the financial sector bears most of the costs that arise when systemically important banks become distressed. Furthermore, it reduces the likelihood of the government being forced to rescue systemically important banks on the grounds that they are “too big to fail”.

….

At the same time, it helps curb banks’ excessive risk appetite.

Ovvero:

Mediante la norma “Restructuring Act”, il legislatore ha creato i necessari strumenti giuridici per la ristrutturazione e riorganizzazione delle banche di importanza sistemica che si trovano in difficoltà e, ove opportuno, procedere alla liquidazione delle loro divisioni che non abbiano rilevanza sistemica. L’obiettivo di questo approccio è quello rendere la parte che ha valenza sistemica di una banca, sufficientemente sostenibile per affrontare il futuro.

Questa legislazione contribuirà a rendere il sistema finanziario più stabile. Oltre alla “funzione guida” dell’imposta sul sistema bancario, la norma può essere intesa anche come un mezzo per assicurare che il settore finanziario si assuma la maggior parte dei costi che sorgono quando le banche di rilevanza sistemica si trovano in difficoltà. Inoltre, riduce la probabilità che il governo sia costretto al salvataggio delle banche di importanza sistemica semplicemente perché sono “troppo grandi per fallire”.

Allo stesso tempo, aiuta a frenare l’eccessiva voglia di assumere rischi da parte delle banche.

Quali strumenti possiede per assolvere al suo scopo?

Oltre a quelli già citati, relativamente alla garanzia e rifinanziamento del Soffin, la possibilità da parte dell’Autorità di vigilanza del sistema bancario tedesco (ovvero la Consob tedesca che si chiama BaFin) di nominare un commissario straordinario sulla banca in difficoltà e, se necessario, imporle un piano di ristrutturazione.

In tal caso, anche se, teoricamente, non vengono intaccati gli interessi dei creditori e azionisti (che possono partecipare al piano di riorganizzazione dell’istituto bancario), visto che comunque è previsto l’intervento della BaFin, di fatto dovranno approvarlo, adeguandolo alle direttive impartite dall’Autorità di Vigilanza.

In casi estremi può anche essere ordinato il trasferimento di determinate attività finanziarie da salvaguare (per le motivazioni espresse prima), in un’altra istituzione bancaria, che accetti volontariamente tali assets. Se non fosse disponibile, è prevista la facoltà di procedere alla creazione di una “banca ponte” (per non chiamarla “bad bank”!) che assolva a tale scopo.

L’aspetto interessante è che tale “banca ponte”, può essere adattata (a livello di statuto, membri direttivi, capitalizzazione, ecc.) in base alla necessità dovute alla situazione finanziaria del momento (quindi praticamente a libero arbitrio).

Dato che per la creazione di tale “bad bank” ci vogliono necessariamente dei tempi tecnici più o meno lunghi, che di fatto il verificarsi di una fulminea crisi finanziaria non permette, ecco che sono già state create tre bad bank senza alcuna finalità, pronte per l’uso!

D’altronde prevenire è meglio che curare.

Quindi avrete già compreso che con l’approvazione del Restructuring Act, la Federal Agency for Financial Market Stabilisation ha trasformato il ruolo temporaneo che svolgeva nel sistema finanziario tedesco, dato che si occupava esclusivamente del Soffin. E’ divenuta quella che, in gergo, si chiama “prima donna”, ovvero un’istituzione di primaria importanza e… influenza, visto che di fatto risponde alla Bundesbank.

Spero di non avervi annoiato troppo con questa esposizione che ho ritenuto necessaria per farvi comprendere l’importanza della notizia che citavo all’inizio del post: la riattivazione del Soffin.

La stessa FMSA annuncia che è entrato in vigore un nuovo “secondo atto” per varare un pacchetto di misure per la stabilizzazione dei mercati finanziari ([8]).

In pratica il Soffin viene rimpinguato ai livelli di capitalizzazione che ho descritto: 400 miliardi a garanzia e 80 miliardi per interventi diretti.

Avrà in più la facoltà di intervenire a garanzia o direttamente in acquisto di prodotti finanziari strutturati, ovvero i derivati.

C’è da domandarsi… perché mai questa necessità di ripristinare il Soffin?

La motivazione espressa dalla FMSA pare sia sola prevenzione, visto che “la crisi sistemica non è attualmente visibile”.

Ritengo più probabili altre giustificazioni. Vediamo.

Alcune settimane fa, il Presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha affermato ([9]):

The ECB’s liquidity provision cannot replace the fiscal responsibility of member states if some of the weaker banks should turn out insolvent. It is not up to the ECB to keep weak banks in business.

Cioè:

La liquidità offerta dalla BCE (attraverso gli LTRO) non può sostituire la responsabilità fiscale degli Stati membri se alcune delle banche più deboli dovessero risultare insolventi. Non spetta alla BCE mantenere in attività le banche in difficoltà.

Infine ha aggiunto che la BCE dovrebbe fornire liquidità sufficiente alle banche, ma solo a quelle che si dichiarano solventi e che forniscono adeguate garanzie.

Avrete sicuramente compreso, in base al complesso sistema messo in piedi in Germania a garanzia e ristrutturazione del sistema bancario tedesco  per “sanificare” e rafforzare i suoi istituti di credito, che tali parole sono rivolte essenzialmente alla politica adottata dal Presidente della BCE con (permettetemi il termine) lo “sguinzagliamento” dei due LTRO.

In pratica l’Autorità di vigilanza BaFin chiede alla parte del sistema bancario tedesco che ha fatto ricorso ai prestiti triennali agevolati al tasso dell’1%, concessi da Mario Draghi solo pochi mesi fa (lo scorso dicembre e febbraio), di rientrare (ripagarli in anticipo)! Inoltre ripulire i propri bilanci al fine di ritornare a rifinanziarsi, richiedendo soldi sul mercato interbancario.

La preoccupazione della Bundesbank è che la BCE stia ingrossando il proprio bilancio di tutti i collaterali che le banche (che hanno preso il prestito) cedono: covered bond, collateral swaps, asset backet securities,  ecc. senza, di fatto, né risolvere il problema di solvibilità delle banche più vulnerabili né incentivare la loro ristrutturazione.

Interessante sapere, secondo quanto riportato in un recente report della Barclays che analizza in profondità la situazione dei prestiti agevolati concessi dalla BCE ([10]) in base dei dati pubblicati dalle diverse banche centrali, che chi ha fatto maggior uso dei due LTRO… sono i Paesi periferici della zona euro, in particolare Spagna e Italia.

Da sole totalizzano il 52% di entrambi i prestiti.

Questo grafico, tratto dal rapporto, vi mostra il dettaglio:

Barclays Research - Euro Money Markets Weekly: February 3y LTRO: The Picture now (23 aprile 2012)

Notate che la Francia si colloca al terzo posto.

La Germania, tutto sommato, non ha fatto un grande ricorso a tale prestito.

Occorre adesso però menzionare un altro grafico, tratto da un post di DT (che mi ha colpito a tal punto da rimanermi impresso nella mente 🙄 ):

Fuga di Capitali: siamo vicini al collasso del sistema!

Notate una certa corrispondenza fra i due grafici? Man mano che Italia e Spagna hanno fatto sempre più ricorso ai finanziamenti della BCE (all’incirca da maggio 2011), c’è stato un sempre maggiore deflusso di capitali all’estero, prevalentemente a beneficio della Germania.

Tale andamento è ancora più valido se vediamo il comportamento dell’Irlanda. che nell’ultimo anno ha lievemente diminuito il ricorso alla BCE e contemporaneamente sono pian piano pure diminuiti i deflussi di capitali.

Adesso avete tutti gli elementi per giudicare voi stessi quali delle due politiche svolte da parte della BCE o della Bundesbank sia più corretta e adatta a risolvere i problemi di liquidità e soprattutto fiducia del sistema bancario a seguito della crisi finanziaria innescata… a partire dagli USA (ricordiamocelo bene!).

Ma soprattutto avrete compreso il livello di “collaborazione” che c’è fra BCE e Bundesbank e quanto “facilmente” Draghi potrà varare un nuovo LTRO, se dovesse rendersi necessario.

Ci rimane sicuramente una certezza: in Germania non si è verificato lo spostamento di capitali, come invece è successo in altri Paesi, come in Italia, Grecia e Spagna.

Non si è verificato un ingessamento del sistema bancario come in altri Paesi UE… e forse anche per questo la loro economia ha continuato a trainare, nel bel mezzo di un mare in tempesta.

C’è da domandarsi anche perché altri Paesi non abbiano adottato tempestivamente politiche simili.

Infine avrete capito quanto difficilmente la Germania (in particolare la Bundesbank) è disposta ad accettare di pagare i debiti dei Paesi periferici, con qualsiasi strumento la BCE voglia implementare, compresi gli eurobond.

Buona riflessione.

Lampo

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 Fonti e approfondimenti:
[1] – International Monetary Fund  World Economic Outlook: Growth Resuming, Dangers Remain ( aprile 2012):
– [1a] – Pag. 7;
– [1b] – Pag. 8;
[2] – CNBC  Resurrected German Bank Rescue Fund Can Act Earlier (14 dicembre 2011),  Il Sole 24 Ore  Berlino riattiva il fondo salva-banche (15 dicembre 2011);
[3] – Federal Agency for Financial Market Stabilisation – FSMA – (Bundesanstalt für Finanzmarktstabilisierung)  Soffin.
[4] – OECD (OCSE)   The Federal Agency for Financial Market Stabilisation in Germany: from rescuing to restructuring – OECD Journal: Financial Markets Trends – Volume 2011 – Numero 2 (14 dicembre 2011).
– [4a] – Pag. 5;
[5] – Federal Agency for Financial Market Stabilisation – FSMA – Dettaglio di impiego delle misure di stabilizzazione del fondo Soffin (Stabilisierungsmaßnahmen des SoFFin) (al 31 marzo 2012)
[6] – Federal Agency for Financial Market Stabilisation – FSMA – Financial Market Stabilisation Fund Act (17 luglio 2009).
[7] – Federal Agency for Financial Market Stabilisation – FSMA – History e Restructuring Fund.
[8] – Federal Agency for Financial Market Stabilisation – FSMA – “Reopening” of the Financial Market Stabilization Fund.
[9] – International Financing Review – Regulators turn focus on LTRO exit plan – IFR 1925 (dal 17 al 23 marzo 2012).
[10] – Barclays Research – Euro Money Markets Weekly: February 3y LTRO: The Picture now (23 aprile 2012).