La GRECIA ha giocato sulla nostra pelle. E ha vinto.
Lo scontro con la Troika è stato condizionato in modo determinante dal comportamento del duo Varoufakis-Tsipras che ha diretto le operazioni con un comportamento sbruffone ed egocentrico. La Teoria dei Giochi ha guidato da sempre i comportamenti del ministro dell’economia greco, il quale però, alla fine della storia, sarà un “pollo in fuga”.
Il duo Varoufakis-Tsipras ha tentato il gioco duro, pretendendo di avere il coltello dalla parte del manico.
La leva è stata fondamentalmente la quasi totalità del debito pubblico in mano alle istituzioni internazionali e il rischio di generare quella falla che portasse il progetto Euro a quella che potremmo definire “l’inizio della fine”.
Considerati da alcuni come incompetenti e sbruffoni, i moderni Cochi e Renato hanno tenuto testa a pressioni, a telefonate sicuramente infuocate, a richieste e colloqui i ogni tipo e genere. E alla fine, secondo me, sono rimasti vittime del loro stesso gioco.
Prendiamo ad esempio Varoufakis.
Dopo la laurea in matematica e statistica consegue il dottorato in economia all’Università dell’Essex. Già prima del dottorato aveva iniziato la sua attività di insegnamento, in economia ed econometria, presso l’università dell’Essex e l’Università dell’Anglia Orientale. Nel 1988 trascorse un anno come fellow all’università di Cambridge. Dal 1989 al 2000 è stato Senior Lecturer in economia presso l’università di Sydney. Nel 2000 è ritornato in Grecia come professore di teoria economica all’università di Atene, dove nel 2002 ha istituito il programma per il dottorato in economia dell’università di Atene che ha diretto fino al 2008. Da gennaio 2013 ha insegnato alla Lyndon B. Johnson School of Public Affairs dell’Università del Texas a Austin. (Source)
Per la cronaca il Ministro greco era già noto al sottoscritto ben prima del suo arrivo in politica, quando ancora era un brillante professore universitario con taglio marcatamente antieuropeista.
Quando gli veniva chiesto se la sua tattica si legava alla cosiddetta teoria dei giochi, lui sorrideva e annuiva. Ebbene si. Lui si poggiava anche su questi principi.
Ve ne ho parlato già tempo fa, e vi riprendo rapidamente l’argomento. Così recita più o meno Wikipedia sulla teoria dei giochi.
La teoria dei giochi è una vera e propria scienza matematica che interpreta, studia e analizza le decisioni individuali di un soggetto in situazioni di conflitto o interazione strategica con altri soggetti rivali (due o più) finalizzate al massimo guadagno di ciascun soggetto, tali per cui le decisioni di uno possono influire sui risultati conseguibili dall’altro/i e viceversa secondo un meccanismo di retroazione, ricercandone soluzioni competitive e/o cooperative tramite modelli.
Potrete farvi un po’ di cultura sull’argomento (se non li conoscete, fatevela, ne vale la pena) CLICCANDO QUI.
Inutile dire che il “gioco” su cui si basava la strategia Varoufakis era il cosiddetto “Dilemma del Prigioniero” : eccovi sempre in sintesi le sue caratteristiche.
Il dilemma può essere descritto come segue. Due criminali vengono accusati di aver commesso un reato. Gli investigatori li arrestano entrambi e li chiudono in due celle diverse, impedendo loro di comunicare. Ad ognuno di loro vengono date due scelte: confessare l’accaduto, oppure non confessare. Viene inoltre spiegato loro che:
1. se solo uno dei due confessa, chi ha confessato evita la pena; l’altro viene però condannato a 7 anni di carcere.
2. se entrambi confessano, vengono entrambi condannati a 6 anni.
3. se nessuno dei due confessa, entrambi vengono condannati a 1 anno, perché comunque già colpevoli di porto abusivo di armi.
In questo contesto, ovviamente non si tratta di confessare ma di accettare il compromesso.
C’è però un problema. Nella teoria dei giochi, lo scenario quasi perfetto è rappresentato dalla NON confessione. Punizione minima ma tutti liberi dopo un anno. In questo contesto, il NON accettare invece porta al disastro.
Ed ecco allora che da “dilemma del priogioniero” passiamo ad un altro tipo di teoria dei giochi, che si addice perfettamente anche nel nome al drammatico quadro greco.
Diamo il benvenuto al cosiddetto “gioco del Pollo”.
Il gioco del pollo (Chicken game), sebbene in italiano sarebbe meglio dire gioco del coniglio (in inglese per tacciare di pavidità qualcuno gli si dà del pollo), è una configurazione della teoria dei giochi a somma non nulla. L’informazione è completa e vi partecipano due giocatori che agiscono contemporaneamente.
L’esemplificazione classica è basata sulla sfida del film Gioventù bruciata in cui due ragazzi fanno una corsa automobilistica lanciando simultaneamente le auto verso un dirupo. Se entrambi sterzano prima di arrivarvi, faranno una magra figura con i pari; se uno sterza e l’altro continua per un tratto di strada maggiore, il primo farà la figura del coniglio, mentre il secondo guadagnerà il rispetto dei pari. Se entrambi continuano sulla strada, moriranno. (Source)
Qui chi sterza? Nessuno e tutti vogliono arrivare al dirupo. Ma poi ecco che Tsipras se ne esce e dice: “visto che non riusciamo a stabilire chi è il pollo, allora lasciamo decidere la popolazione”.
Quindi, se Varoufakis voleva con la teoria dei giochi tenere in mano il “pallino” del gioco, ecco che oggi non è più così, anzi, per certi versi si è ritrovato vittima del suo stesso gioco.
Ma in fondo… a lui cosa gliene frega?
Mentre in Grecia esplode il caso e il rischio di default è sempre più dietro l’angolo, c’è un ministro ellenico a cui tutto ciò importa poco. È Yanis Varoufakis che, come scrive il Messaggero, avrebbe confidato agli amici: “Graazie alla mia celebrità, quando me ne torno in America dopo il referendum, le lezioni nelle università me le pagheranno molto più di prima”. L’altra notte, tornando a casa a bordo della sua moto, è stato fermato da due ragazzi che gli hanno chiesto: “Non è che ci stai prendendo per il culo?”. Lui ha sorriso. E seguita a dire: “Sono ottimista”, “vinceremo”. Ma a lui non cambia nulla. Tanto, come dice lui stesso, “mollo e me ne vado in America. Dove farò un sacco di soldi”. (Source)
Rettifico, alla fine il pollo non è Varoufakis ma tutti noi. Lui ha già deciso di sterzare la sua auto che andrà a tutta velocità verso gli USA. Mentre noi siamo sul pulmino diretti verso l’oblio e alla catastrofe, visto che stavolta potranno anche aggiustarla ma è PALESE che la GRECIA non potrà che fare un sonoro default. Ha giocato sulla nostra pelle, la classe politica glielo ha permesso. Ne pagheremo le conseguenze e alla fine, a lui, cosa gliene frega di che fine farà la Grecia e l’Europa.
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