LAVORO e OCCUPAZIONE: ITALIA e la ripartenza complicata

8 Luglio 2021 11:43

 

In molti stanno facendo i conti sugli effetti della pandemia. La cosa grave è che questi conti sono al momento non definitivi perché purtroppo, non siamo ancora fuori dal rischio di una nuova ricaduta.

La variante Delta sta crescendo in modo considerevole, e in Italia non aiutano certo i cortei calcistici e gli abbassamenti dei livelli di guardia che vedo nella gente comune.
il percorso vaccinale resta l’arma più concreta ed importante in questo momento.

A parte questi discorsi da bar, è chiaro che siamo in una fase di ripartenza. Non ripresa ma ripartenza, visto che lo stop ha avuto un impatto economico molto più massivo ed immediato rispetto a quanto visto in passato in una banale recessione. E difatti il FMI ce lo dimostra con questo grafico. Praticamente una recessione globale per tutti i paesi. Immaginate un conflitto bellico mondiale, e quindi possiamo considerare il COVID19, a tutti gli effetti, la famosa WWIII.

Si sta quindi cercando di ripartire con le attività economiche ma il focus va ovviamente sul lavoro che ha subìto negli ultimi mesi uno stop forzato che ha costretto i governi a onerosi sostegni che non possono durare all’infinito.
A questo proposito, ho buttato un occhio al report dell’OCSE proprio sul mercato del lavoro dei paesi membri. Il report lo potete vedere cliccando QUI. 

(…) As vaccination campaigns continue and some countries begin to loosen COVID restrictions, economic growth is expected to accelerate. The unprecedented levels of assistance that countries have provided through job retention schemes and income support have saved up to 21 million jobs and helped many households make it through the pandemic. In many ways, there is light at the end of the tunnel.
But this light burns more brightly for some than others. We know that the COVID-19 pandemic has deepened already existing social and economic divides, between those with high skills and high incomes and those without, between generations, between men and women, between those with good jobs and those with precarious jobs or no jobs at all. Unemployment is high and jobs are not expected to make a rapid recovery. Reaching pre-pandemic employment rates may take several years. (…) [OECD]

In massima sintesi: tra i 37 paesi membri si sono persi 22 milioni di posti di lavoro.
La disoccupazione media resta al 6,3% con + 114 milioni di disoccupati. Certo, si sta recuperando ma il percorso non è uguale per tutti. Bene la Nuova Zelanda, l’Australia, il Giappone, la Polonia, la Germania, la Grecia e la Corea del Sud.

E per l’Italia? Il grafico sopra esposto illustra che siamo in ritardo ma c’è chi sta peggio di noi, vedi ad esempio gli USA dove però sia ben chiaro, avevamo raggiunto il livello di “piena occupazione” e quindi il paragone non fa testo.
C’è però un problema.

Chi ha più patito o subito la botta della disoccupazione sono sicuramente i giovani. IL cosiddetto tasso di persone senza lavoro, istruzione o formazione (Neet) è aumentato dall’inizio della pandemia in modo considerevole ovunque, soprattutto in Italia.

Già, l’Italia, il paese che già prima della pandemia aveva problemi con l’occupazione e che di certo oggi li ha peggiorati. La stessa OSCE dichiara che l’Italia ha subito un calo del tasso di occupazione inferiore a quello registrato a livello Ocse anche a causa di un massiccio uso della cassa integrazione che ha raggiunto un picco del 30% nel mese di aprile 2020 (media OCSE del 20%).

Il problema è ovviamente legato anche al costo del lavoro ed al carico fiscale. Ed ecco quindi l’ennesimo grafico e l’ennesimo appello a governo Draghi. Se vogliamo ripartire, ripeto per l’ennesima volta, è necessario intervenire con una defiscalizzazione del costo del lavoro. Insomma, quanto costa ad un’impresa un lavoratore? E rispetto al lordo, quanto finisce netto in busta paga?

Questo grafico è un po’ datato ma sempre ad effetto perché illustra il problema. E soprattutto ci fa capire dove bisogna assolutamente intervenire, per far ripartire l’occupazione e successivamente i consumi. Insomma, per permettere alla ruota economica di tornare a girare in un vero clima di “ripartenza”.

STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

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