SHUTDOWN e il dilemma della DISOCCUPAZIONE strutturale

10 Novembre 2025 08:26

Evviva evviva! Un primo passo verso la fine dello shutdown sembra si sia compiuto, visto che è stato raggiunto un accordo bipartisan in Senato. 60 favorevoli contro 40 contrari. Ora si passa alla Camera, dove non è chiaro se l’accordo abbia il sostegno dei Democratici, e poi ottenere l’approvazione del presidente americano Donald Trump per diventare legge e riaprire gli uffici del governo.

Un raggio di sole in un mondo che era avvolto dalla nebbia anche perché causa shutdown molti dati arrivano con contagocce o proprio non arrivano più. Ma anche se l’amministrazione USA è avara sui dati del lavoro, risulta molto evidente come l’espressione “tempo di tagli” non sia più solo una metafora per i bilanci, ma un vero e proprio mantra da recitare al mattino.


Il recente Challenger Report di ottobre 2025 non è una lettura per i deboli di cuore: 153.074 licenziamenti annunciati negli USA, un balzo in avanti del 183% rispetto a settembre e il dato più alto per il mese dal lontano 2003. Mentre i mercati, con la loro consueta e un po’ cinica indifferenza, continuano a navigare tra una trimestrale in crescita e l’altra, sotto la superficie ribolle una questione che ha il sapore del destino annunciato, e che per la finanza ha implicazioni ben più complesse di un semplice rallentamento ciclico.

L’IA non bussa, sfonda la porta del Lavoro Impiegatizio

L’ondata di licenziamenti, come confermato dalle fonti autorevoli che monitorano il fenomeno (Key4biz, Tgcom24, Challenger, Gray & Christmas), non è attribuibile solo al classico “aggiustamento post-pandemico” o a un banale calo della domanda (sebbene entrambi contribuiscano, soprattutto nei settori come logistica e tecnologia). C’è un ospite ingombrante in sala, e si chiama Intelligenza Artificiale.

Non stiamo parlando della solita tiritera sulla robotica che sostituisce gli operai in fabbrica. Questa volta, il bersaglio sono i colletti bianchi: gli impiegati, i ruoli di mid-management, le figure che svolgevano compiti ad alta intensità di dati e routine. Il punto cruciale è che, secondo il report, l’adozione di sistemi di AI è la seconda motivazione più citata dopo il generico “taglio dei costi” per gli esuberi di ottobre. In altre parole, la mano invisibile del mercato ha trovato un’alleata potentissima e inarrestabile per l’ottimizzazione del capitale umano. L’efficienza neoclassica trionfa, ma a che prezzo per la stabilità sociale ed economica?
Un lavoratore licenziato a causa di un calo della domanda può, teoricamente, essere riassorbito con una ripresa ciclica o una politica fiscale espansiva. È la disoccupazione “keynesiana”. Un lavoratore licenziato perché il suo ruolo è stato automatizzato permanentemente dall’AI (disoccupazione tecnologica o strutturale) è un problema di natura radicalmente diversa.

Ve la faccio semplice. : Se una larga fetta di colletti bianchi viene espulsa, con prospettive di rapida ricollocazione incerte, chi sosterrà i consumi?
Infine, Se l’aumento della disoccupazione è strutturale e non ciclico, la Banca Centrale dovrebbe intervenire abbassando i tassi? Pensateci un attimo. Nella normalità una disoccupazione in crescita porta a una politica monetaria più accomodante. Ma se questa disoccupazione non frena l’inflazione, perché in realtà i profitti sono in crescita, allora abbassare i tassi potrebbe essere come tentare di spegnere un incendio con la benzina. Si rischia di gonfiare una bolla finanziaria senza risolvere il dramma sociale.


La Federal Reserve si trova di fronte a un bivio: gestire una disoccupazione che i suoi modelli forse non riescono ancora a interpretare correttamente. Non è solo un problema di Phillips Curve, ma di un cambio di paradigma. Il mercato festeggia i tagli e l’efficienza, ma il silenzio delle banche centrali su come gestire questa nuova disoccupazione “tecnologica” è assordante. Non si discute abbastanza di come sostenere e riqualificare una forza lavoro che viene resa obsoleta ad una velocità mai vista prima.

Non limitiamoci a guardare il prezzo delle azioni delle Big Tech che tagliano: osserviamo il contagio sociale. È lì che si nasconde la vera mina vagante per la stabilità dei mercati futuri. Ovviamente… se si tratta di un problema strutturale e non ciclico non c’è shutdown che tenga.

STAY TUNED!

Danilo DT

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