Mille Miliardi: la nuova trappola del CLO
Il silenzio che precede il crollo di un palazzo, pensateci, non è mai assoluto. È fatto di piccoli scricchiolii, di sospiri nei corridoi, di segnali premonitori che poi, a posteriori, vengono valutati come predittivi.
Per un decennio abbiamo avuto la percezione che il software fosse l’asset perfetto. Scalabile, eterno, una macchina da guerra per produrre cassa. I fondi di Private Equity ci si sono fiondati sopra come avvoltoi pagando multipli a volte folli, anche 20 volte i ricavi. Ma oggi quel castello di vetro sta rischiando di andare in frantumi.
L’intelligenza artificiale non è arrivata per salvare il settore. Oggi quello che è il mainstream ci dice ben altro. Sembra invece che l’IA voglia raderlo al suolo. Molti di quei software pagati a peso d’oro ora valgono quanto un cercapersone nel 2024: sono obsoleti, superati da algoritmi che costano una frazione. Vedi il caso Claude. Il valore è crollato, e con esso la possibilità per i fondi di rivendere le aziende in portafoglio senza farsi malissimo.
La trappola del credito “impacchettato”
Il punto è un altro: questa non è solo una crisi di valutazioni, è una crisi di debito. I fondi di Private Debt, per accaparrarsi i deal, hanno prestato denaro a tassi ridicoli e con garanzie (i famosi covenant) così blande da essere carta straccia. Hanno “impacchettato” questi debiti in strumenti complessi chiamati CLO, esattamente come fecero con i mutui subprime vent’anni fa.
Ora il meccanismo si è inceppato. Il caso Blue Owl Capital è solo la prima crepa nel muro: hanno dovuto congelare i riscatti perché i clienti volevano indietro i soldi e non c’era liquidità. Quando un fondo chiude le uscite, significa che l’incendio è già divampato e le scale di emergenza sono bloccate.
Mille miliardi di zombie
C’è un numero che dovrebbe far tremare i polsi a chiunque abbia un fondo pensione o un investimento gestito: mille miliardi di dollari. È il valore delle aziende “bloccate” nei portafogli dei fondi da oltre un decennio. Società che non possono essere quotate e che nessuno vuole comprare.

Wall Street, che di solito arriva prima della cronaca, ha già iniziato a ballare sul Titanic: molti fondi di Private Equity quotati hanno perso tra il 20% e il 30% da inizio 2026. Non è un aggiustamento tecnico, è il mercato che ammette di aver creduto a una favola per troppo tempo. La realtà è tornata, ed è cinica, fredda e molto, molto costosa.
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