Truffa Parmalat: Tanzi condannato però…
La sentenza sulla Truffa Parmalat di ieri è credo conosciuta da tutti i lettori di IntermarketAndMore. Una sentenza anche dura ma assolutamente giusta, a condanna del crack più grave, della truffa più grande mia vista in Italia. Condannato Callisto Tanzi e tutta la ciurma. Ammonta invece a 2 miliardi di euro la provvisionale riconosciuta alla Parmalat come risarcimento. Giustizia è fatta. Anzi…proprio no.
Certo, è stato colpito Tanzi e tutti coloro che hanno operato, sapendo che stavano montando una truffa colossale (e chi si diemntica la famosa finanziaria Buconero, un nome che era tutto un programma…). La cosa però inquietante è che nella sentenza non c’è nessun atto di accusa per le altre grandi attrici e non meno responsabili della truffa: le banche.
A questo proposito vi cito testualmente le parole di Oscar Giannino, prese da un articolo che mi ha gentilmente segnalato un lettore:
Le banche la stanno facendo franca. Hanno transato per miliardi con la nuova Parmalat condotta inn forma di public company da quello specchiato galantuomo che è Enrico Bondi, e solo dalla sua cocciuta onestà vengono i fondi volti a ristorare almeno in parte le perdite dei risparmiatori. Ma penalmente le banche la stanno facendo franca. A Milano resta aperto un filone di responsabilità per aggiotaggio per soli pochi funzionari di banche estere, come BofA , Citigroup, UBS, Deutsche Bank, Morgan Stanley. Per il resto le banche, che hanno continuato per anni a piazzare sul mercato titoli Parmalat secondo Bondi nella piena consapevolezza dello stato di crescente e poi totale insolvenza, mentre gli istituti si dichiarano invece agnellini inconsapevioli e dunque prime vittime delle frodi di Tanzi e compagnia , quelle stesse banche ci hanno gua da gna to.
Vero, verissimo. Le banche sapevano, le banche hanno diretto ed orchestrato tutto. Ma come mai nessuno del sistema “Cupola” bancario è finito in gattabuia? Hanno chiesto l’indulgenza plenaria?
Gli arranger bancari dei bonds Parmalat hanno infatti mediamente portato a casa il 93% della loro esposizione verso il gruppo, facendo marameo ai risparmiatori fregati. Per alcuni di essi l’incasso ha abbondantemente superato il 100% del credito. Questo è il risultato che si ottiene se si mettono a confronto i crediti delle banche così come apparivano nel giorno del default e gli importi da esse recuperati nel corso degli anni, e gli importi comprensivi dei proventi percepiti prima del crack, dei “collaterali” incassati al default e del valore delle azioni Parmalat ottenute con la conversione dei crediti. Il risultato di questi calcoli è pazzesco.
Ci ha guadagnato non poco Deutsche Bank: l’istituto tedesco, che il 27 dicembre 2003, all’insolvenza della Parmalat, vantava crediti per più di 154 milioni di euro, è uscito dal gruppo con quasi 217 milioni. Il 40% in più del credito originario. Deutsche Bank aveva curato parecchi prestiti obbligazionari di Collecchio, tra cui l’emissione “fantasma” del 13 settembre 2003, cosiddetta perché annunciata e annullata nello stesso giorno. E aveva lasciato correre le indiscrezioni di Borsa che le attribuivano, a pochi mesi dal crack, il 5% della Parmalat, con l’effetto di rassicurare gli investitori mentre l’azienda camminava sull’orlo del baratro.
Ci hanno guadagnato non poco UniCredit e Capitalia, poi fuse: le due banche hanno recuperato dalla Parmalat il 124% e il 123% dei rispettivi crediti, vale a dire 212 milioni e 533 milioni (Capitalia ci andava giù pesante, a favore di Tanzi). Il Monte dei Paschi e l’Ubs sono invece usciti alla pari: il primo ha recuperato il 102% del credito (113 milioni contro i 110 del default) e il secondo il 99% (451 contro 455). (…) Ma le banche ci hanno fatto fiumi di denaro. Tra proventi e commissioni percepiti negli anni pre default, UniCredit ha incassato 107 milioni di euro, Capitalia 267, Sanpaolo-Imi 104, Citibank 182.
In più, le banche avevano oculatamente coperto dal rischio i propri crediti. Ubs, Citibank, Deutsche Bank, Bank Of America, Crédit Suisse avevano stipulato dei credit default swap, comprando e rivendeendo protezione contro il rischio d’insolvenza di parmalat da cui doviziosamente attingevano, dandole alcol come a un etilista. I cds bancari su Parmalat ammontavano a 7 miliardi di euro al momento del default. Ed è una stima di Bondi, perché naturalmente nessuna banca ha fornito i dati precisi. (Source)
Sottoscrivo pienamente quanto detto dal buon Giannino. E devo essere sincero con voi. Il fatto che non abbiano condannato le banche non mi sorprende per nulla. La loro responsabilità era assolutamente palese. Che vergogna. Una storia che ricorda molto bene certi scandali venuti fuori nemmeno troppo tempo fa proprio negli USA.
C’è poco da fare. Tutto il mondo è paese. E quando la situazione si complica drammaticamente, l’ultimo a rimetterci è il sistema bancario. Con questo non voglio assolutamente dire che le banche hanno torto a priori, ci mancherebbe. Ma che in determinate situazione il sistema bancario viaggia su una corsia preferenziale, quello si.
Direttamente tratto dalla Gazzetta della Cupola…
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DT
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