TOBIN TAX: cosa è, cosa serve, chi colpisce e soprattutto…sarà efficace?

Pubblicato 10 Ottobre 2012 Aggiornato 7 Agosto 2014 17:42

In questi giorni si parla tanto di Tobin Tax ma in molti non hanno le idee chiarissime su cosa sia realmente e come funziona.
Ecco qui di seguito un paio di domande “classiche” fatte da lettori e operatori del settore.

COSA E’ LA TOBIN TAX?

La Tobin Tax è la tassa sulle transazioni finanziarie ideata nel 1972 dall’economista James Tobin, premio Nobel, in passato professore del premier Mario Monti. L’economista aveva immaginato l’applicazione di un’aliquota tra lo 0,1% e l’1% sulle transazioni in valuta straniera con il triplice l’obiettivo di frenare la speculazione, stabilizzare i mercati e raccogliere nuove risorse utili per obiettivi globali.  Si tratta di un’imposta che colpisce ogni singola operazione di acquisto e vendita di strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, derivati) trattenendo una piccola percentuale del valore scambiato. A fine settembre la Commissione europea ha presentato una proposta di introduzione della Tobin tax nell’Eurozona a partire dal 2014 indicando che porterebbe alle casse europee circa 55 miliardi di euro l’anno. Secondo l’impostazione originaria, applicando a livello globale un’aliquota dello 0,1% la tassa garantirebbe introiti medi annui di 166 miliardi di dollari.

QUALE SAREBBE LA POSSIBILE ALIQUOTA?

La proposta originaria della Commissione Europea era stata presentata nel settembre 2011 e riguardava l’86% circa delle transazioni fra istituzioni finanziarie (compresi derivati, fondi d’investimenti ed hedge fund), prevedendo due aliquote minime diverse: lo 0,1% per gli scambi di azioni e obbligazioni e lo 0,01% per quelli sui derivati. Gli Stati resterebbero liberi di applicare aliquote superiori.
Per minimizzare i rischi di delocalizzazione, la tassa, sempre secondo la proposta originaria, doveva applicarsi a qualunque transazione riguardante almeno un’istituzione finanziaria di un Paese membro, anche se effettuata fuori dall’Ue. Nella nuova versione, questa condizione riguarderà i Paesi partecipanti alla cooperazione rafforzata invece che tutta l’Ue.

QUAL’E’ LO SCOPO DI QUESTA TASSA

La nuova versione della Tobin Tax servirebbe principalmente a ridurre il volume delle operazioni sul mercato in modo da scoraggiare quelle automaticamente impostate dai sistemi di trading che, meccanicamente, impartiscono ordini di acquisto e di vendita sul mercato, quando determinati titoli raggiungono delle prestabilite soglie di prezzo. I sistemi di trading automatico da un lato vengono da più parti indicati come tra i responsabili delle reazioni durissime dei mercati nei momenti più duri della crisi. Dall’altro colpire la speculazione significa renderla compartecipe agli sforzi finanziari che gli Stati devono affrontare per uscire dalla crisi nata dagli eccessi della finanza.

QUALI SONO LE POSSIBILI CONTROINDICAZIONI?

La difficoltà della sua introduzione è dovuta proprio alla polemica che in questi mesi si è sviluppata attorno all’ipotesi-tassa. In particolare diversi economisti e uomini di mercato sostengono che, con meno operazioni (disincentivate dalla stretta fiscale), il mercato diverrebbe meno liquido e, di conseguenza, i prezzi risulterebbero meno indicativi. Dunque la volatilità dei mercati – ovvero il loro saliscendi – potrebbe addirittura peggiorare.

ESISTE IL RISCHIO DI CREARE DISUGLIANZE SUL MERCATO?

Senza un accordo a livello di G20 (ma anche oltre: Paesi come Svizzera o Singapore, rilevanti dal punto di vista finanziario, non fanno parte del G20) si favorirebbero quelle piazze più vantaggiose dal punto di vista fiscale. Applicarla da soli «è un suicidio», come ha detto il nostro Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Inoltre l’efficacia della tassa cambia a seconda dei criteri verranno scelti per decidere a quale Stato vadano versate le imposte, in caso di transazioni internazionali. E poi non dimentichiamo che, ad oggi, la piazza più importante in Europa, ovvero Londra, è fortemente ostile alla Tobin Tax. Senza una coesione del sistema finanziario, a cosa può servire la Tobin Tax? Forse solo a spostare l’operatività su altre piazze.

CHE DIFFERENZA C’E’ CON LA TASSAZIONE DEL CAPITAL GAIN?

Questa colpisce solo i guadagni, con un’aliquota del 12,5% in caso di partecipazioni inferiori al 2% e del 27% per partecipazioni azionarie superiori; la tassa sulle transazioni invece viene calcolata sul valore del titolo, a prescindere dal fatto che l’operazione abbia generato un guadagno o una perdita.

LA TOBIN TAX PUO’ VINCERE LA SPECULAZIONE?

Non del tutto. Aumenterebbe gli oneri connessi all’operatività diffusa, ma non leverebbe la possibilità di sfruttare le inefficienze del mercato. Sotto la lente ci sono i comportamenti degli hedge fund, i cosiddetti fondi speculativi, prodotti complicati e poco trasparenti come i derivati e comportamenti a rischio come le vendite allo scoperto, che consentono di guadagnare quando il mercato scende.

SAREBBE EFFICACE?

La tassa è molto criticata da chi paventa che finisca con l’incentivare la delocalizzazione delle attività finanziarie, aggravando la “fuga” degli investitori internazionali dall’Eurozona, ma è anche molto popolare politicamente per il suo innegabile contenuto etico e simbolico. La “Tobin Tax” resta comunque una tassa di difficile applicazione, se non a livello globale. Nel caso fosse applicata da un singolo Paese o da pochi Paesi con aliquote differenti, ci sarebbe il serio rischio di alimentare la speculazione, anziché scoraggiarla.

“Una Tobin Tax non è funzionale alla raccolta di nuove risorse per l’Erario e rimangono esenti da qualsiasi tassazione coloro che lucrano ovvero gli speculatori, i day-trader (visto che tassa solo chi va overnight, ndr)”.

Questa l’opinione del segretario generale dell’Associazione degli intermediari italiani mobiliari (Assosim), Gianluigi Gugliotta, in relazione all’ipotesi che la tassa sulle transazioni finanziarie serva a reperire risorse per la legge di stabilità. Gugliotta sottolinea poi che la Tobin Tax sarebbe «distorsiva, inefficace e che non se ne capiscono gli obiettivi». Per questo il segretario generale dell’Assosim ritiene opportuna «l’apertura di un tavolo di lavoro» volto «a individuare gli obiettivi» per realizzare «uno strumento che sia efficace e idoneo».

(* Source)
(** Source)

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DT

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