The big experiment

Pubblicato 17 Giugno 2013 Aggiornato 18 Giugno 2013 21:54

Un grande esperimento. Ecco quello che stanno facendo le banche centrali di tutto il mondo. Un esperimento che in alcuni casi rischia la follia. Non mi riferisco alla metodologica azione della FED che, seppur in modo ampiamente discutibile, cerca di stimolare il mercato e l’economia con una doccia di dollari, ma sopratutto all’operazione kamikaze della BoJ che si sta spingendo su territori ineplorati, in modo dissennato. L’obiettivo è inflazione al 2%, uscire dalla deflazione e tornare a crescere, a qualunque costo.

Ma la cosa gravissima è che poi le conseguenze le pagheremo tutti. Non facciamo l’errore di dimenticare gli effetti la globalizzazione dei mercati. E quanto è successo (come detto) sul mercato obbligazionario ne è la prova. Il mercato si gonfia, il denaro facile continua a dominare, ed i rischi progressivamente non possono che lievitare ulteriormente.

Tassi di riferimeno delle principali banche centrali sono da tempo in area “zero”, i bilanci delle stesse hanno raggiunti livelli mai visti. E la volatilità non ha fatto che diminuire, contribuendo alla diminuzione della percezione di rischio finanziario che ha caratterizzato i mercati negli ultimi mesi. E cosi, in un mercato che diventava tutto illogico e dove la finanza domina sull’economia e non viceversa, è tornata la speculazione, la leva finanziaria, la ricerca spasmodica del rendimento.

I soldi creati ex novo decollano verso i mercati emergenti, dall’ Europa, i flussi di credito verso i Paesi periferici hanno portato a un boom immobiliare mai visto, mentre in Cina gli investimenti di capitale fisso sono arrivati a sfiorare addirittura il 40% del Pil. Il tutto per far lievitare la domanda aggregata, i consumi, il Pil, l’economia drogata.

E l’inflazione? Poteva diventare un problema? In realtà no, in quanto il denaro non circola, viene investito nella finanza e quello in eccesso va, appunto, a finire nelle economie emergenti che gonfiano una crescita già di per se ipervirtuosa. Appare sempre più chiaro, però, che la politica del denaro ultrafacile ostacola il processo di deleveraging, minacciando l'”indipendenza” delle banche centrali, facendo salire i prezzi delle attività (in particolare delle obbligazioni) fino a livelli insostenibili, e incoraggiando i governi a resistere all’attuazione dei cambiamenti politici necessari. Insomma, si compra tempo, si amplificano le voragini e non si risolve nulla. E se le imprese, sopratutto negli USA, migliorano la loro situazione, grazie ad un necessario deleveraging gli Stati peggiorano drasticamente le loro finanze. E quindi il deleveraging è solo fittizio, in quanto si tratta di un trasferimento del debito dal privato al pubblico e quindi…alla popolazione.

Ed evitate di prospettare il futuro basandovi su teorie economiche datate. Quanto sta accadendo non ha pari nella storia. Un esperimento di politica monetaria unico, che ci porterà chissà dove. E qui in Europa? La realtà è sotto i nostri occhi, e noi italiani dobbiamo ringraziare il nostro tasso di risparmio che ci sta permettendo di vivere ancora in modo dignitoso. Ma il nostro tesoretto pian piano si sta esaurendo.

STAY TUNED!

DT

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