PARADOSSO Made in USA

25 Agosto 2025 13:53

L’estate sta finendo e dati…sono sempre qui ad assisterci. Ed i dati, si sa, possono essere interpretati in mille modi, ma un occhio allenato e, diciamocelo, un po’ disincantato, riesce a vedere oltre il velo di ottimismo ufficiale.
Ora non voglio fare il menagramo ipercritico ma fatico sempre un po’ ad accettare quell’ottimismo trumpiano che ci viene disegnato da certi uffici di Washington.

Intanto a primo acchito, il PIL statunitense sembra aver tirato il freno a mano. Il grafico evidenzia chiaramente un rallentamento, con il Real GDP e le Final Sales to Domestic Purchasers in calo rispetto al 2023 e 2024. Questo dato, da solo, basterebbe a far scattare un campanello d’allarme, ma si sa, il diavolo si nasconde nei dettagli.

E mentre l’economia rallenta, l’inflazione, da buona convitata di pietra, continua a fare la sua parte, anzi, rischia di accelerare. Anche qui un grafico, il Core PCE deflator: è più alto di un anno fa e si prevede che aumenti ancora nei prossimi mesi, in parte a causa degli effetti dei dazi. A corroborare questa tesi, il S&P PMI Output Price measure, un indicatore lungimirante, suggerisce un’ulteriore pressione sui prezzi.

È un paradosso quasi beffardo: il rallentamento della crescita non sta portando a un’attenuazione delle pressioni inflazionistiche. La Federal Reserve, in questa situazione, si trova tra l’incudine e il martello: deve scegliere se sostenere un’economia in affanno o combattere un’inflazione che non demorde. Una scelta da brividi.

E il mercato del lavoro? Qui i dati sono a dir poco contraddittori. Il tasso di disoccupazione è stabile, in un range di soli 20 punti base nell’ultimo anno. Il che, a sentire certi commentatori, sarebbe il segnale di un’economia in perfetta salute. Ma a scavare un po’ più a fondo, si scopre che questa stabilità nasconde dei cambiamenti piuttosto drammatici nella forza lavoro, in particolare un calo significativo della componente straniera.

E poi ci sono le revisioni dei payrolls, quelle che hanno fatto saltare sulla sedia il mercato. Una revisione al ribasso di -258.000 posti di lavoro tra maggio e giugno non è certo una bazzecola. È il dato più alto al di fuori del periodo Covid. Certo, in percentuale non sarà un record assoluto, ma è un segnale che non si può ignorare, specialmente quando metà di queste revisioni sono dovute a fattori di aggiustamento stagionale. Insomma, i numeri del lavoro sembrano un po’ come un prestigiatore che ti mostra una mano mentre con l’altra nasconde le carte.

Quindi clima perfetto per navigare a vista e, anzi, massima allerta a possibili tempeste in arrivo. Ma invece no, ecco che Powell porge il fianco ad un possibile taglio dei tassi. Solo fuffa? I banchieri centrali hanno il compito di guidare la nave, ma con questi venti contrari, sembra che stiano navigando a vista, sperando nel bel tempo e prendere posizione la vedo davvero complicata.

Il quadro che ne emerge è di un’economia americana che rallenta, un’inflazione che non si arrende e un mercato del lavoro che lancia segnali ambigui. La Federal Reserve si trova di fronte a un dilemma non da poco. La narrativa di una crescita vigorosa e di un’inflazione sotto controllo sembra vacillare di fronte a un’analisi più attenta dei dati.

STAY TUNED!

Danilo DT

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