PECHINO, abbiamo un problema. Anzi forse non solo uno…
Credo sia inutile riprendere discorsi già fatti nei giorni scorsi, quindi andiamo subito al sodo.
Partiamo dal dato in uscita nella giornata di ieri, un dato che spesso vado a vedere perché lo ritengo uno dei migliori indicatori anticipatori. Il Philly FED. Un dato che ha sorpreso in positivo.
(…) L’indice Philadelphia Fed Manufacturing Index di febbraio 2020 ha fatto registrare un andamento decisamente migliore delle stime (…) L’indice nel mese corrente si è attestato a 36,7 punti. Il dato precedente era risultato pari a 17 punti e gli analisti avevano stimato 11 punti. (…) [Source]
Philadelphia FED Manufacturing Index
Un grafico da “wow”, e non si può dire diversamente. E se leggiamo come viene costruito il dato sorprende ancora di più.
(…) The Philadelphia Federal Index (or Philly Fed Survey) is a regional federal-reserve-bank index measuring changes in business growth. It is also known as the “Business Outlook Survey.” (…)
Business Outlook Survey, e capite quindi perché merita di essere presoin considerazione. Sebbene il sondaggio interroghi solo i produttori in una piccola zona degli Stati Uniti, può essere un utile indicatore dell’attività economica e commerciale in tutta la nazione. Poiché l’industria manifatturiera è fondamentale per l’attività economica complessiva, questo indice diventa un indicatore della salute dell’economia non solo USA ma globale.
(…) The survey is a measure of regional manufacturing growth. When the index is above zero, it indicates factory-sector growth, and when below zero, it indicates contraction. (…) The index is constructed from a survey of participants who voluntarily answer questions regarding the direction of change in their overall business activities. (…) [Source]
Che dite? Le interviste saranno state veritiere? Avranno interrogato solo degli inguaribili ottimisti? Non facciamo troppo i criticoni, e prendiamo per buono l’indice. Se quindi guardiamo questo indice, il messaggio è chiaro. Si è toccato un minimo ciclico e l’economia USA sembra essere ripartita. Era quello che il “sistema” si aspettava e che questo indicatore certifica.
Tutto bene quindi? Insomma, proprio tutto bene no.
CESI: USA vs Eurozona
Già questo grafico illustra perfettamente che, per esempio, in Eurozona le cose non vanno poi così bene. Ma attenzione, il problema forse è altrove.
CINA… sempre lei nel mirino
Si, parlo di Cina. Lasciamo perdere la cura per il coronavirus e concentriamoci sugli effetti sull’economia. Ripeto quanto già scritto in passato. Non sono convinto che il mercato abbia ponderato correttamente il fatto che l’economia cinese si è letteralmente inchiodata. Guardate questi grafici e poi valutate voi. Forse è il caso di dire che il problema c’è, persiste e ancora non può essere definitivamente ponderato. E questo non è certo positivo. L’unica grande certezza che NESSUNO uscirà mai dicendo “Beijing, we have a problem” perché TROPPO ALTO è il rischio di creare panico, con effetti devastanti su consumi, economia e mercati. Si continua a dire che le economie avranno un rimbalzo “V-shaped”, quindi dopo la forte frenata, l’altrettanto forte ripartenza che recupererà il terreno perso. Me lo auguro fortemente, altrimenti sarà un VERO problema. E ammetto che qualche timore ce l’ho…
Eccovi una carrellata di grafici. A voi le elucubrazioni mentali ed i logici ragionamenti.
STAY TUNED!
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