The day after: la Grecia salva l’Euro ma non salva se stessa

13 Febbraio 2012 11:11

The day after.
Atene è ancora in assetto di guerra, ed i mercati aprono positivi.
Con l’approvazione del maxi piano di austerity si è mesa una bella toppa al buco greco che vede in marzo 2012 come un’area decisamente a rischio.
Eccovi qui sotto la distribuzione delle prossime scadenze governative di Atene.

Ovvio, il piano di austerity non è l’Addio al rischio default Grecia, ma solo un arrivederci. Tanto per cominciare il governo, come detto ieri, si è impegnato a generosi surplus di bilancio. Voglio proprio vedere come faranno ad ottenere tali numeri. Ma questo al momento non deve interessare al mercato. Abbiamo messo una toppa e il progetto “Fiducia alle stelle” può proseguire, visto che solo su queste basi può appoggiare il rally dei mercati e il miglioramento dello scenario sugli spread. Oltre che sulla politica monetaria espansiva che droga ma strutturalmente non migliora le basi economiche (LTRO & QE).
Intanto però permettetemi un minimo di curiosità per questo grafico.
E’ un semplice paragone tra l’indice Eurostoxx50 e il rendimento del Bund.

Grafico Eurostoxx50 vs Bund

Come potete vedere, in passato la correlazione tra i dure era veramente notevole.
Ultimamente questa correlazione è saltata. Motivo?
Questa ripresa non è ripresa vera.
I motivi ve li ho già spiegati fino alla nausea. L’economia è ormai diventato un dilemma alla “Tonino Carotone”: “Felicità a momenti, futuro incerto”.
Ed in merito alla Grecia, mi vengono alla mente le ultime frasi pronunciate dal Wolfgang Schaube:

“ Greece will be saved in one way or another, and this country must do its homework.”

Allora diciamocela tutta. La Grecia non ha salvato se stessa, ma ha salvato l’Euro e le banche europee da un sistemico rischio contagio (effetto domino) che avrebbe reso incontrollabile il sistema e che in un amen sarebbe riuscito a polverizzare quel clima di fiducia e positività che si è venuto a generare negli ultimi mesi. Con il piano di austerity di ieri si è firmata una condanna che sintetizzerei con la frase “commissariamento perpetuo” e “impoverimento strutturale”. Succhieranno tutto il sangue possibile ed immaginabile, cederanno asset, e renderanno la Grecia una provincia della Germania e degli stati più ricchi. C’erano alternative? Si, il default. Ma cosa avrebbe comportato? Innanzitutto una catastrofe nell’Eurozona. E poi per la Grecia l’inizio di una nuova storia. Partendo però DAL NULLA (non dimentichiamolo).

La domanda sorge spontanea: alla fine era meglio farla fallire? Sbaglierò, ma…alla fine…chi è che ha falsificato i conti in bilancio? Quindi forse se lo sarebbe meritato. Invece per altri versi, la Grecia ahimè era da salvare. Però come sempre ci si è mossi troppo tardi. Bisognava intervenire prima in modo strutturare e concreto. Un monito IMPORTANTE per gestire la prossima crisi: quella del Portogallo.

Personalmente non mi faccio prendere da nessun entusiasmo, mantengo il realismo a cui mi affido e aspetto gli eventi. Tanto alla fine, lo abbiamo capito, il mercato è tutto fuorchè coerente.

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DT

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