SIAMO VERAMENTE UN OROLOGIO ROTTO?
(…) È da diversi anni, invece, che io ed altri analisti sosteniamo che il problema principale siano i tassi di interesse nulli o negativi; non solo falliscono nel loro intento di fornire un “comodo cuscinetto” nel caso in cui la recessione dovesse bussare alla porta, ma distruggono i business model del capitalismo, quelli basati su un differenziale di rendimento o su un tasso di interesse che permetta un guadagno legittimo sul risparmio, piuttosto che incentivare la spesa. Tassi di interesse nulli o negativi, inoltre, contribuiscono a mantenere in vita le cosiddette imprese “zombie” e a inibire il processo di “distruzione creatrice” descritto da Schumpeter e considerato da molti come l’essenza stessa del capitalismo. Il capitalismo, e ciò è alquanto logico, non può funzionare correttamente con rendimenti pari a zero o negativi. 11 000 miliardi di dollari di obbligazioni con rendimenti negativi non sono asset, ma passività. Lo tenga a mente, cara Yellen, nel definire i suoi obiettivi in termini di prezzi degli asset. Lei e i suoi omologhi siete riusciti a spostare 11 000 mila miliardi di dollari dalla colonna sinistra a quella destra del bilancio mondiale. E nel farlo, avete rimandato nel tempo le difficoltà favorendo guadagni a breve termine, nella speranza che i vostri antichi modelli facciano riprendere all’economia il suo corso normale nei prossimi anni. Cosa che molto probabilmente non accadrà. Il Giappone è stato il banco di prova negli ultimi 15 anni e, dal fallimento di Lehman Brothers e dalla recessione del 2009, anche altre economie sviluppate stanno affrontando difficoltà simili.
Gli investitori devono sapere che si stanno muovendo su un terreno minato. Il problema con gli uccelli del malaugurio come Gross e Jim Grant e Stanley Druckenmiller, tra tantissimi altri, è che possiamo essere paragonati a un orologio rotto che dà l’ora esatta due volte al giorno, ma che si sbaglia negli altri 1.438 minuti. Ma, credetemi, l’orologio funziona a causa di un elevato debito mondiale e di politiche monetarie e di bilancio obsolete che nuocciono alle economie reali, invece di risanarle. (Bill Gross)
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