La Grande Crisi Globale “Intelligente”
Mentre fuori il mainstream balla sul Titanic celebrando margini aziendali gonfiati e una “produttività miracolosa”, mi ritrovo tra le mani un report che purtroppo si dimostra illuminante. James Citrini (cliccate qui a fianco) ha appena lanciato un sasso nello stagno, e non è un sasso: è una carica di profondità.
Il punto non è che l’AI fallirà. Il vero dramma, quello che nessuno ha il coraggio di sussurrarvi all’orecchio tra un cocktail e l’altro nei salotti di Wall Street, è che l’AI funzionerà troppo bene. Citrini lo chiama “2028 Global Intelligence Crisis“, un esercizio mentale che ha il sapore amaro della premonizione. Mentre le banche centrali giocano ancora con i decimali dell’inflazione, il mondo reale si sta preparando a uno scontro frontale contro un muro di cemento armato chiamato “obsolescenza umana”.
Diciamocelo chiaramente: la narrativa dei media è ferma al “lieto fine” tecnologico. Ti dicono che l’AI creerà nuovi lavori, che siamo in un nuovo paradigma di crescita infinita. Balle. Quello che Citrini smaschera è il “Ghost GDP“: una crescita fantasma alimentata da aziende che tagliano costi umani per alimentare algoritmi che, alla fine, distruggono il potere d’acquisto di chi dovrebbe comprare i loro prodotti. È un serpente che si mangia la coda, e ha già iniziato dalla punta.
Guardate i flussi, non i titoli di testa. Mentre l’S&P 500 flirta con vette vertiginose, sotto la superficie il private credit inizia a mostrare le prime crepe e i mutui prime tremano. Non è la solita crisi ciclica, è un cambio di stato della materia economica. Se l’intelligenza diventa una commodity a costo zero, che valore ha il tuo lavoro? E soprattutto, chi ripagherà i debiti accumulati in un’era che non esiste più?
La propaganda istituzionale vi vuole convinti che il “soft landing” sia ancora possibile. Ma come puoi atterrare dolcemente quando il motore stesso della domanda (il reddito da lavoro) viene atomizzato da una riga di codice? Non è pessimismo, è aritmetica noir. Stiamo assistendo alla nascita di un’economia che non ha più bisogno di noi, se non come spettatori di un crash che viaggia alla velocità della fibra ottica.
Iniziamo a guardare dove l’inchiostro non è ancora asciutto: nelle pieghe della disoccupazione tecnologica e nella deflazione dei servizi. La tempesta non arriverà con un tuono, ma con il clic di un tasto “invio”. E in quel momento, i grafici non serviranno più a illuminare la stanza dei brillanti trader.
STAY TUNED!
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