Telecom e Bilderberg Group: nesso casuale?
Nel 2012 Enrico Letta, allora deputato semplice in quota PD, viene invitato a partecipare al meeting annuale del Club Bilderberg di cui vi risparmio le storie para-massoniche che lo caratterizzano visto che in internet si trova di tutto e quindi do per scontato che si sappia almeno che si tratta di una organizzazione che ama circondarsi di gente che occupa cariche di potere (es. politici e manager) o che abbia capacità di influenzare l’opinione pubblica (es. giornalisti). Ovviamente questa gente, che non rifiuterebbe per nulla al mondo un invito così prestigioso, contraccambia svolgendo la proprio attività ANCHE secondo i desiderata dell’Organizzatore.
Gli invitati, quando tornano in patria e si rimettono dietro le loro scrivanie, rilevano immediatamente un’accresciuta stima/considerazione/timore da parte di conoscenti, amici, parenti, colleghi, dipendenti ed eventuali datori di lavoro.
Con grandissima invidia dico che dev’essere una gran bella soddisfazione sentirsi parte, anche come semplice costoletta, di un Gruppo così potente e venerabile.
Nel 2013 c’era anche Bernabè insieme a Monti, Gruber e gli AD di Mediobanca, Intesa e Techint. Non sapremo mai se la Cupola – espressione metaforica che indica una rete di enti e persone che organizzano eventi globali per controllare e decidere della vita di altri enti e persone sparse in tutto il mondo – ha influenzato via Bilderberg Group anche Bernabè e Letta sull’attuale ennesimo furto a danno delle migliaia di azionisti piccoli, medi e anche grandi (es. i fondi) di Telecom Italia.
Il sospetto che il Bilderberg abbia in primis indicato Enrica Letta come premier italico “gradito” (ovviamente si mormora che a breve anche lui diventerà un Fratello massone, adesso è ancora nella fase iniziatica) è forte. E a sentire ieri Letta che diceva: “Telecom è un’azienda privata e noi vigileremo sull’occupazione” il sospetto si rafforza perchè di fatto Letta ha dichiarato che non si opporrà a questo progetto della Cupola di toglierci la sovranità nazionale sulle reti di comunicazione.
Semplicemente scandaloso. Ora tutte le volte che vedrò Letta in televisione me lo immaginerò sempre con le brache calate e a 90 gradi, e senza bisogno dei google glass.
Telecom è controllata da Telco, società non quotata la cui maggioranza è detenuta da Intesa, Mediobanca e Generali legati da una patto di sindacato; sono questi i “proprietari” che hanno ceduto le loro quote per 841 milioni a Telefonica ad un prezzo nettamente superiore a quello di mercato. Telefonica acquisirà quindi il controllo di Telecom Italia attraverso il controllo di Telco, ma rimanendo sotto la soglia del 30% in Telecom si evita l’OPA. Il piano è perfetto.
Ecco quanto ha dichiarato Vegas presidente Consob: “In un’operazione come quella su Telecom, in cui oggetto dell’acquisto è’ una partecipazione in una società non quotata (Telco) che detiene una partecipazione di rilievo in una società quotata (Telecom) che costituisce parte prevalente del suo patrimonio, perché ci sia obbligo di opa devono perciò verificarsi due condizioni: che l’operazione comporti l’acquisizione del controllo di Telco da parte di Telefonica; e che Telco detenga piu’ del 30% di Telecom. La prima condizione non sembra al momento soddisfatta perché gli accordi tra gli azionisti Telco limitano il potere di Telefonica in quanto le azioni che Telefonica ha acquisito a seguito dell’aumento di capitale riservato (e che portano la sua partecipazione in Telco sopra il 50%) sono private del diritto di voto fino al 1 gennaio 2014 e comunque subordinatamente all’ottenimento di tutte le autorizzazioni regolamentari e antitrust (incluse quelle in Brasile e Argentina). La seconda condizione, cioè la detenzione di più del 30% di Telecom da parte di Telco, non è soddisfatta perché Telco detiene solo il 22,477% di Telecom e Telefonica non detiene direttamente azioni Telecom. Quindi la sua partecipazione complessiva in Telecom, anche al momento in cui dovesse acquisire il controllo di Telco, sarebbe inferiore al 30%, a meno che non vengano effettuati ulteriori acquisti”.
Ricordo anche che la privatizzazione di Telecom è uno di quegli eventi funesti, al pari di Alitalia e altri, a cui non è seguito alcun decreto attuativo della legge sull’esercizio della golden share di Stato. Quindi i soci di maggioranza di Telecom, grazie al servilismo e malaffare della politica nostrana, oggi hanno le mani libere per cedere un’attività strategica ad un gruppo super-indebitato spagnolo colabrodo (che riceverà il necessario finanziamento per l’operazione da banche spagnole che hanno sicuramente le necessarie garanzie per il rientro del loro prestito, ma da parte di chi?) utilizzato per gli interessi di qualche potentato internazionale (ci sono ad esempio grossi interessi sulla gestione delle comunicazioni in Brasile).
In rete c’è parecchio sull’argomento, questo articolo copre bene un aspetto del furto politicizzato di Telecom.
Registriamo quindi un altro tristissimo capitolo di un‘Italia senza futuro, sempre più povera ma ugualmente ricca di ladroni organizzati e di imprenditori pregiudicati.
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