La trappola dei rendimenti reali al 2,9% (bond ed equity vanno in difficoltà)

14 Luglio 2026 10:56

La vera anomalia è sui bond. Di solito, quando le azioni tremano, il denaro cerca il porto sicuro dei titoli di Stato. Stavolta no. Vendono anche i govies.
Il Treasury decennale è volato al 4,6%, mentre il trentennale strizza l’occhio al 5,1%. Ma il dato che sorprende sedia è il rendimento reale trentennale, depurato dall’inflazione: siamo quasi al 2,9%, i massimi dal 2008.

Quando i tassi reali sono cosi alti, la finanza speculativa soffoca. I progetti di investimento diventano macigni e le valutazioni stellari della Silicon Valley si sgonfiano.
Non è un problema solo americano. Il Bund tedesco ha sfondato il 3% e il nostro BTp viaggia al 3,86%. Eppure lo spread tiene a 76 punti base. Una calma apparente, amore è per sempre finché dura…
Questa chart riporta un po’ tutto. Tassi reali che si impennano, oro che scende (qui su scala inversa) e rendimento dei bond 10y in salita.


Il ritorno di Hormuz e la trappola del greggio

Ad alimentare questo incendio sui rendimenti ci pensa il petrolio, tornato a incorporare un pesante premio geopolitico. Nelle ultime ore il greggio è balzato con violenza: il Brent punta dritto verso gli 85 dollari al barile e il Wti ha agganciato gli 80 dollari.

Le navi che transitano nello Stretto di Hormuz sono ridotte al lumicino, appena il 35% del normale flusso. E mentre Donald Trump minaccia nuovi blocchi e pretende un dazio del 20% sulle merci protette, l’Iran risponde alzando i toni. Il risultato? Negli Stati Uniti la benzina costa il 50% in più rispetto a prima della crisi, alla faccia di chi blatera di inflazione transitoria e sotto controllo.

Kevin Warsh sulla graticola

Oggi arriva il dato sull’inflazione USA di giugno. Il consenso si aspetta un rallentamento al 3,9%. Ma l’indice dei prezzi alla produzione di domani rischia di mostrare tutte le rughe di una catena produttiva strozzata dal petrolio.

Sarà il battesimo del fuoco per Kevin Warsh nelle sue prime audizioni semestrali al Congresso da presidente della Federal Reserve. Warsh, il pupillo voluto da Trump per una Fed più “morbida”, si trova stretto in una morsa d’acciaio: assecondare la linea politica tollerando l’inflazione energetica o stringere i freni per evitare che i tassi reali scappino del tutto di mano?


Sullo sfondo, partono le trimestrali dell’S&P 500 con stime di crescita degli utili al +23%. Aspettative così irrealistiche che anche un minimo colpo di tosse aziendale rischia di trasformarsi in polmonite per i listini. Rimaniamo liquidi, vigili e con i piedi ben piantati per terra. La festa del denaro gratis è finita da un pezzo, anche se molti fanno finta di non sentire la musica che si spegne.

STAY TUNED!

Danilo DT

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