SHADOW BANKING: tutto bene, finché non si sveglia il mostro!

11 Maggio 2017 14:37

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Pian pianino ma alla fine i nodi vengono al pettine. O forse sarebbe meglio dire che i nodi saltano all’occhio, cose che noi abbiamo già denunciato tempo fa ma che il mercato ha sempre sottovalutato. E non solo il mercato ma anche gli organismi di controllo. Forse perchè alla fine faceva comodo così?
Parliamo di “shadow banking“. Il famoso sistema bancario “ombra” al di fuori del controllo del sistema tradizionale e composto da società finanziarie non bancarie come i private equity, gli hedge fund, i le finanziarie o fondi di investimento.

E’ il FSB, ovvero il Financial Stability Board  che ne parla nel suo rapporto 2016 dedicato al settore. Ma attenzione, e qui viene il bello. Lo “shadow banking” è un gigante impressionante e, parer mio, mostruoso, ma non rappresenta un problema che quindi necessita di particolati cure od iniziative. La prudenza è d’obbligo, ma non ci sono particolari criticità, secondo il FSB.

Ma certo! E qual’è il problema? Tutto fila liscio e quanto il sistema continua a dirigere le cose, va tutto bene. Ma poi quando si perde il controllo della situazione, che cosa succede?
Un caso recente deve servirci da lezione. Se vi parlo di “crisi subprime” vi viene in mente qualcosa?

ll sistema bancario ombra (il complesso di mercati, istituzioni e intermediari che erogano servizi bancari senza essere soggetti alla relativa regolamentazione – secondo una definizione data dalla Consob), alla fine del 2015 registrava attivita’ per 34mila miliardi di dollari secondo l’ultima valutazione del Financial Stability Board, l’organismo internazionale nato dopo la crisi finanziaria globale che e’ giunto al sesto rapporto annuale di monitoraggio del fenomeno. L’ammontare di 34 mila miliardi di dollari (…) rappresenta il 13% del totale degli asset finanziari dei 28 paesi in cui e’ misurato il fenomeno (Belgio e Isole Cayman le new entry del monitoraggio). La stima non ricomprende ancora i dati delle entita’ finanziarie non bancarie della Cina (…) (Radiocor

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Ho letto bene? Il calcolo non tiene conto dello shadow banking cinese? Ma allora di cosa stiamo parlando? Il cuore del problema è proprio in Cina ed in questi conteggi la Cina non è considerata e nemmeno stimata?
A volte mi chiedo cosa diavolo servono tutte queste organizzazioni visto che poi fanno i lavori zoppi. Va bene che si vuole mantenere la volatilità bassa, ma continuare a nascondere la realtà dei fatti lo trovo allucinante!
Ah scusate…volete delle cifre? Eccovi serviti.

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SHADOW BANKING CINA: (…) Con 27.000 miliardi di yuan, pari a 4.400 miliardi di dollari, mette a rischio non solo la stabilità cinese, ma anche quella dell’intera finanza mondiale. Il sistema di credito parallelo, creato per far fronte al vertiginoso sviluppo del dragone, ha assunto proporzioni tali da suscitare preoccupazione nell’Accademia Cinese di Scienze Sociali, la maggiore agenzia governativa, mentre per Fitch a lei sarebbe da imputare gran parte del debito cinese che si è gonfiato – considerando anche le passività delle famiglie – fino al 251% del Pil. La conseguenza più immediata e visibile del modello bancario ombra sono stati i casi di bancarotta di aziende insolventi che si sono verificate negli ultimi anni; come quello del gruppo Chaori Solar, fallita per non aver potuto pagare 89,8 milioni di yuan di bond in scadenza o di default evitati in extremis da interventi di Stato come per China Credit Trust. (…)

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Se parliamo di shadow banking e di Cina non posso che riprendere il parere di un grande esperto non chè amico e “compagno di merende” nel progetto “Piano InclinatoAlberto Forchielli, uno dei principale esperti a livello globale sul problema. E non sto esagerando.

(…) “Lo shadow banking – dice Forchielli – è figlio della cosiddetta financial repression. Famiglie depredate dei propri risparmi da banche che pagano interessi bassissimi e difficilissimo accesso al credito per le imprese. Il mondo banca ombra nasce per venire incontro a queste due difficoltà. Si sono create gestioni patrimoniali in cui i risparmiatori investono in fondi che a loro volta prestano alle imprese. Il mercato si disintermedia e viene gestito da operatori terzi, a volte esterni a volte interni alle banche stesse. Le banche tradizionali sono riuscite a non perdere clienti creando prodotti ad hoc non rappresentati in bilancio ma su cui lucrano forti commissioni. Si vive in questa ambiguità. Bank of China, Bank of Communication ecc hanno cavalcato il fenomeno attraverso strutture interne, facendo sottintendere di fornire inseme al prodotto la garanzia della banca quando in realtà la banca non garantisce niente. Il fenomeno si è ingrandito a dismisura fino a rappresentare il 30% del mercato bancario in un effetto domino. Non esisteva nessuna supervisione, i soldi andavano a soggetti più o meno raccomandabili con forti rischi di insolvibilità. A un certo punto ci si è chiesti cosa sarebbe successo se il fenomeno fosse esploso. Le autorità negli ultimi due anni hanno fatto controlli severi, hanno emanato direttive in materia. Ci sono stati alcuni fallimenti in cui il governo locale è intervenuto per ripagare i debiti”. (…) [Rep

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La Cina quindi rappresenta un pericolo, oggi?

(…) Il mercato dei capitali cinese è isolato, non c’è da temere. Non avremo una crisi dei mercati capitali cinesi perché il governo interviene prima e subito. Se mai ci dovesse essere impatto sui mercati finaziari globali sarebbe limitato perché mercato cinese è chiuso. La posizione sull’estero è molto forte per cui l’effetto Wall Street 2009 non ci sarebbe. Ci potrebbe essere invece un impatto se le banche dovessero essere in difficoltà tali che il governo non fosse in grado di intervenire. Si avrebbe allora uno schiacciamento della crescita dell’economia cinese e quindi mondiale. In realtà quello che la Cina sta facendo è un rallentamento controllato della crescita. Per ovviare a tante distorsioni sta avviando riforme che rallentino la crescita. (…)

Quindi, lo shadow banking cinese è volumetricamente impressionante ma per l’esperto Forchielli resta un problema circoscritto alla regione cinese, visto che la Cina stessa ha le spalle larghe per gestire comunque un problema enorme.
Questo può anche essere vero ma state pur certi che un eventuale crisi sistemica cinese non lascerebbe indifferente il mondo della finanza occidentale anche solo a livello di “sentiment”. Perchè, non dimenticatelo mai, questo sitema si basa sulla “carta” generata dalle banche centrali che hanno portato a questa “bolla della liquidità”. Ma ciò che tiene in piedi tutto è un elemento che è impalpabile, non si può comprare o negoziare ma si può solamente percepire, ovvero la FIDUCIA.

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Danilo DT

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